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Polvere

dicembre 17, 2011

Se son d’ umore nero allora scrivo frugando dentro alle nostre miserie:di solito ho da far cose più serie, costruire su macerie o mantenermi vivo.

L’avvelenata – Francesco Guccini

Con quell’ostinazione che diventa abitudine ho cominciato a eliminare tutti gli orpelli dalla mia esistenza a partire dall’aspetto esteriore: via gli orecchini, via le cose di valore, via i fiocchi nei capelli, i vestiti coi fronzoli, lo smalto sulle unghie. Così come con gli oggetti di una femminilità che rimando ad altre forme ed espressioni, riduco all’osso le situazioni per capirne l’essenza, le libero del superfluo, le analizzo fino alla soglia della sfinimento fermandomi un attimo prima di farmi male sul serio.

Quello che siamo è la somma di quello che siamo stati, dei nostri errori, del perseverare come moderni Don Chisciotte contro i mulini a vento, delle storie che inevitabilmente abbiamo vissuto con qualche primavera sulle spalle.

Costruire sulle macerie è impossibile, bisogna prima ripulire, togliere i macigni crollati trovando una forza che non sapevamo di avere, poi pazientemente mettere da parte i sassi più piccoli e infine spazzare via la polvere.

Coi raggi di sole, quando il mondo sorride a tutti quelli che sanno prendere la vita con levità, a quelli che sanno danzare flessuosi o campare mollemente, questa polvere compare controluce: hai voglia di agitare le mani per mandarla via, ritorna. Ti rendi conto che ci facciamo spaventare da una cosa meravigliosa come la luce? Sono qui che soffio sui granelli che si ostinano a comparire, continuerò finché avrò fiato.

Se abbiamo paura chiudiamo le persiane ed esploriamoci per tentativi. Se siamo forti raccontiamoci come avevamo costruito prima che arrivasse il terremoto. Sorprendiamoci per stupide coincidenze, creiamo dal nulla, facciamoci impressionare da tutto, ché niente ci appartiene ancora.

E ti vengo a cercare
con la scusa di doverti parlare
perché mi piace ciò che pensi e che dici
perché in te vedo le mie radici.

E ti vengo a cercare – Franco Battiato

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6 Comments

  • Reply Benedetta dicembre 17, 2011 at 10:28 am

    Cara Sere, mi faresti un corso di scrittura creativa online? 🙂
    Apparte gli scherzi, un mio caro amico diceva che i momenti in cui l’umor nero ti si impregna addosso e non riesci a levartelo sono quelli in cui meglio esprimiamo la nostra creatività (forse non lo diceva solo lui, ma sicuramente con lui funzionava così).
    Un abbraccio 🙂

  • Reply Mercoledì dicembre 17, 2011 at 10:37 am

    Bene lo dovrei fare anche io un corso! Grazie, troppo buona!

    Concordo col tuo amico ma mi auguro che la creatività venga fuori anche col sorriso! 🙂
    Un bacione!

  • Reply Giovy dicembre 19, 2011 at 12:39 pm

    Costruire sulle macerie non è possibile ma dalle macerie e grazie a loro sì.
    Hold on!

  • Reply Mercoledì dicembre 19, 2011 at 12:47 pm

    Grazie Giovy! 🙂

  • Reply Chris dicembre 20, 2011 at 5:00 pm

    Ciao, sai, il tuo post mi e’ piaciuto molto e non vedo l’ora di finire il commento per rileggerlo.

    Mi ha portato una ventata di ottimismo che devo prendere al volo.

    La parte di Don Chisciotte e i mulini e’ quella che mi ha ricordato che perseverare e’ la chiave per ottenere cio’ che veramente si vuole.

  • Reply Mercoledì dicembre 20, 2011 at 5:14 pm

    Grazie Chris, che gentile!
    Perseverare finché se ne ha la forza e finché ne vale la pena, io la penso così!
    Buona rilettura! 🙂

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