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Sua maestà Machu Picchu e una lezione di vita

dicembre 12, 2013

Ricordo che eravamo durante una lezione di storia dell’arte al liceo, avevamo dei tomi enormi che entravano a stento negli zaini scuciti della Eastpack pieni zeppi di scritte fatte con l’Uniposca. Mai un anno che riuscissimo a terminare quei volumi infiniti, eppure sfogliarli per diletto era un’attività che faceva passare il tempo e ti faceva viaggiare con la fantasia. Mi imbattei in questa foto che ritraeva terrazzamenti nel verde, ai piedi di una montagna dall’altra parte del mondo. Non credo che avessi idea di dove fosse, ricordo solo che pensai “un giorno ci andrò e potrò vederlo coi miei occhi”. Era sua maestà Machu Picchu e io desideravo conoscerlo prima ancora di sapere cosa fosse.

Davanti a Machu Picchu

Davanti a Machu Picchu

Per molti Perù è sinonimo di Machu Picchu e spero di aver smentito almeno in parte questa credenza parlandovi di un paese estremamente vasto e variegato, dove si trovano il mare, il deserto, la foresta, le montagne, il lago più alto del mondo. Rimane il fatto che effettivamente un viaggio in Perù senza raggiungere il Machu Picchu rimane incompleto, anzi, spesso è lo scopo del viaggio stesso. Anche io ero stregata a priori dal suo fascino, incantata da un luogo magico considerato una delle moderne meraviglie del mondo. Programmata nel penultimo giorno di permanenza in Perù, questa escursione era in cima alla mia lista desideri fin dall’inizio del viaggio.

Machu Picchu

Machu Picchu

Arrivare a Machu Picchu non è molto semplice: prendendo come base di partenza Cusco, si deve raggiungere in taxi la stazione ferroviaria di Poroy situata a circa mezz’ora dal centro città, prendere un treno Perurail che in tre ore e mezzo porta ad Aguas Calientes e da qui prendere un autobus che, in circa mezz’ora, porta all’ingresso del parco archeologico di Machu Picchu. Il viaggio stesso verso Machu Picchu è da ricordare: la rotaia si inoltra nel fitto della vegetazione pluviale della valle dell’Urubamba ed è possibile apprezzarla dal vetro posto anche sul tetto del treno. Il percorso del pullman verso il parco archeologico è di 12 chilometri, che alcuni percorrono a piedi in una sorta di cammino spirituale verso quello che può essere considerato il parco archeologico più famoso del Sud America.

Aguas Calientes (Machu Picchu Pueblo) - Foto di Tommaso Marchetti

Aguas Calientes (Machu Picchu Pueblo) – Foto di Tommaso Marchetti

Il viaggio verso questo luogo mitico non è esattamente rilassante, per questo in molti si fermano una notte nella cittadina termale di Machu Picchu Pueblo (l’altro nome con cui viene chiamata Aguas Calientes) ma i costi in generale sono molto alti perché il posto è estremamente turistico. Noi abbiamo optato per fare andata e ritorno nello stesso giorno, abbastanza massacrante ma a posteriori posso dire che è stata la scelta giusta. Dovete sapere, infatti, che più che la città perduta scoperta nel 1911 dallo storico statunitense Hiram Bingham, quello che mi ricorderò meglio di Machu Picchu sarà… l’infermeria!

Già perché le aspettative giocano dei brutti, bruttissimi scherzi e la delusione per non poter vivere appieno questa occasione mi brucerà per un po’… non è che sia proprio dietro l’angolo il Perù per poterlo rivedere! La mattina stessa della partenza per Machu Picchu, con la sveglia puntata alle 6, non riuscivo nemmeno ad alzarmi dal letto e reggermi in piedi a causa di una potente combinazione di soroche e intossicazione alimentare o virus che mi ha reso come l’esorcista, chi può saperlo. Fatto sta che ho raccolto le poche forze che mi erano rimaste dopo due giorni a digiuno e mi sono decisa a partire perché non avrei avuto una seconda possibilità.

Machu Picchu

Dopo il viaggio della speranza che vi ho descritto eccoci a Machu Picchu: l’ingresso al parco è regolato dal controllo dei biglietti elettronici, una guida ti prende sotto l’ala protettrice, ti dà un auricolare per sentirla raccontare del sito archeologico anche a distanza, dà un nome al gruppo e ti porta a ritmo serrato tra le rovine, facendoti fare un percorso prestabilito a suo piacimento. Ho sempre odiato la standardizzazione del turismo e percorrere strade battute e ribattute da turisti presi e inscatolati come tonni destinati alla grande distribuzione, figuriamoci la combinazione di questo e il mio stato fisico pessimo! Dieci gradini, venti gradini, cento gradini: arriviamo alla terrazza da cui si ha la famosa vista panoramica su Machu Picchu. Giusto il tempo di scattare un paio di foto che dicano “io c’ero, io ci sono stata” e sento che le forze non mi assistono più: vado in infermeria, non vedrò nient’altro di questo posto.

Il timbro del Machu Picchu sul passaporto

Il timbro del Machu Picchu sul passaporto

Di Machu Picchu conserverò per sempre la memoria di quel dottore giovane che mi ha fatto stendere su una brandina e mi ha detto di bere un sacco di bevande energetiche che sarebbero diventate la mia ancora di salvezza per i giorni a venire in Perù. Ricorderò anche una lezione di vita, che insegna a godersi tutto al massimo nel presente senza aspettarsi niente dal domani, che di doman non c’è certezza. Avevo delle aspettative altissime su questo luogo mitico e non nego che, nonostante tutto, abbia un fascino che va al di là di ogni epoca e di ogni immaginazione, ma è bene lasciarsi incantare anche dal meno conosciuto, dal meno blasonato angolo della Terra che per noi dice qualcosa di significativo.

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4 Comments

  • Reply Manuela gennaio 27, 2014 at 2:35 pm

    Appena sento parlare di Machu Picchu inizio già a sognare (quanto mi ci ritrovo nella tua premessa! Il tomo enorme che utilizzavamo al liceo e a stento entrava nello zaino Eastpack! Che bei ricordi 🙂
    Certo che dopo aver tanto sognato di essere lì rimanere un tantino delusi è davvero un brutto colpo! Sarà colpa delle aspettative che inevitabilmente portiamo con noi in viaggio, ma io penso che la colpa sia anche del turismo di oggi. Della pretesa di voler standardizzare tutto.

    • Reply Mercoledì gennaio 27, 2014 at 3:40 pm

      I mitici tomi d’arte!

      Machu Picchu è bellissimo, è il contorno che mi ha fatto venire l’orticaria, ma del resto se non fosse turistico nemmeno io forse avrei potuto vederlo… insomma, non so risolvere il dilemma del turismo di massa portato agli eccessi: è giusto o sbagliato? Mah!

  • Reply Narrabondo febbraio 5, 2015 at 1:47 pm

    Ua, mi spiace tanto per quanto ti è successo.
    Quella vista, in fondo, è il sogno di tutti i viaggiatori.

    • Reply Mercoledì febbraio 5, 2015 at 2:26 pm

      Alla fine, seppur con fatica, un po’ me lo sono visto il sito che ogni viaggiatore brama… ero solo un po’ a terra con le energie ma un paio di foto le ho fatte! In realtà mi è dispiaciuto viverlo così ma vorrà dire che ho una scusa per tornare!

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