Asia Viaggi Vietnam

Dieci cose del Vietnam che non dimenticherò mai

gennaio 8, 2014

Ho un po’ la mania delle tradizioni: se una cosa ha funzionato una volta, perché non ripeterla con i dovuti aggiustamenti del caso? Così, come ho fatto per il viaggio in Perù, tirerò giù le dieci cose che non dimenticherò mai del Vietnam, proprio così come mi vengono in mente mentre torno alle mie abitudini, alle mie sveglie all’alba che per una volta sono avvantaggiate dal fuso orario, alle mie (pre)occupazioni quotidiane.

Sarebbe una gran conquista riuscire a lasciare a casa i pregiudizi e le idee preconfezionate prima di partire per un nuovo paese, sospendere il giudizio e lasciarsi guidare solo da ciò che vediamo e viviamo. Questo è molto difficile da fare perché prima di partire ci documentiamo sulla storia, leggiamo romanzi ambientati in quel paese magari scritti da autori che sono nati lì e spesso abbiamo paura di affrontare vere e proprie avventure. Devo dire che il Vietnam ha soddisfatto in pieno le mie aspettative e, anzi, mi ha sorpreso positivamente con la sua vitalità e la sua voglia di diventare un paese sempre più al passo coi tempi. Oserei dire che non manca tanto affinché il Vietnam si allinei ad altri paesi considerati più sviluppati, rendendolo quindi uno di quei paesi da visitare quanto prima per non perdere quell’autenticità fatta di cappelli a cono, bufali nelle risaie e donne stracolme di frutta e verdura su bilance pericolanti appoggiate su spalle rese forti dal peso degli anni.

Queste sono le 10 cose che non dimenticherò mai del Vietnam:

1. Non riesco a ridurre dieci giorni in Vietnam in una sola immagine, ma di certo la prima delle cose che non dimenticherò mai sarà la quantità di motorini e biciclette che affollano le strade delle città vietnamite. Sono sicura di non aver mai visto niente del genere in tutta la mia vita: i motorini sfrecciano da ogni parte incuranti delle più semplici regole della strada, caricati all’inverosimile con ogni tipo di merce, da scatoloni a fusti di birra, da polli a maiali sdraiati, da intere famiglie sedute – non si sa come – su quelle selle instabili. Ho contato cinque persone su un motorino, non credevo che fosse fisicamente possibile, invece riuscivano a stare in equilibrio. I semafori rossi sono del tutto accessori, attraversare le strisce pedonali è una scommessa che fai col destino. Eppure tutto questo bailamme ti stordisce, sì, ma sembra del tutto adeguato, proprio come ti aspetti che sia. Ho adorato fin da subito quelle donne con la mascherina che copre la bocca e il naso per l’inquinamento e il casco col buco per far passare la coda di capelli, quegli uomini impavidi con dei carichi più alti di loro che si gettavano in quel flusso con un casco a padella del tutto simbolico, giusto per non prendere la multa.

Motorini a Saigon

Motorini a Saigon

2. A contrastare questa Babele chiassosa c’è un’immagine che porterò sempre nel cuore, carica di significati e colori confusi da una leggera, perenne nebbia. Sono le persone immerse fino al ginocchio nelle risaie, chine sulla loro fatica quotidiana, su quell’oro bianco a forma di chicco che occupa il 50% della popolazione. Il riso è un alimento onnipresente nell’alimentazione vietnamita e le risaie sono un leitmotiv che non ti abbandona da nord a sud: cambiano i periodi di semina e raccolto, ma non cambia la dedizione che i lavoratori dedicano a questo compito. Le risaie fanno da sfondo alla vita di ogni vietnamita dalla nascita fino alla morte, tanto che chi ha lavorato nei campi è poi seppellito negli stessi, all’ombra di tombe monumentali di famiglia che spuntano dall’acqua come vascelli alla deriva.

Risaie

Risaie

3. Ecco un aspetto che mi ha conquistato ancor più dei monumenti e delle città: le tradizioni e i costumi di questo popolo sono stati una vera, affascinante scoperta. Ogni momento della vita è scandito da riti e credenze, s’interpellano esperti di oroscopo per sondare la fortuna di una coppia e si rende omaggio a numi tutelari della cucina, degli affari, delle unioni. Gli altari si sprecano sia in casa sia fuori e i bastoncini d’incenso inebriano l’aria senza sosta, poiché ogni superstizione è buona per pregare e ingraziarsi qualche entità superiore. Questo spaccato di vita merita un capitolo a parte tanto è vasto e variopinto.

4. Le credenze mi portano a pensare ai luoghi di culto visitati, così diversi dalle nostre essenziali cattedrali romaniche e dalle nostre chiese cattoliche con un Cristo in croce sopra l’altare maggiore. In Vietnam certamente non mancano le chiese, retaggio di un passato neocoloniale francese, ma a stupire sono le immense, colorate pagode contraddistinte da stili ai quali il nostro occhio non è abituato. In questi giorni ho fatto incetta di Buddha nelle più svariate posizioni, grassi e sorridenti per augurare fecondità, sdraiati e meditabondi per raggiungere bel più elevate altezze. Mi è piaciuto il calore di questi luoghi, dove un bonzo snocciola preghiere di cui non capisco un’acca, eppure così accorate. Mi è piaciuto togliermi le scarpe all’ingresso ed entrare in punta di piedi in un mondo a me totalmente sconosciuto.

