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La ricetta della felicità

febbraio 20, 2013
Un uomo gira tutto il mondo in cerca di quello che gli occorre, 
poi torna a casa e lo trova. 
George Moore 

Prendi un cuore abbastanza grande da contenerne un altro, un caffè in compagnia in un dì qualunque, il sole che batte sulla schiena in una giornata che indugia ancora un po’ a volgere al tramonto. Rimandare gli impegni per una volta senza sentirsi in colpa, un libro interessante dopo una sequenza di libri sbagliati, un tetto che contenga tutti i sogni in eterno divenire. Mescola il tutto in modo energico, condisci con abbondante allegria e voglia di fare, speranza quanto basta e un pizzico di fortuna e di incoscienza, quel poco che ti permette di camminare senza le mani perennemente protese in avanti a parare eventuali cadute.

Ho assaggiato questa ricetta e devo dire che non è niente male anche se ha sicuramente bisogno di qualche modifica: una buona dose di fiducia in più, qualche cruccio in meno in modo che non rimanga sullo stomaco al momento della digestione, sorrisi a piacimento, più risvegli rilassati a indugiare tra le lenzuola. Inoltre, questa ricetta ha un pregio degno di essere ricordato: gli ingredienti possono cambiare nel corso del tempo ma il risultato finale è lo stesso.

Questa alchimia degna del più fantasioso druido mi ha tolto l’urgenza di mettere per scritto ogni pensiero, come se adesso potessi sospendere la cura, ché ne ho sperimentata un’altra più efficace e dal gusto meno amaro. Tra i super poteri della miscela magica c’è il sentirsi qualche spanna dal pavimento senza sentirsi superiori, il riuscire a discernere il bene e il male senza ergersi a guru del nulla, la capacità di non mischiarsi negli echi di liti lontane.

Cuocete il tutto a fuoco lento, di rapidi fuochi di paglia è pieno il mondo. Assaporatene ogni boccone come fosse l’ultimo dato che la fine imminente rende tutti più coscienziosi e attenti. Buttate la ricetta e vivete come vi viene.

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