Portogallo - Speciale Erasmus

Casa vuota

luglio 2, 2008

Luglio è iniziato con uno stramazzamento al suolo di prima mattina, un bel virus che mi permette di mangiare solo cibi incolore e insapore e tanta, tantissima saudade di casa. Eh sì, perché la nostalgia non ha età e si presenta sotto le svariate forme di amici che partono, punti fermi che crollano e affetti troppo, troppo lontani.
Stare da sola in una casa enorme fa sì che i miei contorcimenti mentali raggiungano le dimensioni delle stanze, quando i muri non contengono più i pensieri cambio stanza, e riempio anche quella. Provo a leggere un libro triste ma non è il caso, a pulire la camera per non pensare, di studiare non se ne parla. Studiare poi per cosa?
Risiamo alle solite: non mi interessa la specialistica che tutte le Università d’Italia propongono, la vedo solo una scappatoia per non provare subito a cercare lavoro e soprattutto un modo che le Università hanno trovato per spillare altri due anni di tasse. Mi incazzo perché non mi specializza in nulla, ancora due anni di fragnacce teoriche che non ho più la forza di studiare e ripetere e dimenticare appena ho finito l’esame.
Ad ogni modo ho capito una cosa in questa giornata di strascicamenti per casa: la quasi totalità del valore che l’Erasmus ha per me è data dagli amici, dalle persone di valore che ho incontrato e conosciuto, qualcuno anche abbastanza a fondo per poterne sentire già la mancanza quando non basterà un messaggio per incontrarci.
Scusate lo sfogo, ma mi si chiedeva di parlare di me… e oggi io sono così.

You Might Also Like

3 Comments

  • Reply Marco luglio 2, 2008 at 11:21 pm

    Quanto hai ragione Sere. Da quando sono tornato a casa ho visto parecchi nasi storcersi di fronte ai miei racconti dell’Erasmus, al mio apparente far niente e al mio essere qui “in vacanza”. Mentre loro, gli altri, lavorano o studiano e di tempo da perdere non ne hanno. Però secondo me sono loro a non rendersi conto del tempo – e delle occasioni – che stanno perdendo. Perchè questi (troppo pochi) mesi sono stati tutto fuorchè tempo perso. Anche se di esami ne abbiamo passati appena una manciata, e anche se ora di voglia di tornare a studiare ne è rimasta poca.

  • Reply Anonymous luglio 3, 2008 at 2:23 pm

    Ciao Sere, di sicuro quando non si sta bene fisicamente, si vede tutto più nero, se a questo si aggiunge la tristezza che prende quando una storia ha fine o sta per finire, per quanto bella possa essere stata, ecco che vengono i pensieri più cupi, specialmente in chi, come te, non ha ancora imparato a riconoscere i momenti intermedi, ma vede solo il bainco o il nero.
    Se i momenti belli durassero costantemente tutta la vita, alla fine perderebbero la loro bellezza e non si sarebbe più in grado di apprezzarli. Per questo le belle cose hanno un fine e si vive per ornare a rivivere certe gioie e certe sensazioni. Alla fine se ne scopriranno altre e saranno altrettanto belle ed andranno ad arricchire la cassaforte dei nostri ricordi felici.
    Ti abbiamo sempre detto che questa era un’occasione da vivere comunque. Ricordi che da parte mia ho insistito perchè tu vivessi l’esperienza dell’Erasmus, anche quando per motivi “sentimentali” tentennavi nel deciderti. Ero certo che sarebbe stato positivo sotto tutti i punti di vista, e sai che non penso solo allo studio o agli esami più o meno buoni che avresti potuto dare, ma al fatto di vivere in altre realtà, lontana da casa, di imparare un altra lingua, conoscere altre persone. Hai avuto fortuna ad incontrarne di belle, da parte nostra c’è sempre stato il timore che tu potessi incontrarne anche di brutte, ma questo fa parte del rischio di essere genitori. Non sempre è facile vincere l’apprensione. Quindi sai che per noi questo non sarà mai considerato ne tempo ne denaro (c’è anche questo aspetto, lo dico anche per il “genovese”) perso.
    Per il futuro, come sempre, sarai tu a decidere, ma non puoi impedirmi di dare le mie opinioni.
    Ho sempre pensato che chi ne ha le possibilità intellettive (e te le hai) avrebbe dovuto spingersi più in la possibile con gli studi, per raccogliere quegli attestati che, anche se raggiunti attraverso strade apparentemente inutili, certificano una certa valenza.
    Questo sia per avere maggiori opprtunità in un mondo che già ne offre poche ai giovani, sia per non avere rimpianti in futuro.
    Detto questo ti ripeto che sarai tu a decidere. Se tu fossi felice a fare i palloncini per strada, io sarei felice per te, ma siamo certi che sia questo il massimo che puoi chiedere alla vita (non io, TU).
    Vedrai che passeranno anche questi momenti di comprensibile tristezza, e rivivrai momenti di euforia. Sei fatta così. Chi ti vuol beme sa che deve prenderti così come sei, con i momenti belli e quelli in cui sei incazzata col mondo….il giorno in cui capirai l’arte della mediazione, forse riuscirai ad essere più contenta di te stessa e della tua vita.
    Un bacio
    papi

  • Reply Mr. Caulfield luglio 7, 2008 at 8:33 am

    Da “former erasmus student” posso solo dire che ti capisco a pieno..

  • Leave a Reply