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Lisbona in 6 giorni: prima tappa Graça, Castelo e Alfama

febbraio 26, 2014
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Desejo,
Voltar,
Voltar a ti,
desejo-te encontrar
Madredeus – Alfama

Un po’ di tempo fa Beatrice, una lettrice di Mercoledì tutta la settimana, mi ha scritto che, per fare una bella sorpresa a una persona a cui vuole bene, aveva bisogno di qualche dritta per passare sei giorni a Lisbona. In pratica mi ha invitato a nozze: un viaggio a Lisbona, un bel regalo da fare, un itinerario da creare e una persona cara sono ingredienti perfetti per creare qualcosa di speciale.

Poi ho cominciato a spulciare i vecchi post su Lisbona e mi sono resa conto che avevo scritto già tante cose, così per non ripetermi ho chiesto a un’altra persona di scrivere questo post. Chi meglio di Marco, amico ligure e compagno d’Erasmus con la mia stessa fissa per Lisbona poteva aiutarmi? Inoltre lui è tornato a Lisbona pochi mesi fa e ha notizie fresche ed aggiornate. Sono talmente contenta che abbia accettato che vi lascio alla lettura, vedrete che vi sembrerà di camminare con lui per le strade della capitale lusitana! Grazie Marco!

Prima, però, voglio segnalarvi questa pagina (il link sotto) dove potete trovare grazie al blog dei biglietti scontati e salta fila per Lisbona… approfittatene! 😉

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Vista della Baixa, Castelo e Tejo

Lisbona è una città di su e giù, nonché di infidi mattoncini in marmo che, per carità, impreziosiscono senz’altro l’arredo urbano, ma nei giorni di pioggia rendono la strada tremendamente scivolosa. Meglio dunque iniziare subito da Alfama, il quartiere che più merita di essere percorso a piedi, e senza un ordine preciso. Ma anche il quartiere che più di tutti richiede, appunto, gambe buone. Anzi, meglio ancora: togliamoci subito il dente e saliamo a Graça, o addirittura a Nossa Senhora do Monte: si tratta dei due belvedere – o per meglio dire, miradouros – che dominano la collina di Alfama e del Castello, e da cui vale la pena cominciare per avere un’idea della città che si stende davanti a noi.

Dei due, Graça è il più conosciuto, ma Nossa Senhora do Monte rappresenta il punto di osservazione in assoluto più alto e, quindi, anche il migliore. Occhio però: una volta lassù, preparatevi ad avere in faccia un vento che neanche sulla vetta del Cervino. Per rendere meno impervia la scalata, almeno, potete raggiungere entrambi i miradouros prendendo l’eléctrico numero 28 alla Baixa, la zona centrale della città – e, appunto, “bassa” – che dal fondo dell’Avenida da Liberdade arriva al Tejo, e di cui vi parlerò più tardi. Per il momento, vi basti sapere che da Rua da Conceição è possibile salire sul 28 in direzione Graça (fatevi furbi: ci sono due fermate nella stessa via, meglio salire sulla prima – ovvero quella in fondo alla Calçada de São Francisco – in modo da trovare il vostro comodo posto a sedere prima di essere travolti dall’orda di turisti che solitamente invade la carrozza alla seconda sosta).

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O eléctrico che porta in Alfama

Bene: avete preso il vostro eléctrico, spero che siate riusciti a trovare un posto, e adesso state risalendo la collina. Proprio la linea del tram segna il confine tra i quartieri di Alfama – a valle, e quindi a destra per voi che salite – e del Castelo, che prende il nome dalle rovine del castello di São Jorge e sorge a monte, cioè alla vostra sinistra. Dopo Rua do Limoeiro, sulla destra, si aprirà la vista sul fiume Tejo, che potrete ammirare dai miradouros di Santa Luzia e, appena oltre la curva, di Portas do Sol. Ma per il momento accontentatevi di qualche foto dalla carrozza, il vostro viaggio continua e, una volta contornata Escolas Gerais (scritto proprio così: Escolas Gerais, senza “rua” davanti, perché Rua das Escolas Gerais è una via distinta, appena sotto a quella che state percorrendo… stranezze portoghesi), si arrampica fino a Largo da Graça risalendo la Calçada de São Vicente e Rua da Voz do Operário – sempre a proposito di bizzarrie toponomastiche, avete mai sentito, in Italia, una via intitolata alla “voce dell’operaio”? È che qui ha sede uno storico circolo operaio lisboeta, che vedrete salendo sulla sinistra e che, oltre ad uffici sindacali e alte amenità, ospita anche una libreria e una scuola.

