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Dieci cose del Perù che non dimenticherò mai

agosto 27, 2013

Sono tornata da pochi giorni da un viaggio di due settimane in Perù e, senza essermi ancora del tutto ripresa fisicamente, dal fuso orario e dal rientro nella routine, ripenso a quello che più mi ha colpito di una nazione di cui, prima di leggere la guida e vederla coi miei occhi, non sapevo pressappoco niente.

Tra le varie e variegate esperienze fatte ho provato a selezionarne dieci che sono sicura non mi abbandoneranno mai.

1. La garùa di Lima: avevo letto della persistente nebbia di Lima nei mesi corrispondenti all’inverno nell’emisfero australe, ma mai mi sarei immaginata una cappa grigia così densa e persistente che non abbandona i limegni per sette-otto mesi consecutivi. Ecco spiegato il perché tutte le case, baracche delle favelas comprese, hanno colori sgargianti. Continuo a non spiegarmi, però, come facciano ad essere sempre sorridenti nonostante non vedano un raggio di sole per mesi. La risposta credo si chiami serotonina o, più semplicemente, coca.

Lima

Lima

2. La coca: abbandonate ogni pregiudizio e immergetevi nella cultura locale. Solo così riuscirete a gustarvi un mate di coca come fanno i peruviani senza tante remore, anche perché, come ho avuto modo di approfondire al museo della coca di Puno (sì, esiste un museo), un conto sono le foglie fresche masticate, ben altro sono le bustine di contrabbando di polvere bianca di cui sono pieni i nostri fiumi (e non solo). Una cosa buffa che fa capire quanto questa usanza sia radicata nella popolazione peruviana è che anche le statuine Inca risalenti a secoli fa ritraggono uomini intenti a masticare le foglie di coca. Ho adorato sentir pronunciare questa parola con la o chiusa, molto meno ho gradito l’odore dell’infuso di foglie che mi ha ricordato un verde fresco di potatura, quasi un gusto di eucalipto tagliato. Devo dire, però, che è un rimedio molto valido per il mal d’altitudine.

Foglie e mate de coca

Foglie e mate de coca

3. El soroche (o mal d’altitudine): sfido io a farvi catapultare a 3800 metri sul livello del mare e non accusare nemmeno un mal di testa. L’arrivo a Puno, sul lago Titicaca, è stato straniante come vivere in un mondo parallelo: l’ossigeno scarseggia e si sente la fame d’aria, il mal di testa perenne e sbalzi fisici che destabilizzano. Tutte le persone con cui ho parlato hanno dovuto mettere in conto una giornata di assestamento. Non lasciatevi scoraggiare: passa o si attutisce in fretta, giusto il tempo di una lunga dormita.

Oltre i 4000 metri

Oltre i 4000 metri

4. Titicaca lo avete sempre pronunciato male: è stato abbastanza sconvolgente mettere da parte le conoscenze finora date per assodate e cominciare a pronunciare un nome in un altro modo a partire da una mattinata infrasettimanale di agosto. Si dice “Titihaha”, con le “c” aspirate alla toscana. Va a finire che Panariello aveva ragione.

Titicaca

Titicaca

5. Il bimbo caccoloso Uros appassionato di fotografia: la navigazione sul lago Titicaca (ora sapete pronunciarlo!) mi ha condotto fino dagli Uros, un popolo che vive su isole galleggianti fatte di totora, la paglia delle canne che crescono nel lago più alto della Terra. Sparpagliati su questa paglia morbida (camminateci per crederci!) e commestibile (ce l’hanno fatta assaggiare chiamandola “la banana degli Uros” perché va sbucciata proprio come una banana e dicendoci che sapeva di lattuga ma in realtà non sapeva di nulla) ci sono i bambini della tribù degli Uros che passano il tempo buttati in terra a giocare tra loro, avvicinandosi pericolosamente al lago senza che nessuna mamma li degni di uno sguardo. Ho cominciato a chiacchierare con loro in una lingua sconosciuta guardando le foto della mia macchina e ripetendo parole prive di significato ma ricche di senso. Quell’abbraccio non me lo dimenticherò mai.

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Piccolo Uros

6. Ogni scusa è buona per fare festa: tranne la vecchia che voleva vendermi un cappellino troppo costoso, nessuno è mai stato scorbutico con me o mi ha risposto male. Sono sempre tutti cordiali, simpatici e sorridenti e non solo coi turisti che sono bancomat ambulanti, lo sono anche tra peruviani e si scambiano battute e risate. Questo me lo devo ficcare bene in testa per i giorni a venire, quando mi lamenterò per cose futili o farò i capricci isterici di una occidentale viziata. Basterà pensare a un peruviano povero ma col sorriso e tutto riacquisterà il giusto valore.

Parata in costume a Lima

Parata in costume a Lima

7. I peruviani hanno una religione truzza: i popoli sudamericani sono rinomati per la loro profonda religiosità e in effetti durante la mia permanenza credo di aver visitato più chiese ricoperte d’oro che negozi o ristoranti. Però non è solo una questione di credere in un essere ultraterreno, è l’essere permeati di una religiosità quasi scaramantica che si manifesta con abbondanti segni della croce di fronte ad ogni luogo di culto, è l’abbondanza di santini e marginette ad ogni angolo di strada, sono le scritte sulle macchine che per noi suonano pacchiane come “Gesù guidami tu” o “Il Salvatore mi porterà a casa salvo” apposte sui vetri. Inoltre, la religione ufficiale è affiancata da credenze superstiziose legate al culto della montagna o divinità legate alle stagioni: tutto molto suggestivo e mistico.IMG_0265-1

8. La bandiera di sette colori che sventola su Cusco non è quella dell’arcigay, ma sono i colori della città. Cusco ha una storia millenaria ed è la capitale culturale del Perù: si narra che il primo inca sia stato incaricato dagli dei di decidere dove dovesse avere inizio la civiltà. Per farlo doveva piantare una verga d’oro in un punto esatto e fu scelta Cusco, che in quechua significa ombelico del mondo. I colori della bandiera corrispondono anche ai 7 chackra, uno per ogni zona del corpo. Tutto molto poetico, non è vero?

Le bandiere di Cusco (anche se la foto è scattata a Lima)

Le bandiere di Cusco (anche se la foto è scattata a Lima)

9. Le linee di Nasca non sono solo quelle famose con le immagini più conosciute, ce ne sono migliaia e solcano il suolo per un metro di profondità e non so quanti di altezza. A parte l’esperienza del sorvolo che da sola vale la vacanza (che strizza!) rimane il fascino dato dal mistero non ancora sciolto: chi e perché avrà tracciato queste linee?

Linee di Nasca

Linee di Nasca

10. Nell’infermeria di Machu Picchu sono molto accoglienti dopo che hai pagato 150 soles. Eh già, bello vero Machu Picchu? Uno dei sogni di molti, una meta da raggiungere, una delle moderne sette meraviglie del mondo. Anche io ho aspettato quel giorno per tutta la vacanza. Eppure qualcosa è andato storto e sono arrivata a Machu Picchu senza forze: sono riuscita ad arrivare fino a un certo punto giusto per dire “ci sono stata” e poi sono andata a collassarmi nell’infermeria privata che si trova all’ingresso del sito archeologico. Non è stato esattamente come avevo sognato, ma di certo non me lo dimenticherò mai!

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Machu Picchu

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