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Che ci vai a fare a Biella?

aprile 14, 2013
Le nostre valigie erano di nuovo 
ammucchiate sul marciapiede; 
avevamo molta strada da fare. 
Ma non importava, la strada è la vita. 
 
Jack Kerouac

Serena: “Vado a Biella
Un qualsiasi interlocutore prima della partenza: “E che ci vai a fare a Biella?
Serena: “Un blog tour!

Dai, ammettetelo che anche voi potreste essere “un qualsiasi interlocutore prima della partenza”, che anche voi avete dovuto fare mente locale per collocare Biella nella cartina geografica d’Italia, che avete pensato che un viaggio a Biella deve essere motivato da un vecchio zio bisognoso di cure, un meteorite caduto proprio nel biellese o la fine del mondo imminente.

Con questo post, vi dimostrerò che non serve un parente in fin di vita per visitare Biella, che l’essenza di questa città con una “i” di troppo è già contenuta nel nome, che di cose da vedere ce ne sono tante e i blogger di #BiellaStoria erano proprio lì per questo il primo fine settimana di aprile.

Ero lì sull’autostrada e pensavo: “Almeno Domodossola – parimenti snobbata – ha la fortuna di essere l’unico capoluogo di provincia con la D, fossi in Biella raderei al suolo Bologna”. Pensavo anche che fino a quel momento avevo conosciuto un paio di biellesi ma nessuno mi aveva mai parlato della sua terra, così le mie conoscenze in merito erano proprio a zero. Mi sentivo come prima delle interrogazioni quando non mi ero preparata.

Fortunatamente sono entrati in campo gli Sphimms aka Gian Luca Sgaggero e Emanuele Lattarulo (ma potete chiamarli Gian e Lele) che con la loro organizzazione perfetta hanno colmato le mie lacune geografiche e non. È grazie a loro che sono venuta a conoscenza di luoghi in cui il tempo pare essersi fermato.

Ricetto di Candelo

Ricetto di Candelo

Sto parlando del Ricetto di Candelo, subito fuori Biella, un posto che mi incuriosiva già dal nome (verrò a sapere solo a metà mattinata che è Ricetto con una c e non Riccetto come sentivo pronunciare io ma si sa, i toscani con le “c” vanno poco d’accordo!). Ricetto viene dal latino “receptum” ossia rifugio, asilo. Il fatto che non ci sia arrivata da sola dimostra, ancora una volta, che quei cinque anni di latino alle superiori avrebbero fatto meglio ad essere sostituite con corsi di economia domestica, almeno adesso sarei una brava donna di casa.

Il Ricetto di Candelo mi è piaciuto fin da subito così come tutto ciò che ha un sentore di Medioevo. Sentore e non profumo perché, come ci ha spiegato la nostra spigliatissima guida Elisabetta, i nostri avi non erano proprio degli amanti della pulizia tanto è vero che avevano sempre la stessa tunica e si cambiavano solo le maniche (da qui “un altro paio di maniche”) e il bouquet delle spose nasce dall’esigenza di coprire il puzzo delle pulzelle dei tempi andati.

Ricetto di Candelo

Ricetto di Candelo

Nessuno vive in questo posto: i portoni aperti sono solo quelli delle attività commerciali. E, inutile dirlo, sono tutti personaggi che sembrano usciti da un altro secolo. C’è la professoressa tedesca che si è messa a dipingere sulla seta e crea foulard e tele uniche al mondo, che parla con accento teutonico inframezzato da parole in dialetto piemontese, che ci fa entrare tutti pigiati nella sua minuscola bottega per farci vedere quanta pazienza ci vuole a lavorare come fa lei.

Pittrice al Ricetto di Candelo

Pittrice al Ricetto di Candelo

C’è il liutaio con cui è amore a prima vista. Ha appeso al suo negozio il cartello “bambini al guinzaglio” e che sfoggia con orgoglio un rasta lunghissimo che dice di aver chiamato Sofia, come la nipote proprietaria di quel ciuffo. Ci dice che per costruire una ghironda deve versare un paio di settimane di sudore e ce ne fa sentire il suono, un magnifico equilibrio di tasti, corde e sapienza.

Liutaio al Ricetto di Candelo

Liutaio al Ricetto di Candelo

Liutaio al Ricetto di Candelo

Liutaio al Ricetto di Candelo

Al Ricetto di Candelo non si passeggia per le strade ma per le rue, poco importa se il nome è un palese francesismo, a me ricorda le ruas portoghesi e alla fine i viaggi li fanno i viaggiatori. Continuiamo il giro salendo sulla torre di guardia da cui si apprezza un favoloso panorama su posti che non sapevo nemmeno immaginare. Si entra poi in una cantina che non ha nulla da invidiare a quella di mio nonno a Massarosa: mi sento a casa.

Ricetto di Candelo

Ricetto di Candelo

È ora di spostarci. Il resto nelle prossime puntate.

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5 Comments

  • Reply silvia - idiaridellalambretta aprile 14, 2013 at 8:32 pm

    un paesino affascinante, sembra una buona ambientazione per un racconto o per un romanzo.. di quelli pieni di personaggi assurdi.

    bellissimo ritratto, la foto del liutaio!

  • Reply Mercoledì aprile 15, 2013 at 7:26 am

    SIlvia, il posto merita davvero tanto, sembra incantato. E se ci andrai spero che incontrerai il liutaio, un gran personaggio!

  • Reply Anonymous aprile 15, 2013 at 11:18 am

    Segnaliamo ARTIGIANI D’ITALIA dal 25 al 28 aprile: l’eccellenza dell’artigianato artistico Made in Italy da tutta Italia e dell’enogastronomia piemontese nella suggestiva cornice medievale del borgo del Ricetto di Candelo!

  • Reply Mercoledì aprile 15, 2013 at 12:41 pm

    Grazie per la segnalazione, sicuramente deve essere uno spettacolo unico il Ricetto di Candelo in fermento!

  • Reply The Girl with the Suitcase dicembre 17, 2013 at 9:58 pm

    Sono tornata per Natale e ho rivisto il liutaio. Il cartello è ancora lì ovviamente!

    E lì di fronte Babbo Natale ha steso i panni! Ti sarebbe piaciuto un sacco 😉

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