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Qui, a Graça, il tram termina la sua corsa, e quindi tocca a scendere. D’altra parte, per i più pigri il viaggio è finito: basta attraversare il largo e vi ritroverete al primo dei due miradouros, dove non è escluso che possiate anche imbattervi in un gruppo di studenti universitari vestiti con il tradizionale fato preto, nel bel mezzo di un concertino improvvisato per i passanti. Ma per i più intrepidi, una sfacchinata di altri cinque minuti vi consentirà di raggiungere Nossa Senhora do Monte, appena sopra Rua Damasceno Monteiro, un nome che per chi ha letto Tabucchi dovrebbe suonare familiare. Indipendentemente dal belvedere che avrete scelto, sotto di voi si stenderà il panorama della Baixa, con Praça Martim Moniz in primo piano; poco più avanti l’Elevador de Santa Justa – ascensore in puro stile liberty opera dell’ingegnere Raul Mesnier e non, come vorrebbe una leggenda metropolitana, di Gustav Eiffel, né di un suo allievo; sullo sfondo il ponte XXV Abril, quello in stile San Francisco, e l’estuario del Tejo. Di fronte a voi, invece, la collina del Bairro Alto e, a destra, il viale alberato dell’Avenida, che culmina nel Parque Eduardo VII.

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Piazza Martim Moniz

Dopo questa prima infarinatura, utile a farsi un’idea della conformazione della città, è ora di immergercisi, dentro Lisbona. Próxima paragem Alfama, che poi è la tappa principale di questo primo giorno. Quartiere fondato dagli arabi e sopravvissuto al grande terremoto del 1755, Alfama è un agglomerato disordinato di casette bianche e strade strette, panni stesi alle finestre e bambini che giocano a pallone per strada come se, invece che nel cuore della capitale del Portogallo, ci trovassimo in un qualsiasi paesino di campagna. Inutile dire che la cartina non vi servirà a niente. Meglio andare a sensazione, tanto, a suon di girare, finirete senz’altro dalle parti della chiesa e della piazzetta di São Miguel – cuore pulsante degli arraiais, le feste dei Santi Popolari che, dalla seconda decade di giugno a inizio luglio, causano una brusca impennata di CO2 sui cieli di Lisbona per via dei mille churrascos (barbecue) di sardinhas assadas, sardine grigliate – e probabilmente, anche se non saprete come, arriverete anche al miradouro della piccola chiesetta di Santo Estevão, a mio giudizio l’angolo più suggestivo di quello che è già di per sé il quartiere più bello di Lisbona.

Che altro dire, su Alfama: come e forse più del Bairro, la zona abbonda di casas de fado – ristoranti extralusso in cui ascoltare il fado dal vivo – e altri localini un po’ più a buon mercato, ma se siete viaggiatori low cost non vi consiglio questa esperienza, nemmeno nella sua variante più economica. Meglio “origliare” il fadista o la fadista di turno da appena fuori la porta – ad esempio dalla Baiúca, proprio a São Miguel, oppure alla Tasca do Chico, in Rua dos Remédios; peraltro, a pochi civici di distanza, per chi proprio non riesce a stare senza, c’è un’ottima pizzeria da asporto gestita da due ragazzi italiani: Primo Basilico – e andarsi a mangiare un boccone da Tí Natércia: un ristorantino minuscolo, quattro tavoli di numero, che si affaccia su Escolas Gerais proprio nel punto in cui la strada inizia a salire verso Graça.

Miradouro de Graça Lisbona

Miradouro de Graça

L’eléctrico passa a tanto così dalla porta, quindi occhio, quando uscite, a non farvi mettere sotto. Soprattutto se avete bevuto un bicchiere di troppo. Quanto alla cena, con 15 euro potrete avere un pasto completo scegliendo tra primi e secondi di carne e di pesce, vinho verde, quejo alentejano e azeitonas, vale a dire vino novello, formaggini e olive. E naturalmente, bacalhau: su tutti, vincono il bacalhau com natas e quello à Braz. A proposito, non fatevi ingannare dall’assonanza con l’italiano: Braz è il cognome dell’ideatore della ricetta, niente a che vedere con la cottura alla brace, anzi si tratta di baccalà cotto con patate, uova e cipolle, il tutto impreziosito da qualche bella oliva nera prima di portare in tavola; mentre il bacalhau com natas, alla vista e anche al gusto, assomiglia molto più agli gnocchi alla valdostana che non a qualsiasi piatto di pesce, per la ricetta vi rimando a google. Poi ci sarebbe proprio la specialità della casa, il bacalhau à Tí Natércia, ma quello non è sul menu e dovrete prenotarlo con almeno un giorno di anticipo: ad ogni modo, pensateci bene prima di spingervi a tanto, perché le dosi sono ciclopiche e la preparazione pesantissima, trattandosi di una sfoglia delle dimensioni di un neonato ripiena di baccalà, pomodori, peperoni, cipolle e chissà che altro. Grande come un neonato? Sì, e pure più pesante!

Una volta, dalla Tía, il cibo era anche più a buon mercato – si stava tranquillamente sotto i 10 euro! – ma l’ottima pubblicità del passaparola ha fatto sì che la signora alzasse un po’ i prezzi. Per lo stesso motivo, vale la pena prenotare il tavolo, magari anche semplicemente in giornata, tanto il ristorante è aperto a pranzo e cena, tutti i giorni, escluso il lunedì. Che poi, una volta diventati di casa, vedrete che la Tía aprirà per voi anche il lunedì, se glielo chiedete. E se ci andate, salutate Eugênio e Jaime, i due clienti fissi al tavolo in fondo. Eugênio lo riconoscerete dai baffoni, Jaime dal preoccupante rossore della faccia, probabile sintomo di infarto alla porta.

