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Lima vista con gli occhi di Mario Vargas Llosa

settembre 3, 2013

Una delle prime cose che faccio dopo aver deciso la destinazione del prossimo viaggio è informarmi sui nomi di spicco della letteratura di quel Paese. Sono un’avida lettrice e credo che leggere pagine che hanno avuto origine su un dato suolo patrio, meglio ancora se in lingua originale, aiuti a capire molto della cultura del posto, anche se in modo romanzato.

Così, se mentre ero a Dublino ho letto “Dubliners” di Joyce e mentre ero in Erasmus in Portogallo ho divorato Tabucchi (Sostiene Pereira, La testa perduta di Damasceno Monteiro, Requiem, Piccoli equivoci senza importanza) e assaporato pagina per pagina “Il libro dell’inquietudine” di Pessoa, una volta stabilito il Perù come meta è cominciata la mia maratona letteraria col Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa. L’autore, nato ad Arequipa (nel Sud del Perù) nel 1936, pur avendo avuto una vita volta all’internazionalità, non ha mai abbandonato la sua “peruvianità” che, ora che ho visitato il Paese, posso dire che traspare dai sui scritti.

Il primo libro che ho letto dell’autore è “La zia Julia e lo scribacchino“, uno psichedelico romanzo composto da una storia principale – che vede come protagonisti, appunto, la zia Julia e il giovane Mario aspirante scrittore – e da più storie intricate e interconnesse nei capitoli pari del libro. Sullo sfondo la Lima che ho avuto modo di conoscere, quella di Miraflores, il quartiere residenziale affacciato sull’Oceano Pacifico.

Miraflores

Miraflores

Miraflores è il centro cittadino moderno di Lima, a circa una ventina di minuti in macchina dal centro storico. Miraflores pullula di negozi e locali ed è affacciata sul mare con alte scogliere che sembrano sbriciolarsi da un momento all’altro. Evidentemente non si sbriciolano se continuano a costruire centri commerciali a picco sul mare, però la sensazione è quella e il mare che si infrange sulla lunga spiaggia di ciottoli contribuisce a dare un effetto sinistro.

Scogliere a picco a Miraflores - Lima

Scogliere a picco a Miraflores – Lima

Nel libro si parla del Jirón del la Unión, la via dello struscio di Lima. Si trova in centro, collega Plaza de Armas con Plaza San Martin, le due piazze principali in cui vi ritrovate a camminare sicuramente se visitate Lima. È qui che troverete negozi, banche e fast food così come in tutte le città del mondo. La via in sé non è particolarmente bella fatti eccezione i palazzi in stile art déco, ma le due piazze che collega sono meritevoli.

Jirón de la Unión

Jirón de la Unión

Su Plaza de Armas si affacciano il palazzo arcivescovile, il Palacio de Gobierno, residenza dell’attuale presidente del Perù, la cattedrale di Lima.

Plaza de Armas - Lima

Plaza de Armas – Lima

Plaza san Martin, invece, oltre ad essere molto elegante, mi ha colpito per una storia che riguarda la statua posizionata al centro della piazza. Dovete sapere che in spagnolo “llama” significa sia lama che fiamma, e lo scultore incaricato di celebrare la gloria del Perù scolpì un piccolo lama sulla testa della figura femminile che rappresenta la Madre Patria anziché una fiamma.

Plaza San Martín

Plaza San Martín

Un altro quartiere di cui si parla nel libro è San Isidro, il “posto dei ricchi”, dove un turista non ha un granché da fare se non osservare la presenza di qualcuno che sta bene anche a Lima. Qui le case sono vere e proprie ville con tanto di sicurezza in divisa al cancello. Chissà cosa celano quegli alti muri protetti da filo spinato. Noi ci siamo passati camminando per vedere il sito di Huaca Huallamarca, dove una piramide di adobe (mattoni di fango cotti al sole) svetta tra i palazzi di Lima.

