Cose belle

Lettera della giornalista Tiziana Ferrario ai colleghi

aprile 13, 2010

Guardo con tristezza i commenti e le recriminazioni affissi sulla bacheca del Tg1. Tristezza per il violento scontro in atto in una redazione che in passato, sin dai tempi della P2, ha conosciuto momenti difficili ma che non era mai arrivata ad un livello così basso. Stare in questo giornale da anni, avere svolto ruoli di line, avere avuto la responsabilità di trasmissioni,avere fatto l’inviata in aree di crisi, e avere condotto varie edizioni del TG –come ha ritenuto necessario ricordare all’Italia sui giornali il direttore- mi ha consentito di maturare l’esperienza giusta per fare alcune riflessioni sul disastro che si sta consumando al TG1 e che l’ambizione di alcuni e la paura di altri impedisce di dichiarare apertamente.
L’ambizione professionale è legittima,ma va circoscritta dentro regole chiare che facciano da guida al percorso professionale di tutti. Proprio di tutti e non solo di alcuni.
Chi è cresciuto in questo giornale sa che una volta le regole c’erano e c’era qualcuno che le faceva rispettare,forse per senso morale ma anche perché questo garantiva un ambiente di lavoro accettabile.. Da troppo tempo le regole sono state fatte saltare e questo ha messo gli uni contro gli altri. Il disagio è aumentato a livelli insopportabili e chi lo nega o è insensibile o è guidato da altri interessi.
Quello che sta accadendo da mesi in questo giornale,le emarginazioni di molti colleghi, i doppi e i tripli incarichi di altri, le ripetute promozioni e le ricompense elargite sotto forma di conduzioni e rubriche sono il frutto di una deregulation che viene da lontano ma che si è ulteriormente inasprita e che a mio parere non promette nulla di buono per il futuro e ci sta portando ad una perdita di credibilità del TG1.
Da mesi siamo sui giornali,sotto pressione non certo per gli scoop che abbiamo messo a segno, perché non vedo scoop da tanto tempo,ma per le aspre polemiche che ci circondano. L’esperienza del passato mi insegna che è un cattivo segno quando si incomincia a guardare in quale fascia di età stiamo recuperando ascolti, quando è davanti agli occhi di tutti che siamo sempre sotto il 30 % di share. Una soglia –quella sotto il 30 %- che una volta temevamo di toccare e vivevamo come una sconfitta.
Vorrei ribadire che il TG1 è un patrimonio di tutti quelli che ci lavorano e non solo di alcuni giornalisti che vorrebbero appropriarsene facendo fuori professionalmente gli altri.
Anche questo non porterà nulla di buono, perché la credibilità del Tg1 nel passato era data proprio dalla ricchezza delle tante sensibilità culturali presenti in redazione, e dalla sintesi delle riflessioni che ne nascevano. Tutto questo non accade più da tempo,le riunioni sono un rituale stanco dove non si discute per timore di essere vissuti come dei disturbatori e quindi puniti.
Io credo si debba tornare a quel pluralismo di idee che ci portava a fare un giornale ,magari istituzionale e un po’ noioso,ma rispettato e credibile. Un giornale che non inseguiva la superficialità e non era fazioso. Perchè questo viene chiesto al TG1.
Invito tutti quei colleghi che in questo momento sono accecati dalle sirene dell’ambizione e che vedono a portata di mano l’opportunità di avere tutto e subito con una semplice firma,di fermarsi a riflettere. Con il loro comportamento stanno infliggendo un duro colpo al patrimonio del TG1 dando un pessimo esempio ai colleghi più giovani. Vorrei anche ricordare che chi cede alla tentazione prima o poi riceve un conto molto salato da pagare. Il problema è che quel conto rischiamo di pagarlo tutti!

P.S. in ricordo dei bei tempi andati quando davamo le notizie esatte,vorrei precisare che è sbagliato dire che sono 28 anni che conduco il TG, come ha ritenuto opportuno dichiarare il direttore ai giornali. Sono di più . E lo considero un merito,non una colpa o un demerito da sventolare sui quotidiani!!! Ma lo stile non è di questi tempi.

Roma,11 Aprile 2010

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2 Comments

  • Reply marco aprile 13, 2010 at 11:08 pm

    chapeau

  • Reply Mercoledì aprile 17, 2010 at 8:11 am

    Fino a che punto affonderemo??? Men male ogni tanto qualcuno prova a far sentire la propria voce…

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