Love Post

Passanti

settembre 17, 2012
Immagini care per qualche istante 
sarete presto una folla distante
scavalcate da un ricordo più vicino 
per poco che la felicità ritorni 
è molto raro che ci si ricordi 
degli episodi del cammino. 
Le passanti – Fabrizio De Andrè

[Foto di FedeFido]

[Foto di FedeFido]

Ogni giorno per lavoro affronto un viaggio in treno che, tra andata e ritorno, mi occupa quattro ore di tempo. Oltre a divorare parole tra romanzi, blog e canzoni, ho un sacco di tempo da dedicare a una delle attività che più stimola la mia fantasia: l’osservazione del genere umano che mi circonda e la conseguente immaginazione di storie sul conto di questi numerosi sconosciuti, ignari protagonisti di copioni ingarbugliati e illogici.

Questa attività porta notevoli soddisfazioni seppur totalmente sganciata da qualsivoglia pretesa scientifica: è un’osservazione puramente antropologica dettata da spiccata criticità e galoppante cinismo, il tutto amalgamato con una punta di romanticismo che non guasta mai. Di solito tutto ha inizio da un dettaglio che mi colpisce: può essere un accento particolare, un accessorio pretenzioso o fuori moda, uno sguardo intenso (dio mio quante storie si potrebbero scrivere partendo dagli sguardi tra sconosciuti!).

E così una ragazza che corre perderà il treno per un soffio e sarà costretta a ragionare sulla sua vita mentre ne aspetta un altro, un uomo che mi guarda con un po’ troppa insistenza penserà al tempo che ha perso dietro a donne che non lo volevano, una mamma robusta pensa alla palestra che frequenterebbe se non dovesse pensare a tutti gli spostamenti dei figli durante il pomeriggio. Una donna che parla a voce alta sul treno diventa una single che non si è arresa o una fidanzata frustrata a seconda di quello che racconta condividendo le sue telefonate col resto del vagone scocciato per le sue chiacchiere. Un uomo con una macchia sulla camicia e la barba da fare diventa uno che sta dormendo in macchina perché si è trovato in balia degli eventi. Una ragazzina con lo sguardo nelle scarpe mi ricorda me da piccola, un’altra troppo truccata per andare a scuola è quella che avrei voluto essere a 13 anni e la stessa che denigravo a 16.

Degli immigrati mi domando se stiano bene in Italia, se si siano pentiti di questa scelta, se abbiano dei figli che parlano fiorentino e come si siano organizzati per vivere. Degli anziani mi domando se siano soli o se qualcuno li aspetta a casa. Di tutti mi domando se siano felici a tratti, sempre o quasi mai.

Va a finire che queste storie si trasformino in post per dare un po’ di tregua alla mia vita personale che non posso fare a meno di raccontare tra queste pagine, ma che non deve mai travalicare il rispetto delle persone che mi stanno intorno.

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7 Comments

  • Reply Giovy settembre 17, 2012 at 10:12 am

    Ho sempre amato i percorsi sui mezzi pubblici. Spesso mi fermo ad osservare le persone.
    Quando andavo a scuola avevo quasi un’ora di corriera. Oltre ai volti dei miei amici mi piaceva scorgere chi non era studente e immaginare la loro storia.

    E’ tornato un po’ il sorriso Sere!!? 🙂

  • Reply Mercoledì settembre 17, 2012 at 10:20 am

    @Giovy: bello sapere che non siamo soli a osservare i passanti!

    p.s molti più sorrisi, grazie! 😉

  • Reply Chirs settembre 17, 2012 at 10:56 am

    Wow, certo che anche tu ti fai dei biei “viaggi mentali”… Mi piace molto il tuo modo di vedere le cose e le persone 🙂

  • Reply Mercoledì settembre 17, 2012 at 11:09 am

    @Chris: non so se mi faccio più viaggi mentali o viaggi reali! 😀
    Sarebbe bello riscontrare la veridicità delle storie immaginate!

  • Reply TuristadiMestiere settembre 19, 2012 at 6:02 pm

    tu in treno, io in autobus e ritrovo la stessa identica umanità indaffarata/felice/frustrata/stanza/triste!

  • Reply WYW ottobre 1, 2012 at 6:50 pm

    Sai Mercoledì anche io devo percorrere tra andata e ritorno da lavoro 3 ore di viaggio e una volta mi si scaricò il mio lettore mp3 intenta nella lettura non mi accorsi… Ma poi venni sorpresa da mille parole e rumori. Così iniziò la mia osservazione sul genere umano intento in attività di routine. Mi accorsi fin da subito che quando avevo su gli auricolari il modo di parlare delle persone fra loro o con se stesse è molto diverso rispetto quando non indosso queste. La cosa mi divertì.
    Confesso che a volte lo faccio ancora e mi sento molto Amélie di “il favoloso mondo di Amélie” in quella scena in cui spia le persone al cinema 😉 per questo capisco benissimo cosa intendi dire e dalle risposte mi accorgo, per fortuna, che è abbastanza comune a volte fermarsi e riflettere su ciò che ci circonda.

  • Reply Mercoledì ottobre 1, 2012 at 9:39 pm

    @TuristadiMestiere: gira e rigira siamo sempre esseri umani con le nostre debolezze e i nostri momenti migliori! Grazie del commento!

    @WYW: molto simpatico l’episodio che hai raccontato! Le cuffie fanno da protezione, belle scene a cui devi aver assistito!
    Anche io adoro il favoloso mondo di Amélie, film spettacolare dall’inizio alla fine! Continuiamo con l’osservazione del genere umano, mi sembra ci venga bene! 😉

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