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Perdersi a Marrakech

giugno 22, 2012
Ho speso un’ora pensando un verso
che la penna non vuole scrivere.
Tuttavia esso è qui dentro
inquieto, vivo.
Esso è qui dentro
e non vuole uscire.
Ma la poesia di questo momento
inonda tutta la mia vita.
Carlos Drummond de Andrade
Reunião – 10 livros de poesia
Traduzione di Lucia de Oliveira

Non mi sono resa subito conto che mi sarebbe mancato ogni minimo dettaglio di Marrakech. C’è voluto un volo di tre ore che non partiva mai, un rientro a lavoro col caldo appiccicoso di Pisa e una valigia disfatta per capire che non dovevo far passare troppo tempo per lasciare una traccia scritta di questo passaggio a sud. Mi contorcevo nel letto pensando che non avevo tempo per scrivere e mi pareva che dei pezzetti di questo viaggio si staccassero così come un profumo perde d’intensità dopo un po’ che ce l’hai addosso.

Basta chiudere gli occhi un attimo, però, che sono di nuovo là, in una mano le buste con gli acquisti, in un’altra la tua. Ce ne stavamo lì a girare per le strade del souk senza una bussola e con una cartina inutile che riportava solo i nomi, spesso impronunciabili, delle strade principali, senza specificare quelli dove probabilmente ci stavamo perdendo. Vagavamo tra i banchi che vendono qualsiasi prodotto esistente sulla faccia della terra cercando di non urtare niente e nessuno, provando con tutto il rispetto possibile a non fare facce strane di fronte a galline che razzolano libere tra le verdure e carni piene di mosche appese al macello non più grande di una porta.

Non riuscivamo a stare dietro al movimento, alle parole gridate ai turisti per vendere a prezzi molto più alti del normale i datteri e i succhi di arance fresche, non capivamo le frasi sussurrate tra marocchini che concludevano affari sottobanco ma ne coglievamo lo sguardo, non ci capacitavamo di quella contrattazione continua che porta allo sfinimento ma alla quale ci siamo arresi subito, già dopo poche ore non ci sorprendevamo più delle mance lasciate a destra e a manca e dei prezzi del taxi stabiliti in anticipo.

Eravamo talmente immersi nei colori e negli odori che ci sentivamo come storditi, in bilico tra profumi inebrianti di spezie e ambra e puzzi di concerie e spazzatura, intervallando le due fasi con sniffate di menta fresca, sempre abbondante in quei carretti trainati da asinelli. A volte non riuscivamo a camminare uno a fianco dell’altra tanta era l’umanità che respirava la nostra stessa aria, che calpestava pesticciando le stesse strade polverose. Un passo dopo l’altro rapiti da tutto ciò che ci circondava, fluttuando in una bolla che scoppiava solo quando raggiungevamo la pace del riad.

E allora non c’era più il caldo soffocante che abbronza e spella, il ronzio e il vociare ininterrotto della strada, lo sforzo delle relazioni umane, una lingua straniera rispolverata per l’occasione in virtuosismi che ci facevano sorridere. Rimaneva solo il tuo abbraccio e un muezzin ligio al dovere che ci faceva sciogliere le caviglie alle tre e mezzo di notte quando invitava i fedeli alla preghiera. Noi in silenzio recitavamo le nostre, che poco avevano a che fare col loro Dio.

Basta chiudere gli occhi e in un attimo siamo di nuovo lì.
Felicemente persi.

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6 Comments

  • Reply Cinzia giugno 23, 2012 at 8:47 am

    Bene e adesso ai turisti che arrivano lascio un biglietto :”Partita per Marrakech , Torno subito”. Colpita e affondata 🙂

  • Reply Mercoledì giugno 23, 2012 at 8:54 am

    Ahaha! Ottima idea Cinzia! Credo che capiranno! Grazie mille, mi fa sempre piacere sapere che rimani colpita! 😀

  • Reply Megustacuandopiensas giugno 26, 2012 at 3:39 pm

    Tutto quello che scrivi, tutte queste sensazioni, son stupendeeee

  • Reply Mercoledì giugno 26, 2012 at 3:54 pm

    Grazie per il tuo commento Megustacuandopiensas! Chissà come ti chiami davvero, faccio un altro salto sul tuo blog così magari lo scopro! 😉

  • Reply panirlipe giugno 26, 2012 at 8:53 pm

    uh! Pensa che io ci capitai in macchina, su una R4 rossa. Un gruppetto di medici in vacanza premio ci guardarono stupiti.
    “Ma sei venuto in auto?”
    “Sì” risposi.
    “Ma da dove?”
    “Veniamo da Ouarzazate”.
    “Sì ma sei venuto in auto dall’Italia”.
    “Eh be’, sì…”

    Per un attimo ho pensato che volessero ricoverarmi. Ma è successo tanti anni fa e si trattava del viaggio di nozze.

    Uh! Sono l’angelo custode 🙂

  • Reply Mercoledì giugno 27, 2012 at 9:22 pm

    Benvenuto Paniperlipe – angelo custode! 😀
    Felice di sapere chi sei e che hai fatto un viaggio a Marrakech, addirittura su una R4! 😀

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