Huaca Huallamarca

Huaca Huallamarca

La conoscenza di uno scrittore non può certo limitarsi a un libro: ecco perché ho letto “Storia di Mayta” su suggerimento via twitter di @pisaconnection. L’approccio al libro non è stato affatto semplice, tanto è vero che l’ho ricominciato due volte. Molta politica, congetture e violenza fanno di questo libro un testo difficile, non certo da leggere la mattina alle 7 sul treno. Però “Storia di Mayta” dice molto sul Sudamerica e, in particolare, sulla povertà dei quartieri poveri che ho avuto modo di vedere a Lima salendo sul Cerro San Cristóbal. Ecco cosa si legge subito nella seconda pagina, non invoglia molto a visitare Lima per la verità:

Lo spettacolo della miseria, un tempo appannaggio delle borgate, poi anche del centro, adesso appartiene a tutta la città, inclusi i quartieri residenziali o privilegiati come Miraflores, Barranco, San Isidro. Se si vive a Lima bisogna abituarsi alla miseria e al sudiciume o diventare matti o suicidarsi“.

I quartieri poveri di Lima visti dal colle San Cristóbal

I quartieri poveri di Lima visti dal colle San Cristóbal

Poche pagine dopo si legge:

“[…] il Perù autentico era sulla sierra e non sulla costa, fra gli indiani e i condor e i picchi delle Ande, e non qui, a Lima, città esterofila e oziosa, antiperuviana, perché fin da quando l’avevano fondata gli spagnoli era vissuta con lo sguardo volto all’Europa e agli Stati Uniti, girando le spalle al Perù”.

In effetti Lima è ben diversa dal resto del Perù, dove permangono le tradizioni dei tempi antichi, dove le donne portano gonnelloni a strati, bombette e trecce lunghissime e lucide, dove l’agricoltura rimane la principale fonte di sostentamento.

L’incipit del terzo capitolo è impressionante da tanto che è vero:

Per arrivare fin lì, da Barranco, bisogna recarsi nel centro di Lima, attraversare il Rímac – fiume dalle acque sciatte in quest’epoca dell’anno – sul ponte Ricardo Palma, proseguire per Piedra Liza e fiancheggiare il colle San Cristóbal. Il tragitto è lungo, accidentato, e, in certe ore, lentissimo per l’intasamento stradale.

Il traffico di Lima

Il traffico di Lima

Ed è proprio così, in alcune ore del giorno è estenuante spostarsi tra i quartieri di Lima, stanca anche se è il tassista a guidare e imprecare tra il traffico, lo smog è qualcosa di tangibile quando si unisce alla garúa, la nebbia perenne che copre la capitale del Perù per tutti i mesi della nostra estate. La situazione dei quartieri a nord del centro storico, poi, grida povertà da ogni lato: asfalto sciupato, baracche fatiscenti di zinco, lamiera e cemento, piani incompiuti, vecchissime abitazioni che ti domandi come facciano a reggersi in piedi in mezzo a tanta sporcizia buttata dove capita, altro che raccolta differenziata. Ci basterà affacciarci su questa realtà per una mezz’ora sul colle San Cristóbal per renderci conto della nostra fortuna.

Religiosità sul colle San Cristóbal

Religiosità sul colle San Cristóbal

Eccoci al terzo libro di Vargas Llosa che ha scandito i miei giorni peruviani allietando le 12 ore ininterrotte di volo Madrid – Lima. Si tratta di “La città e i cani” ed è fortemente autobiografico, dato che parla degli anni trascorsi dall’autore nel collegio militare Leoncio Prado del Callao, a due passi da Lima.

Nel Callao si trovano sia il porto sia l’aeroporto di Lima, ma tranne che atterrare e ripartire da questo quartiere non ci sono altri motivi per andarci, perlomeno nella stagione fredda. Infatti, qui si va d’estate sulla spiaggia de La Punta e si parte di qui per le Islas Palomino.

Scogliere di Lima

Scogliere di Lima

Con la garúa non c’è molto da scherzare: è spiazzante sapere che per mesi e mesi il sole non fa capolino dal cielo, la nebbia è più forte dei raggi del sole. Ecco che questo grigiore perenne viene definito in “La città e i cani” in almeno una dozzina di modi diversi: il cielo è “plumbeo”, “color cenere”, “grigio umido”, si parla di “vento che dissolve la nebbia” e di pioggerelle impercettibili come anche a me è capitato di provare. Quasi non te ne accorgi quando piove: è pioggia che si confonde con la nebbia ed è qualcosa che in Italia proviamo raramente. La cosa buffa è che probabilmente Francisco Pizarro, che fondò la città il 18 gennaio 1535, non avesse idea di questo fenomeno atmosferico visto che a Lima in quel periodo dell’anno è piena estate!

 

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