Portogallo - Speciale Erasmus

Sane vecchie abitudini

luglio 27, 2008

Ovvero ritornare a scrivere dopo alcuni giorni.
Ho bramato questo momento, scrivere questo blog ormai non è più uno sfizio, un capriccio, uno sfogo. Mi è servito da canale di comunicazione col mondo a 2000 e passa chilometri da Lisbona, per provare a far passare un po’ della mia esperienza anche a coloro che non l’hanno potuta vivere, almeno non direttamente. Mi è servito anche per dire cose che a voce, purtroppo, non avrei saputo esprimere con la stessa intensità e per far conoscere lati di me sconosciuti, delle volte anche a me stessa.
Sono appena tornata dal Bairro Alto, presumibilmente questa è stata l’ultima volta che rientro a casa attraversando Rua Garret, Rua Augusta deserta di notte e finalmente Rua dos Douradores. Ormai, a 24 e poco più ore dalla partenza, ogni gesto diventa l’ultimo di una serie, ogni passo che faccio potrebbe essere l’ultimo in quella via, ogni persona che saluto potrei rivederla chissà quando, forse mai più, c’est la vie.
Ho tantissime cose di cui aggiornarvi ma non oggi, ho mille cose da fare e 15 miseri chili da far entrare in una valigia più grossa di me. Vi racconterò del viaggio in Alentejo e in Algarve, delle novità di Rua dos Douradores e delle emozioni che ho provato e sto provando in questo Portogallo divenuto sempre più familiare. Lo farò da casa, dalla mia stanza condivisa con mia sorella da cui manco da sei mesi. Lo farò dopo aver riabbracciato e baciato fino a consumarli i miei genitori, mia sorella, i miei nonni, i miei zii e cugini. Perché ci sono momenti in cui li penso così intensamente che mi sembra che stiano nella stanza accanto alla mia e mi aspettino per il pranzo della domenica, rigorosamente tutti insieme.

You Might Also Like

1 Comment

  • Reply Anonymous luglio 27, 2008 at 4:34 pm

    Può anche essere che, come tutti dicono, fisicamente somigli a tua madre (a parte gli occhi che sono lo specchio dell’anima e sono chiari e limpidi come quelli della razza Paterna), ma per il resto mi sa che il mio DNA ti pervade.
    Quante volte mi hai sentito dire o hai letto che non riesco mai ad esprimere parlando quello che mi fluisce quando scrivo. Quante verità ho espresso con la penna (o la tastiera, è lo stesso) che per timidezza o stupido orgoglio non sono riuscito ad esprimere a parole. Siamo fatti così. Afidiamo alla scrittura quello che la voce a volte rifiuta di esprimere. Non so se sia un bene od un male, forse è debolezza, forse è forza perchè le parole scritte restano e ce ne assumiamo tutta la responsabilità, quelle urlate passano. Non lo so,ma spero solo che anche quando scrivo io, traspaia quella autenticità e quella limpidezza che facciano dire a chi legge, questa persona dice quello che ha nell’anima!
    A presto
    Papi

  • Leave a Reply