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Festa dell’Uva 2011 a Capoliveri: il foto-post

ottobre 7, 2011

Capoliveri sa stupirmi ogni volta che torno all’Isola d’Elba con quella confusione festosa che non lascia scampo, che ti coinvolge e ti trascina. Lo spettacolo della Festa dell’Uva colpisce il Social Media Team tutto: post e foto piovono a grappoli, ognuno col proprio stile.
Mentre l’anno scorso sono stata ingaggiata come comparsa e blogger infiltrata nel rione Fosso, il 2011 mi ha visto dall’altra parte, tra quei pochi fortunati col pass esclusivo che possono entrare per vedere le scene ricostruite nei quattro rioni insieme a ospiti d’onore, fotografi e giornalisti.
Il tema della Festa dell’Uva di quest’anno erano le celebrazioni per l’unità d’Italia nel 150esimo anniversario e ogni rione poteva interpretarlo come meglio credeva.
Voglio raccontarvi la Festa dell’Uva con il potente e per me nuovo mezzo espressivo che è la fotografia, attraverso le facce che più mi hanno colpito e che nel più becero talent show televisivo si direbbe che “mi sono arrivate”.

Eccoci nel primo rione, il Baluardo, che aveva scelto un ambientazione datata 1961. Tra attrezzi di vita quotidiana, trine e merletti, giochi semi-dimenticati e jukebox, spuntano come per magia le donne coi vestiti a pois tanto in voga in quegli anni e intonano una canzone che sicuramente mia nonna avrebbe saputo accompagnare. C’è anche la sempiterna Vespa e due ragazzi con la cartina dell’Elba che hanno l’imbarazzo della scelta per fare un tuffo dove il mare è più blu.



Confinante con il rione del Baluardo troviamo la Torre. L’ambientazione è contadina e gli anni da percorrere a ritroso sono molti: dovunque si posi lo sguardo assistiamo a scene di povertà. Tra i filari di un vigneto un bimbo mangia pezzi di pane fisando il vuoto davanti a sé e un giovane si attacca a un fiasco di vino, scialuppa di salvataggio per affrontare i tempi più duri. Pur non facendo segreto delle mie simpatie per il Fosso, non posso negare che il rione che quest’anno mi ha colpito di più è stato proprio la Torre, e si vede anche dal numero di scatti che ho riservato a queste scene.





Il Fosso, il MIO Fosso, quest’anno rievoca gli anni a cavallo tra il 1861 e il 1862, quando si completò l’unità d’Italia (almeno geograficamente parlando). Qui predominavano scene di mercanti di frutta e verdura, pesce azzurro, vino e bandiere a perdita d’occhio a coprire la povertà dell’epoca, come se tre colori bastassero a non far sentire i morsi della fame. Al Fosso sembra che tutti abbiano fatto l’accademia teatrale, le scene erano così ben recitate che sembravano vere.



Infine la truppa è giunta alla Fortezza, dove il tempo è quello reale perché l’ambientazione è nel 2011. Le ragazzine hanno smartphone e sulle bancarelle vintage ritroviamo i vestiti che, per il Baluardo, erano l’attualità. La scena è una celebrazione della Capoliveri impegnata su tutti i fronti, dalla cucina all’organizzazione di feste, dall’associazionismo al tempo libero. Più delle scene nel rione in sé ho apprezzato l’ingresso dei figuranti in Piazza Matteotti, molto festaioli ed “effervescenti”.


La conclusione è ormai nota a tutti, il Fosso si è aggiudicato i premi slow-food e continuità, mentre il Baluardo si è aggiudicato il premio più ambito, il Bacco ornato anche quest’anno col fazzoletto bordeaux.

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