America del Sud Perù Viaggi

Arequipa, la città bianca del Perù

settembre 26, 2013

Quando la luna si separò dalla terra, dimenticò di portare con sé Arequipa.
Frase pronunciata dagli abitanti di Arequipa

Ieri sono arrivata in ufficio con sguardo funebre, destando non poca preoccupazione nei miei colleghi abituati a vedermi in linea di massima sempre sorridente e cordiale. Il motivo del mio rabbuiarmi era dovuto al fatto che questo post che andrete a leggere è la seconda versione di un post che ho scritto sul treno andando a lavoro, per poi accorgermi di non averlo salvato una volta arrivata a destinazione. “Arequipa, la città bianca del Perù” è quindi un surrogato, un secondo tentativo, una versione edulcorata del non replicabile post di ieri. Perché sono dura come un mulo, e se mi metto in testa di fare una cosa la faccio, compreso questo post. Andiamo.

Plaza de Armas di Arequipa

Plaza de Armas di Arequipa

Arrivare in una città nel giorno in cui si celebra la sua fondazione con una festa che dura dall’alba a notte fonda dovrebbe presupporre un caos ingestibile, invece Arequipa ci ha accolti con la calma che bene si addice a una signora educata. Arequipa, seconda città del Perù per numero di abitanti, ha da sempre rivendicato un ruolo di capitale culturale cercando di staccarsi da Lima, così confusionaria e con presunzioni cosmopolite.

I primi colpi d’occhio ci mostrano strade perfettamente ortogonali in cui le vie si assomigliano e dove le case risplendono di quella pietra chiara chiamata sillar di cui sono fatte e da cui deriva l’appellativo di “città bianca“. A completare il quadro del centro storico il vulcano attivo El Misti, che incornicia l’enorme cattedrale la cui facciata occupa tutto il lato lungo della piazza d’armi. È tutto questo bianco che ci abbaglia, è questa compostezza che ci fa sentire in un luogo che non sembra il Perù che abbiamo visto finora. Non è solo lo splendore architettonico del centro storico che ci toglie il fiato: è anche colpa del soroche che comincia a farsi sentire, è la fame d’aria e di cibo di queste altitudini, è il vulcano che veglia sui sogni della città, ma allo stesso tempo la sovrasta e ci schiaccia con la sua imponenza.

Arequipa è un luogo che trasuda mistero e poesia a partire dal nome della città. Una leggenda narra che l’inca Mayta Cápac fosse rimasto incantato attraversando la valle e avesse ordinato al suo seguito “Ari, quipay“, restate qui.

Monasterio de Santa Catalina

Monasterio de Santa Catalina

I giri per il centro storico ci conducono al Monasterio de Santa Catalina, un monastero sul quale avevo molte aspettative perché osannato dalla guida. Devo ammettere che è molto bello e la sua vastità impressionante (è l’unico monastero al mondo con una cittadella interna), ma in me ha prevalso lo sconforto di capire, ancora una volta, che spesso l’istituzione ecclesiastica non è accolta come vocazione ma fa parte di giochi di potere e prestigio, ad esempio le suore vivevano in celle tanto più grandi quanto più beni donavano alla chiesa ed avevano tre o quattro schiave a testa. I suoi muri tinteggiati di blu e arancione e il labirinto interno tra le stanze e le vie della cittadella, però, non lasciano indifferenti, così come la vista dall’alto delle costruzioni.

Il vulcano El Misti visto dal Monasterio de Santa Catalina

Il vulcano El Misti visto dal Monasterio de Santa Catalina

Il Monasterio de Santa Catalina non è l’unico posto particolare e misterioso di Arequipa. Al Museo Santury, infatti, potete fare un incontro ravvicinato del terzo tipo con Juanita, la principessa del ghiaccio: anni e anni di cartoni Disney non possono lasciare indifferenti di fronte ad un nome del genere. Dovete sapere, infatti, che intorno ad Arequipa ci sono montagne che vanno ben oltre i 5000 metri, molte delle quali sono vulcani attivi. Altra premessa: gli inca credevano che le montagne fossero sacre e raggiungere la vetta significava avvicinarsi quanto più possibile alle divinità. Avete già capito chi è Juanita, vero? Le spoglie congelate di questa giovane vergine sacrificata agli dèi in cima al monte si sono conservate perfettamente grazie al miscuglio di eruzioni vulcaniche e nevi perenni. Juanita è in una teca di vetro che ti guarda e non potrai fare a meno di pensarla ogni volta che in inverno avrai i piedi congelati (le donne sanno di cosa sto parlando!).

La Cattedrale di Arequipa, una delle poche al mondo a poter esporre la bandiera del Vaticano

La Cattedrale di Arequipa, una delle poche al mondo a poter esporre la bandiera del Vaticano

C’è un’ultima cosa che non dimenticherò mai di Arequipa ed ha a che fare col cibo. Sono molti i piatti tipici del luogo, molti dei quali insaporiti con abbondante peperoncino. Per la cena abbiamo deciso di provare alcune prelibatezze che hanno lasciato il segno (indelebile nella memoria e negli incubi della notte seguente!). Abbiamo provato il recoto relleno, ossia peperoni piccanti ripieni e fin qui niente di strano. Poi è stata la volta dell’alpaca e del cuy (porcellino d’india) e qui il mio stomaco e la mia sensibilità sono stati messi a dura prova. Vi assicuro che trovarsi una zampina che ti dà la mano mentre mangi il cuy è un’esperienza toccante! Mai più, ma ero troppo curiosa di provare!

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply