Portogallo - Speciale Erasmus

Uscire per cena, tornare per colazione

marzo 21, 2008

Le serate migliori sono quelle che non ti aspetti, che prendono una piega diversa da quella che avevi programmato. Con un po’ di ritardo, dovuto alle peregrinazioni per Lisboa di Samba e Mercoledì, vi racconto la serata spettacolare di martedì. Tutto ebbe inizio da un sms di Marta, abbiamo deciso di prendere una birra al miradouro di Santa Caterina e di estendere l’invito a tutto il gruppo. Da lì abbiamo pensato di cenare tudos juntos da Tina Terzia come lo chiamiamo noi, in realtà è Ti Natercia (Zia Naterzia, nome che non so come tradurre), è il ristorantino di una signora che si è innamorata del mio coinquilino e lo chiama Francisco, gli offre il cicchetto e lo bacia ogni volta che lui va a trovarla. Lì si mangia il bacalhao più buono del mondo a prezzi stracciati e si incontrano personaggi tipici di Alfama, il quartiere più antico di Lisbona. Già durante la cena si capiva che la serata stava partendo bene, al tavolo accanto al nostro c’erano l’affezionato Eugenio, signore dall’età non ben definita (una volta dice di avere 38 anni, la volta dopo 42 e quella dopo ancora 48…) gran tifoso e gran bevitore, Fernando l’uomo dei vizi e fedele aiutante di Tì Natercia e una coppia di sposi spagnoli già alticci che urlavano e ridevano come matti. Il barone e Francesco si sono subito uniti alla loro conversazione, basata ovviamente sulla squadra del cuore di Eugenio, il Benfica. Dopo cena ci siamo spostati al Bar Tejo (tanto per cambiare!) e lì Samba ha potuto testare la veridicità delle cose che ho scritto su quel posto. Alle due Manè do Cafè, il proprietario, ha deciso che si era rotto di suonare e ha chiuso il locale, sbattendoci fuori senza troppa formalità. Fuori pioveva come Dio la mandava, ma questo non ha impedito ai più temerari (e diciamo pure ai più sprovveduti) di continuare la serata in uno dei bar più sperduti di Lisbona. Fradici abbiamo preso un taxi fino a Campo di Orique, dove abbiamo trovato un tavolo riservato per noi da Eugenio (che a quanto pare esce con Erasmus che potrebbero essere suoi figli) nel bar di Joao, un brasiliano che beve wiskey come fosse acqua. Qui è successo di tutto nelle due ore in cui siamo rimasti: il barone si è sposato due volte con donne giunoniche, con tanto di testimoni e foto, e nonostante questo si è mantenuto la fama da “aspirante picolho” (aspirante finocchio) affibbiatagli da Eugenio, Marco ha scatenato Eugenio in cori da stadio “So-Sou So-Sou Benficaaaaaaaaaaaaaaa”. Poi il sensibile Eugenio si è fatto il segno della croce e si è asciugato le lacrime quando gli ho comunicato che era la festa del papà (sì, sono un mostro, ma non sapevo fosse il suo tallone di Achille). A questo punto abbiamo deciso che la serata poteva finire così, Joao mi ha lasciato il suo numero e l’indirizzo del suo locale su un tovagliolo del bar e siamo andati a casa. E vissero tutti felici e contenti.

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