Cose belle

Donne in rinascita

aprile 14, 2010

Le tre età delle donne – Gustav Klimt

Sono giorni strani, giorni di attesa, di pensieri ricorrenti, di fantasmi che riaffiorano, di speranze che si affacciano timide e pallide, di sogni malcelati e viaggi da programmare.
Sono giorni di contraddizioni, di risposte storte e tentativi di controllo, ma soprattutto giorni di introspezione e bilanci.

Sempre in bilico tra il prima e quel che sarà, tra sogni di gloria e piedi per terra, tra suolo natio e terre lontane. In perenne tensione tra il voler dimenticare e il non poter fare a meno di soprendermi a pensarti. Nonostante tutto. Alla continua ricerca di qualcosa che forse era già sotto i miei occhi. Sempre tesa a recepire le novità e digerire il passato.

“Donne in rinascita” è un augurio di un’amica, è una spinta a reagire, un tentativo zoppicante di serenità. Ora come ora, più che una donna in rinascita mi sento una intrattabile indecisa, una meschina peter pan che sguazza nei problemi e gioisce nel profondo di avere accanto a sè tutte le persone che vorrebbe, esattamente tutto come doveva essere. A parte te.

E così torno a parlare di me. Ci vuole coraggio, credetemi.

Più dei tramonti, più del volo di un uccello, la cosa meravigliosa in assoluto è una donna in rinascita.

Quando si rimette in piedi dopo la catastrofe, dopo la caduta.Che uno dice: è finita. No, non è mai finita per una donna. Una donna si rialza sempre, anche quando non ci crede, anche se non vuole.

Non parlo solo dei dolori immensi, di quelle ferite da mina anti-uomo che ti fa la morte o la malattia.

Parlo di te, che questo periodo non finisce più, che ti stai giocando l’esistenza in un lavoro difficile, che ogni mattina è un esame, peggio che a scuola.Te, implacabile arbitro di te stessa, che da come il tuo capo ti guarderà deciderai se sei all’altezza o se ti devi condannare. Così ogni giorno, e questo noviziato non finisce mai. E sei tu che lo fai durare.

Oppure parlo di te, che hai paura anche solo di dormirci, con un uomo; che sei terrorizzata che una storia ti tolga l’aria, che non flirti con nessuno perché hai il terrore che qualcuno s’infiltri nella tua vita.Peggio: se ci rimani presa in mezzo tu, poi soffri come un cane. Sei stanca: c’è sempre qualcuno con cui ti devi giustificare, che ti vuole cambiare, o che devi cambiare tu per tenertelo stretto. Così ti stai coltivando la solitudine dentro casa. Eppure te la racconti, te lo dici anche quando parli con le altre: “Io sto bene così. Sto bene così, sto meglio così”. E il cielo si abbassa di un altro palmo.

Oppure con quel ragazzo ci sei andata a vivere, ci hai abitato Natali e Pasqua.In quell’uomo ci hai buttato dentro l’anima ed è passato tanto tempo, e ne hai buttata talmente tanta di anima, che un giorno cominci a cercarti dentro lo specchio perché non sai più chi sei diventata. Comunque sia andata, ora sei qui e so che c’è stato un momento che hai guardato giù e avevi i piedi nel cemento. Dovunque fossi, ci stavi stretta: nella tua storia, nel tuo lavoro, nella tua solitudine. Ed è stata crisi, e hai pianto.

Dio quanto piangete!Avete una sorgente d’acqua nello stomaco. Hai pianto mentre camminavi in una strada affollata, alla fermata della metro, sul motorino. Così, improvvisamente. Non potevi trattenerlo. E quella notte che hai preso la macchina e hai guidato per ore, perché l’aria buia ti asciugasse le guance?

E poi hai scavato, hai parlato, quanto parlate, ragazze!Lacrime e parole. Per capire, per tirare fuori una radice lunga sei metri che dia un senso al tuo dolore. “Perché faccio così? Com’è che ripeto sempre lo stesso schema? Sono forse pazza?” Se lo sono chiesto tutte. E allora vai giù con la ruspa dentro alla tua storia, a due, a quattro mani, e saltano fuori migliaia di tasselli. Un puzzle inestricabile.

Ecco, è qui che inizia tutto. Non lo sapevi?E’ da quel grande fegato che ti ci vuole per guardarti così, scomposta in mille coriandoli, che ricomincerai. Perché una donna ricomincia comunque, ha dentro un istinto che la trascinerà sempre avanti. Ti servirà una strategia, dovrai inventarti una nuova forma per la tua nuova te. Perché ti è toccato di conoscerti di nuovo, di presentarti a te stessa. Non puoi più essere quella di prima. Prima della ruspa.

Non ti entusiasma? Ti avvincerà lentamente.Innamorarsi di nuovo di se stessi, o farlo per la prima volta, è come un diesel. Parte piano, bisogna insistere. Ma quando va, va in corsa. E’ un’avventura, ricostruire se stesse. La più grande. Non importa da dove cominci, se dalla casa, dal colore delle tende o dal taglio di capelli.

Vi ho sempre adorato, donne in rinascita, per questo meraviglioso modo di gridare al mondo “sono nuova” con una gonna a fiori o con un fresco ricciolo biondo.Perché tutti devono capire e vedere: “Attenti: il cantiere è aperto, stiamo lavorando anche per voi. Ma soprattutto per noi stesse”.

Più delle albe, più del sole, una donna in rinascita è la più grande meraviglia.
Per chi la incontra e per se stessa.

È la primavera a novembre.

Quando meno te l’aspetti…

Jack Folla/Diego Cugia

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3 Comments

  • Reply Martolla aprile 15, 2010 at 8:14 pm

    che belle parole 🙂 coraggio Sere,siamo tutti con te!! bjs!!

  • Reply 215 aprile 16, 2010 at 11:48 pm

    bel post..ma anche i precedenti,devo commentare di più..i commenti sono l’anima di un blog..e sono per le donne in rinascita!
    ciao 215 rinascite

  • Reply Mercoledì aprile 17, 2010 at 8:10 am

    Grazie…

    @Marta: ti voglio bene! Grazie del sostegno!

    @215: hai ragione, i commenti sono l’anima del blog e fanno bene a chi li riceve. Grazie e complimenti per i tuoi disegni!

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