Cose belle

Momenti di trascurabile felicità

febbraio 20, 2012
Che rumore fa la felicità.
Come opposti che si attraggono,
come amanti che si abbracciano.
Camminiamo ancora insieme,
sopra il male sopra il bene
Che rumore fa la felicità – Negrita

 

Momenti di trascurabile felicità

Momenti di trascurabile felicità

A Natale ho ricevuto in dono il libro di Francesco Piccolo “Momenti di trascurabile felicità”, sapientemente selezionato dalla mia lista desideri su Anobii. 😉

Facevo la posta al libro da quando è uscito e la lettura si è rivelata non solo molto piacevole, ma di quelle che ritornano in mente a distanza di tempo e le cui scene scendono dalla mente al cuore in modo improvviso, sei lì che guidi per la solita strada di tutti i giorni e trac, eccola lì, la scena che meno ti aspettavi di ricordare.

Francesco Piccolo esamina e sviscera i piaceri più inconfessabili, le debolezze con cui tutti noi facciamo i conti sentendoci anche un po’ scemi e infantili, a volte quasi “malati” anche solo per aver pensato quella cosa.

Questo è un libro che ti lascia un insegnamento: che la felicità, per quanto piccola, per quanto vissuta anche in maniera solitaria, non è mai trascurabile. Perché dobbiamo accorgerci e gioire delle “mille epifanie che sbocciano a ogni angolo di strada“. È un libro senza pretese, ma che lascia col buonumore.

I momenti di trascurabile felicità che aggiungo al libro?

  • Quando fai sorridere un bambino con poco e capisci di avere una responsabilità perché ogni cosa che dici è strettamente correlata con la fiducia che ha in te.
  • Gli sforzi dei truccatori della tv per coprire un brufolo che continua imperterrito a spuntare sulla faccia del malcapitato, solo che coperto di fondotinta.
  • Segnare ore si straordinario sul report delle ore lavorate e pensare a dove passerò in vacanza i giorni di ferie accumulate.
  • In una strada a due corsie, accelerare prima della macchina al nostro fianco quando scatta il verde.
  • Cantare a squarciagola canzoni stupide e stonare prima di rendersi conto di non essere soli in casa.
  • Sottolineare le cose fatte sull’agenda con gli impegni di lavoro e rendersi conto che ogni faccenda è stata sbrigata.
  • Quel momento in cui la spiaggia si svuota e sei l’ultimo ad andare via, quando ormai i raggi sono obliqui e i bagnini degli stabilimenti balneari hanno già rastrellato la spiaggia.
  • Togliere il cognome dalla rubrica del telefono quando una persona diventa così importante da non necessitare di essere specificata di più.
  • Quello sguardo tra due persone che comunica che il posto in cui vorrebbero essere è ovunque, purché da soli.

Sono solo le prime cose che mi sono venute in mente, ce ne sarebbero tante altre da riempire un libro!
E voi cosa aggiungereste?

Il libro mi ha ricordato anche la scena iniziale di uno dei miei film preferiti, “Il favoloso mondo di Amélie“, quando la protagonista elenca i suoi odi et amo con una delicatezza unica, in un escalation che la porta alla domanda finale seduta sui tetti di Parigi che, diciamocelo, tutti noi ci siamo fatti almeno una volta nella vita!

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2 Comments

  • Reply Bruna aprile 21, 2015 at 7:28 am

    Anche io ho letto questo libro e non m’è dispiaciuto, nella sua “ovvietà”. Tuttavia non so se l’autore mi piace o meno, devo ancora formarmene un’idea compiuta.

    • Reply Mercoledì aprile 21, 2015 at 8:22 am

      Ciao Bruna,
      a distanza di tempo posso sempre affermare che questo libro mi ha lasciato qualcosa: anche se non ricordo ogni frase, percepisco ancora chiaramente il piacere di averlo letto. L’autore non mi dispiace anche in altri testi, per esempio in Allegro Occidentale.
      Grazie per essere passata di qua!

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