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Le isole Uros sul lago Titicaca

ottobre 7, 2013

Abbandonate per un attimo la frenesia delle grandi città, il caos, i clacson che suonano all’impazzata e le folle che si spostano in blocchi compatti su mezzi pubblici sempre troppo stipati. Abbandonate le scarpe, che qui su un suolo fatto di canne essiccate non vi serviranno. Prelevate un po’ di contante in pezzi piccoli e lasciate in albergo le carte di credito: siamo sbarcati sulle isole degli Uros, vi servirà solo una macchina fotografica con una scheda di memoria capiente. Il sorriso non importa che ve lo portiate da casa, vi spunterà non appena salperete assonnati alle 7 di mattina dal porto di Puno con una delle numerose barche che organizzano gite organizzate sul lago navigabile più alto del mondo.

Il porto di Puno

Il porto di Puno

Si leggono molte cose sul lago Titicaca prima di visitarlo, si possono conoscere i nomi delle isole che vi galleggiano, si può leggere l’origine del nome e la leggenda Inca sulla sua formazione, si può sapere che è a cavallo tra Perù e Bolivia, che ha la forma di un puma che cattura un coniglio che è spesso sulle cronache mondiali per i problemi legati all’inquinamento, ma nessuno potrà mai descrivere in modo realistico i colori che ti circondano e che si stampano indelebili nella mente.

Popolo Uros

Popolo Uros

La lenta navigazione del Titicaca con la barca che si immerge nel profondo blu tra le colline gialle e la vegetazione lacustre è un balsamo per i viaggiatori provati dalle elevate altitudini di questa parte del Perù. Nemmeno le ore che scorrono lente su quella bagnarola di ferro vecchio e la puzza di nafta possono abbattere l’umore di chi si sente esploratore per un giorno di un luogo mitico.

Gli Uros

Gli Uros

L’arrivo del giorno precedente, infatti, ci aveva colti impreparati di fronte ai 3800 metri di Puno: è un attimo perché il mal di testa si impadronisca della facoltà di pensare, le parole si perdono in apnee e vuoti d’aria. Conviene farsene una ragione, e considerare che il corpo abituato al livello del mare ha bisogno dei suoi tempi per reagire all’altitudine. L’attesa dell’incontro ravvicinato col Titicaca, comunque, aiuta.

La totora: ci si costruiscono le imbarcazioni, ci si cammina sopra e si mangia

La totora: ci si costruiscono le imbarcazioni, ci si cammina sopra e si mangia

La prima cosa che voglio scoprire delle isole Uros – una cinquantina di isole flottanti a circa un’ora e mezzo di navigazione da Puno – è come sia possibile vivere galleggiando sulla paglia. Insomma, che sensazione si prova, di cosa vivono gli abitanti, le isole non vanno alla deriva? Tutte le risposte a queste domande mi arrivano dalle spiegazioni in quechua, naturalmente tradotte dalla guida, di uno della dozzina di abitanti dell’isola sulla quale approdiamo. Tutte tranne una, al come si cammina sulla totora, questa specie di canna lacustre autoctona, rispondo da sola: sembra di avere delle molle sotto i piedi e ogni passo affonda un po’ più di quanto ci si aspetti.

Navigazione sul lago TIticaca

Navigazione sul lago TIticaca

Quello che si capisce subito di questa visita alle isole degli Uros è che bisogna filtrare ogni cosa che ci viene detta togliendo gli orpelli aggiunti a uso e consumo del turismo di massa. Con dieci soles in più si gode di un giro su un’imbarcazione di totora guidata da un solo bastone e mani esperte (ma gli Uros vanno a pesca su barche a motore), gli Uros vivono col minimo indispensabile (ma hanno i pannelli solari e i cellulari), cantano in quechua al tuo arrivo ma capiscono benissimo i prezzi in spagnolo. Insomma, come ha detto giustamente un signore spagnolo che ha viaggiato con noi, poveri sì ma scemi no.

Bambino Uros

Bambino Uros

Tolti gli artifici, però, rimangono delle sensazioni autentiche, scaturite da ciò che è ancora incontaminato. Era reale la pace provata navigando su un’acqua liscia come l’olio, seduti su canne intrecciate a gambe conserte; era reale la curiosità di sapere che gusto ha la totora chiamata la banana degli Uros (sa di lattuga), era reale la mano del bambino che ha stretto la mia macchina fotografica per vedere le immagini di un mondo lontano che forse non vedrà mai.

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