Blog tour Italia Trentino

Sogno Trentino

febbraio 4, 2013
“La montagna insegna a vivere: 
questa frase l’ho udita spesso, ma… non è vera. 
C’è gente che frequenta i monti da una vita 
e non ha imparato un tubo! 
La montagna al massimo regala emozioni 
a chi è sensibile ed educato”. 
Mauro Corona
Mi sono spiato illudermi e fallire
abortire i figli come i sogni
mi sono guardato piangere in uno specchio di neve
mi sono visto che ridevo
mi sono visto di spalle che partivo.
 
Fabrizio De André – Anime salve

Provo un timore reverenziale nei confronti della montagna, come di fronte a un vecchio a cui, per quanto scorbutico, non si può non dare ragione perché tutto quello che esce dalle sue viscere emana saggezza. Dentro di me si agita un vento implacabile, devo studiarne la provenienza, capire dove conduce, avvicinarmi a un mondo che non sento mio, ché io adoro le sfide e vorrei vincerle tutte. Parto per la montagna e provo a inseguirne i refoli.

Mentre percorrevamo l’autostrada alla volta di Moena mi è tornato a galla un ricordo che credevo sepolto, fatto di partenze un po’ svogliate con lo zaino in spalla e il fazzolettone al collo. Ogni volta che partivo per un’uscita scout era così: con quella pesantezza nelle gambe e il brivido dell’ignoto. Tornavo sempre felice e facevo delle dormite colossali che cominciavano sotto la doccia bollente del ritorno, ma partire era faticoso e c’era sempre quell’occhiata torva al portone di casa che si chiudeva su un week end allo stato brado tra canti e gramigne. Ecco, quel groppo alla bocca dello stomaco l’ho avvertito di nuovo lungo l’autostrada quella mattina di inizio gennaio.

Fin dal primo momento è stato tutto uno stupirmi, ho acchiappato i minuti come fossero acqua per un assetato, non ne ho sprecato nemmeno un sorso raccogliendo tutto quello che questa terra montana aveva da offrirmi. Avvolta nel manto della notte, dalla vetta compressa tra terra e cielo, ho scoperto che la luna e le stelle si mostrano nude in tutto quel candore di ghiaccio e ti pare di poterle toccare solo allungando una mano.

Accompagnati da canti alcolici e dagli effluvi del vin brulé provenienti dalla baita ci siamo trovati in bilico su uno slittino seduti alla meglio, e poi giù dalla discesa come palline di un flipper impazzito. Non avevo paura perché la presa era ben salda, felice e spinta dall’adrenalina in circolo che, mi accorgerò dopo, non mi ha lasciato dormire finché il sangue non ha fatto pace con le vene e il cuore.

Sfuma l’orizzonte molto prima di quanto sono abituata: mi dicono che in alcune parti di Moena durante l’inverno non batte mai il sole. Ho provato a immaginarmi come dev’essere vivere in una di quelle case toccate solo dall’ombra della montagna: un brivido lungo la colonna vertebrale mi dà la risposta.

Provengo dalla gente di mare, le mie origini hanno trama e ordito di reti da pesca e vele spiegate. Eppure la neve esercita su di me un fascino misterioso, a cui facevo fatica ad avvicinarmi. Del resto si sa, tutte le cose che non conosciamo da vicino ci spaventano, siamo esseri umani con i nostri limiti. Sento di aver stabilito un contatto, anche se sono solo alle prime battute di una storia che forse continuerà. So che non è sufficiente, ma almeno è un inizio. Capire l’essenza della montagna in così poco tempo è un’impresa impossibile. Un po’ come inseguire il vento.

You Might Also Like

2 Comments

  • Reply idiaridellalambretta marzo 19, 2013 at 7:28 am

    denso di emozione il tuo intro sulle uscite scout. sottoscrivo ogni parola! il broncio mentre si fa lo zaino, la disperazione del primo quarto d’ora di strada… e poi il ritorno carico di entusiasmo e di adrenalina, con tutti i vestiti che puzzano! 🙂
    bel post, grazie per la condivisione!

  • Reply Mercoledì marzo 19, 2013 at 7:42 am

    Grazie a te per il commento! Mi fa sempre piacere quando le sensazioni sono condivise e quando so di non parlare solo per me stessa. Estote parati! 😉

  • Leave a Reply