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Hoi An, la città delle lanterne in Vietnam

febbraio 14, 2014
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Abbine pietà – ha lasciato l’Asia –
Né narcotici, né balsamo
potranno sopprimere e soffocare
ricordi di palme.
Dickinson, Emily – Silenzi

Non è facile tornare a scrivere di cose leggere quando si sono sfiorati certi abissi, ma la quotidianità ci urla in faccia che si deve andare avanti con leggerezza che non è superficialità, ma saper vivere la vita col cuore libero dai gioghi che lo opprimono. Torno così a scrivere di viaggi, l’apice della libertà, il momento in cui siamo noi stessi senza le costrizioni che scandiscono la nostra esistenza quando stiamo in casa. Ho iniziato a scrivere questo post una settimana fa, di sera, dicendomi che lo avrei finito in treno mentre andavo a lavoro. Non ho mai preso quel treno, ma il post è rimasto tra cuore e gola, ve lo racconto adesso.

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Lanterne a Hoi An

Si dice che ammettere di avere un problema sia il primo passo per iniziare a lavorarci per risolverlo. Sono pronta a riconoscere di avere una fissa: ammetto di non riuscire a tagliare quel filo che in pochi giorni mi ha connesso all’Asia, un continente che mi ha stregato lasciandomi scossa dentro e con la voglia di averne di più, come una vera e propria dipendenza. Quelle pagode, quelle fessure nere degli occhi, quei piatti che miscelano sapientemente i sapori, quelle schiene chine sormontate da cappelli conici, quella spiritualità e quel senso della famiglia ritornano a galla nei momenti più impensati.

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Il lungofiume di notte a Hoi An

È così che oggi ripenso a Hoi An, una città che, se non l’avessi vista con i miei occhi, avrei pensato che non potesse esistere, relegata al mondo dei sogni o delle fiabe. Invece la magica Hoi An esiste eccome, con le sue lanterne accese e le sue sartorie, con le case cinesi e il ponte giapponese, con la musica per le strade di un capodanno vietnamita difficile da dimenticare.

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Lanterne gialle a Hoi An

Non so se capita a tutti di avere una certa ritrosia nel leggere e ricordare nomi che esulano dalla nostra esperienza pregressa: a me capita, ad esempio, di sorvolare sui nomi asiatici di cui non conosco pronunce e intonazioni, sostituendole con un grande buco nero, come un salto spazio-temporale, un ponte tra lemmi più rassicuranti. Per Hoi An bisogna fare solo un piccolo sforzo, cioè ricordarsi di scambiare le sillabe della capitale vietnamita Hanoi invertendone l’ordine e il gioco è fatto. Bisogna proprio che ve lo ricordiate questo nome, perché pronunciare una parola significa spogliarla del suo aspetto più pauroso, avvicinarla a ciò che conosciamo e dunque amarla. E io Hoi An l’ho proprio amata.

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Lanterne di carta sul Fiume della Nostalgia

Hoi An è un Giano bifronte, ambivalente, calda e incantata di notte, brulicante e affarista di giorno. L’ho conosciuta sul far della sera, con le prime lanterne accese e le botteghe ancora aperte, con le donne rugose che sul lungofiume vendono le candele decorate con la carta velina e i camerieri che sfoggiano il loro sorriso migliore dietro un ennesimo menu turistico. Fin da subito ho pensato che quel posto fosse speciale, me lo diceva qualcosa nell’aria. Poi ho saputo che il fiume sul quale i passanti lasciano galleggiare i propri desideri in cambio di pochi dong è il fiume della Nostalgia e Hoi An si è fatta spazio, prorompente, nell’Olimpo dei luoghi che mi accompagneranno ogni giorno della mia vita.

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Una donna vende lanterne di carta

A quell’esile candela ho affidato un fardello così ingombrante che mi domando come abbia fatto a non sprofondare, invece ha seguito il corso del fiume che scorreva silenzioso, detentore dei nostri sogni più reconditi. Solo gli anni mi diranno se ho speso bene quegli spiccioli.

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6 Comments

  • Reply Lucia febbraio 14, 2014 at 10:08 am

    Sere, mi ha menzionato su twitter proprio nel momento in cui stavo finendo di leggere, ed il cellulare mi ha fatto sobbalzare.. Mi ero totalmente immersa nel tuo racconto. Le tue parole sembrano uscite direttamente dal cuore; si sente e si percepisce quanto il Vietnam abbia lasciato un segno.
    Hoi An deve essere una favola, ma raccontata da te, con le tue emozioni, diventa qualcosa di più. Complimenti veramente.

    • Reply Mercoledì febbraio 14, 2014 at 10:24 am

      Cara, te sei l’antidoto alla tristezza con questi commenti! In effetti il mio intento è ricordare ogni dettaglio del Vietnam, facendo passare questo amore a chi mi legge. Se ci sono riuscita almeno un po’ posso dirmi felice! Grazie per passare sempre di qua :*

  • Reply Manuela febbraio 14, 2014 at 1:07 pm

    Capisco bene cosa significa innamorarsi dell’Asia ed esserne affamati. Volerne di più.
    Perché quello nn è che un piccolo assaggio.
    Riesci a farmi leggere tutto, dalla prima all’ultima parola. Non è impresa da poco!
    Hoi An sembra un luogo fuori dal tempo e quelle lanterne sembrano magiche 🙂

    • Reply Mercoledì febbraio 14, 2014 at 2:23 pm

      E mi sono anche appena ricordata di non aver messo nemmeno un grassetto, grande impresa leggermi fino in fondo! 😀
      Sì, confermo, Hoi An è fuori dal tempo specialmente di notte; di giorno è tutto un commercio di stoffe e lacche! Bellissima!
      Grazie mille Manuela!

  • Reply La Ste febbraio 15, 2014 at 1:13 am

    Mi succede così con i tuoi post, che li leggo due volte. La prima, tutti d’un fiato e la seconda mi soffermo sulle tue parole… a volte morbide, altre dure o struggenti ma che rendono sempre molto bene l’idea. 🙂

    • Reply Mercoledì febbraio 15, 2014 at 1:35 pm

      Che bella questa cosa che mi hai scritto Ste, grazie di cuore!

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