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Sotto una luna portoghese

agosto 15, 2012
Viaggiarono da un luogo all’altro, 
senza mai fermarsi in un posto più di un giorno, 
perché George sapeva che lei stava fuggendo 
da qualsiasi luogo nel quale 
il sentimento potesse raccogliersi. 
Doris Lessing – L’abitudine di amare.

Ha tutto il sapore di una cosa desiderata a lungo, questo nostro viaggio in Portogallo. Per capire le ragioni che mi hanno spinto ad amarlo e a farne motivo di esempio in mille e una situazioni – per te, per sfiorare di nuovo quelle anime a cui mi sento così affine – per me. Diversi i tracciati, uguale lo slancio: un’unica partenza.

Mi sono domandata a lungo come sarebbe stato attraversare ponti, sudare salite e intavolare discussioni in portoghese come quattro anni fa, io che vivo con gli spettri che mi ronzano intorno, assolutamente intenzionati a fare le valigie per quel posto chiamato passato. Mi domandavo come sarebbe stata la tua reazione sapendo che io in quei luoghi avevo riso, pianto, scherzato, imparato, incassato delusioni, ricevuto notizie, stretto amicizie, amato.

Spesso le parole mi si presentavano davanti agli occhi e scendevano giù fino alla punta della lingua. Avevo voglia di dirti: “Guarda! Qui è dove sono inciampata rotolando sui sampietrini” oppure “Qui è dove ho giurato a me stessa che un giorno sarei tornata” e ancora “Non andiamocene subito da qui, è esattamente l’intersezione di meridiani e paralleli dove ho imparato il significato di sentirmi a casa anche a distanza di duemila chilometri”.

Solo che le parole, quelle vigliacche, si presentavano alla mente e vischiose rimanevano incollate alle pareti della bocca, sospese a mezz’aria anziché articolarsi in soggetto, verbo e complemento più aggettivi e avverbi più o meno ricercati a seconda della situazione. Le parole si sporgevano come da un trampolino troppo alto e restavano lì, tra una certezza e un dubbio.

Allo stesso modo in cui declasso i “ti voglio bene” ad un bacio frettoloso e i paroloni più impegnativi a sguardi che sono interi mondi di significato – più per paura della tua reazione che per mancanza di convinzione – aggroviglio i discorsi con stupide digressioni o lascio che i pensieri se li porti via il Tejo. Per stanotte mi basta la tua mano nella mia mentre rincasiamo alla luce di una luna portoghese.

“Ci sono parole che ti restano dentro, 
piantate fonde nella pancia, 
e stanno lì una vita senza uscire mai, 
ma sono legate fra loro con una specie di corda, 
e se per caso una si stacca e viene fuori dalla bocca, 
le altre le vanno dietro a cascata.” 
 
Fabio Genovesi – Esche vive

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