Dentro una pagoda a Danang

Dentro una pagoda a Danang

5. Ma non di sole invocazioni vive l’uomo, e mi si passi l’inversione del detto ma di pane e leccornie è pieno il Vietnam e anche quest’aspetto fondamentale della vita meriterebbe non dico un capitolo, ma un mondo a parte per celebrarne la bontà. Avevo letto delle squisitezze di questa cucina esotica, ma di certo non avrei mai pensato di tornare ingrassata mangiando quantità industriali di verdure, pesce e carne senza toccare pasta per dieci giorni. Non so se sono veramente ingrassata, ma di certo non ho fatto complimenti quando mi passavano davanti scodelle di cibi nuovi e variopinti dai sapori così lontani dalla nostra blasonata cucina italiana. Il top l’ho raggiunto con una ciotola di Phở alle 7.15 di mattina, ossia ho fatto colazione con un brodo di carne di manzo, erbe aromatiche, verdure, spaghetti di riso e peperoncino in cui zuppare pezzi di pane fritto. Il tutto seguito da un caffè bollente talmente forte da risvegliare un morto. Provare per credere, io sono rimasta soddisfatta, lieta e satolla.

Street food vietnamita

Street food vietnamita

6. Un’altra cosa che mi ha colpito è stato il culto che i vietnamiti hanno per Ho Chi Minh, che chiamano in modo confidenziale Zio Ho. Mai avrei immaginato un simile attaccamento per un personaggio pubblico scomparso da tanti anni (nel 1969), invece il ricordo è sempre vivo e i pellegrinaggi alla sua casa e al mausoleo che ne ospita il corpo imbalsamato sono all’ordine del giorno.

Zio Ho

Zio Ho

7. Un capitolo a parte riguarda la lingua vietnamita, impossibile da capire per un occidentale che non l’abbia mai studiata, eppure così musicale e ritmata. Si dice che anche due persone che litigano sembra stiano recitando delle litanie, in un battere e levare musicale che ritma e scandisce la vita quotidiana. Il vietnamita è una lingua monosillabica, le parole sono cortissime e modulate su sei toni distinti dagli accenti grafici più strani (uno sembra una specie di punto interrogativo sopra la vocale, uno è un puntino sotto la lettera). È stato bello sentir parlare le persone del posto quando chiacchieravano tra di loro.

Scritta fuori dal Mausoleo di Ho Chi Minh

Scritta fuori dal Mausoleo di Ho Chi Minh

8. Un fattore che mi ha sorpreso è che i vietnamiti hanno una valuta che non include monete, perché la banconota più piccola è di 1000 dong. Spendere un milione di dong sembra roba da capogiro, in realtà stai spendendo meno di 35€ e devo dire che non sono riuscita a capacitarmi di ciò durante tutto il viaggio. Sembra sempre di spendere tantissimo, invece la vita fuori dai posti marcatamente turistici è molto economica.

9. In questa lista rientrano a pieno titolo anche le cineserie che abbondano sulle bancarelle di ogni città: si tratta di oggetti di dubbia utilità ma che ti accorgi ben presto di desiderare. Sono addobbi di capodanno in rosso e oro, spicchi d’aglio sistemati in modo da essere più un centrotavola che una cosa da mangiare, mascherine antismog dalle più vivaci fogge, perline, lustrini, ninnoli totalmente inutili ma estremamente attraenti. I mercati ne sono pieni: tutto sta resistere per non ritrovarsi la valigia piena di cianfrusaglie.

Mercato a Saigon

Mercato a Saigon

10. Troverà sempre posto nel mio cuore, infine, l’affabilità dei vietnamiti e i loro sorrisi. Quando ti parlano ridono, ti toccano, ti stanno appiccicati, ti danno pacche sulle spalle, ti prendono la mano con entrambe le mani. Adoro questo modo di fare, il loro dirti che sei bella, che sei gradita e accolta in questo popolo che ha sempre saputo rialzarsi in modo eroico da ogni guerra.

Sorrisi

Sorrisi

You Might Also Like

20 Comments

  • Reply Giovy gennaio 8, 2014 at 3:58 pm

    Che bello leggerti Serena!
    Il Vietnam è sempre stato nei miei pensieri e dopo questo post lo è ancora di più.

    • Reply Mercoledì gennaio 8, 2014 at 5:07 pm

      Grazie Giovy!
      Se ti ho fatto muovere anche un solo passo verso il Vietnam sono felice di aver scritto questo post! 🙂

  • Reply Massimo gennaio 8, 2014 at 4:55 pm

    Beh come al solito è un piacere leggere le tue avventure. Chissà che non siano l’inizio di una nuova minicollana in stile lonely.

