Portogallo - Speciale Erasmus

Dia de praia

giugno 8, 2008

Oggi ero al mare a Costa de Caparica con Cecilia, Cesar, Federico, Marco, Nicolò, Sara (li ho messi in ordine alfabetico così Cecilia si ricorda a chi deve dare il caffè!!!). Scusate ma la foto in cui siamo tutti insieme è troppo brutta, nessuno guarda nell’obiettivo!


Lisbona vista dal Ponte 25 de Abril lascia in apnea, una distesa di meraviglie che cerchi di catturare con lo sguardo, per portartela dietro tutta la settimana, tutta la vita possibilmente.
Quella vista ristoratrice non dura che il tempo di attraversare il ponte, 3 chilometri e 200 metri che vorresti non finissero mai. E allora cerchi di scattare istantanee sbattendo le palpebre, facendo in modo che la Città si insinui dentro di te, con le sue bellezze, le sue persone, la sua anima. Poi spalanchi gli occhi e butti indietro la testa per poterla vedere tutta, dalla Torre di Belem al Pantheon, scatti anche questa fotografia panoramica e pensi a tutti i posti in cui sei stata e con chi. Pensi se era stato un bel giorno, se avevi imparato qualcosa da quel giro, se avevi scoperto scorci nuovi, se la prima vista di quel posto ti aveva emozionato o deluso. Cerchi di riconoscere luoghi e indaghi su quelli che ancora non conosci, pensi a cosa devi ancora esplorare.

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3 Comments

  • Reply Marco giugno 9, 2008 at 1:17 am

    Mi sono accorto che al ritorno sbirciavi il panorama dal ponte, pensierosa. In effetti ci penso sempre anch’io che Lisboa vista da lassù è uno spettacolo, e più ci penso e più mi viene la saudade di quando partiremo!
    Anche Busalla ha il suo fiume e il suo ponte, ma la vista non è proprio la stessa!

  • Reply Anonymous giugno 9, 2008 at 2:57 pm

    Potrei ripetere all’infinito quanto ho già detto commentando il post “leggere” di qualche giorno fa. Le sensazioni che trasmetti quando parli dei luoghi che visiti, sono talmente verosimili che sembra di viverle in prima persona. Almeno a me, che come sai provo le stesse sensazioni che te tanto bene descrivi, fa questo effetto. Quando lasciai l’Abruzzo dopo tre anni di lavoro in quella terra, feci un messaggio a tutti i colleghi abruzzesi, invitandoli a guardare la loro terra con gli stessi occhi con cui l’avevo osservata io in quei mesi. Molti si sorpresero e, oltre a nominarmi il più “abruzzese dei toscani” mi ringraziarono anche in seguito, quando si resero conto che avevo ragione e che non avevano mai notato certi paesaggi e certi colori che io, venuto da lontano, avevo invece colto.
    La saudade viene proprio a chi sa godere del bello che vive e che vede. I superficiali, quelli che non vedono oltre il loro naso, che non sanno cogliere il bello anche nelle cose più difficoltose, non la proveranno mai, ma secondo me sono e saranno sempre più “poveri” di noi.
    E’ evidente che non i cromosomi qualche cosa te l’ho trasmessa e vivrà sempre con te, e quindi posso dar ragione a Tolstoj che dice:
    “Noi moriamo soltanto quando non riusciamo a mettere radici in altri”
    le mie radici sono in te ed in Sara.
    Sono un uomo fortunato.
    Papi

  • Reply Anonymous giugno 11, 2008 at 3:07 pm

    Innanzi tutto vorrei complimentarmi con te per questa composizione meravigliosa..secondo vorrei complimentarmi con tuo padre..non dico mai le cose tanto per dire! Ho i brividi e mi sento fortunato di avere conosciuto tutti voi ed in particolar modo una scrittrice. Sere..buttati ti prego..non sprecare questo talento, io saro’ il primo a comprare i tuoi libri.

    Tra te e tuo babbo mi fate venire i lacrimoni..

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