    • Reply Mercoledì gennaio 8, 2014 at 5:08 pm

      Sarebbe un sogno che si realizza Massimo!
      Grazie per le tue incoraggianti parole!

  • Reply La Ste gennaio 8, 2014 at 5:19 pm

    Ok lo so che lo sai…sono una tua grande fan! Leggendo il tuo Vietnam ho ritrovato un pò della mia Thailandia! Spero di scriverne a breve, i sentimenti sono così tanti e contrastanti. Vabbhe che te lo dico a fare… brava!

    • Reply Mercoledì gennaio 8, 2014 at 5:30 pm

      Proprio stamani mi sono fatta un bel giro sul tuo blog! Aspetto tanti altri post sulla Thailandia perché mi hai incuriosito. Bello il fatto che tu abbia trovato somiglianze tra i due paesi. Un abbraccio alla Ste! 🙂

  • Reply The Girl with the Suitcase gennaio 8, 2014 at 7:17 pm

    Fabry ci vuole andare da tempo, io sono (o forse devo dire ero) un po’ restia. L’oriente non mi ha mai affascinato ma devo imparare ad uscire dalla mia comfort zone e lasciarmi stupire. Una domanda: quanto siete stati? Avete speso una cifra ragionevole? Organizzato tutto da soli?
    So che sono domande tecniche e banali dopo il tuo bel post, ma sono curiosa in qualsiasi ambito. 🙂

    • Reply Mercoledì gennaio 9, 2014 at 9:21 am

      Ciao Silvia, tranquilla, sono importanti anche le cose tecniche!
      Siamo stati via 12 giorni, di cui 10 in Vietnam e 2 di viaggio. Abbiamo fatto Milano-HK HK-Saigon e altri due voli interni: Saigon-Danang e Hué-Hanoi.
      Era tutto organizzato con tanto di hotel e spostamenti prenotati dall’Italia, in così pochi giorni altrimenti avremmo fatto la metà dei posti e noi volevamo vedere quanto più possibile.
      La cifra era alta perché era un periodo di alta stagione, ma comprando il volo per la bassa stagione e organizzandolo da sola sicuramente risparmi ma ti sbatti molto di più. Avessi avuto più tempo me lo sarei organizzato da sola.
      Se decidi di uscire dalla comfort zone sono disposta a darti una mano nell’organizzazione! 😀

  • Reply Alessandro gennaio 9, 2014 at 9:21 am

    Bravissima Serena, ottimo reportage! 🙂

    • Reply Mercoledì gennaio 9, 2014 at 9:25 am

      Grazie Alessandro!
      Credo di avere materiale per altri 3 mesi di post! 😀

  • Reply andrea gennaio 9, 2014 at 5:11 pm

    che meraviglia! il vietnam è da un po’ nella mia lista di cose da vedere…così mi invogli ancora di più 😀 grazie per il post! buona serata, ciao Andrea

    • Reply Mercoledì gennaio 9, 2014 at 5:23 pm

      Ciao Andrea!
      Piacere di leggerti nei commenti del blog!
      Il Vietnam merita e un viaggiatore come te ce lo vedo bene! Ti auguro di visitarlo presto!

  • Reply Cristina gennaio 10, 2014 at 10:19 am

    Serena, un post meraviglioso! riesci a trasmettere le tue emozioni, ed è una cosa che adoro! Vietnam messo in lista…. 🙂

    • Reply Mercoledì gennaio 10, 2014 at 10:38 am

      Ciao Cri!
      Grazie! Era proprio quello che volevo fare, riuscire a trasmettere quello che questo paese mi ha dato. Felice di aver allungato la tua lista desideri 😉
      Un abbraccio!

  • Reply Lucia - Respirare con la Pancia gennaio 10, 2014 at 10:45 am

    Sere, mi sono immersa totalmente nelle tue parole, cercando di visualizzare tutto ciò che hai descritto. Il Vietnam è un Paese a cui sono molto vicina e ne sono affascinata per modi e cultura. Spero di andarci presto. Grazie per il tuo viaggio, e questo è stato molto più di un articolo. Complimenti
    Lucia

    • Reply Mercoledì gennaio 10, 2014 at 10:57 am

      Grazie Lucia!
      Sono felice di aver smosso qualcosa, ti auguro di andare a vedere coi tuoi occhi il Vietnam!
      Grazie per le tue parole, un abbraccio!

  • Reply Martolla gennaio 10, 2014 at 6:09 pm

    Bellissimo!!! ^_^ che voglia di partire!!!

    • Reply Mercoledì gennaio 10, 2014 at 6:17 pm

      🙂 anche io avrei voglia di ripartire!
      grazie Marta!

  • Reply Marika gennaio 12, 2014 at 12:15 pm

    Il Vietnam è nella mia lista da un pò, spero di visitarlo presto!:)

    • Reply Mercoledì gennaio 12, 2014 at 4:46 pm

      Te lo auguro Marika,
      per me è stato un gran bel viaggio!

    Leave a Reply