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“È tanto il fadista che canta come chi lo sa ascoltare”

Terminata la (tutt’altro che leggera) cena da Tí Natércia, la serata ad Alfama prosegue con una sosta alla Típica, piccolo bar che è punto di ritrovo per i giovani e i vecchi del quartiere, ma anche per gli stranieri che vivono a Lisbona e gli studenti Erasmus – o almeno, per quelli un po’ radical chic, o comunque alternativi. Ma soprattutto, è un covo di benfiquisti: guardare una partita del Benfica alla Típica, sorseggiando una imperial, la birra piccola alla spina, è un must di cui anche voi sentirete l’esigenza. Ecco, magari non oggi – in fondo, è soltanto il vostro primo giorno – ma sicuramente prima di ripartire.

E dopo la Típica, basta girare l’angolo per trovarsi al Tejo Bar. Un locale ancor più piccolo di Tí Natércia e della Típica, che apre solo dopo la mezzanotte, e dove è assolutamente proibito far rumore. Tanto che, per esprimere apprezzamento nei confronti dei musicisti che vi si esibiscono – e che non sono mai professionisti, ma semplici avventori come voi, che portano lo strumento da casa oppure lo trovano qui, ce n’è di ogni – sono rigorosamente vietati gli applausi, da sostituirsi con uno sfrigolio delle mani che è ormai un segnale in codice. Al di là di questa ed altre stranezze – tutte perfettamente impersonate da Sérgio, il “ragazzo” che ormai gestisce il locale in pianta stabile, dopo l’addio di Mané do Café, lo scrittore-pittore-musicista-intellettuale brasiliano a cui si deve tutto questo – il Tejo Bar vi entrerà subito nel cuore. Tra le tante particolarità, però, una vale la pena esplicitarvela: non esiste un listino prezzi, per cui il costo della vostra bevuta varia ogni notte – e a volte, anche nel corso della stessa serata – a seconda della congiuntura economica internazionale, delle agenzie di rating, del condizionamento dei mercati, della Troika e soprattutto di quello che Sérgio – il “ragazzo” di cui sopra – si è bevuto prima del vostro arrivo, e che avrà inevitabili ripercussioni sull’umore con cui vi servirà. E sempre che Sérgio abbia voglia, di servirvi. Sappiate infatti che, se volete un copo, molto probabilmente toccherà a voi stessi versarvelo direttamente da dietro il bancone, e quindi potrete approfittarne per farvi un bel bicchiere abbondante. Nessuno vi dirà nulla se non, al massimo, di riempire il bicchiere anche a lui.

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Tejo Bar [Foto di Tejo Bar su MySpace]

Ok, mi sono lasciato prendere la mano da Alfama, e in fondo questa dovrebbe essere solo una guida per sei giorni a Lisbona. È che tutte quelle che vi ho dato mi sembrano informazioni essenziali per vivere davvero questo quartiere. A queste, poi, vanno aggiunte quelle di prammatica. Ad esempio, tutti i martedì e i sabato mattina dietro la Igreja de São Vicente si svolge la Feira da Ladra, il mercatino delle pulci dove, nel caso fosse stati derubati del cellulare, è molto facile ritrovare il vostro amato aggeggio elettronico. O almeno il suo involucro. Per quanto il posto sia un po’ inflazionato dai turisti, non si può non farci un salto. E poi offre un’ottima possibilità per portarsi a casa qualche souvenir a buon mercato, comprese le tipiche piastrelle che ornano interni ed esterni degli edifici, gli azulejos, di cui alla Feira potete trovare esemplari originali. Talmente originali che, spesso, sono stati staccati direttamente dalle facciate dei palazzi.

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Feira da Ladra

Due parole anche sulla zona del Castello, quella a monte di Alfama. È il tipico quartiere infarcito di turisti, negozietti di souvenir – non così economici come quelli che potete trovare alla Feira da Ladra – e ristoranti senz’anima. Ma è anche un angolo di città che merita di esser visto, anche solo di passaggio. Soprattutto, meritano una sosta le mura del Castello, da cui si ha l’ennesima vista sulla Baixa e sul Tejo. Lasciandosi alle spalle le stradine più turistiche, poi, vi ritroverete in un quintal (cortile) diroccato che è quello stesso cortile diroccato dove Wim Wenders ha girato diverse scene di Lisbon Story: è dove ha casa Friedrich, e dove lo stesso Philip si accampa, in attesa che ricompaia l’amico regista, finendo per innamorarsi di Teresa. Con questo, per altro, vi ho raccontato praticamente l’intera trama del film. Che merita comunque di essere visto, prima o forse meglio ancora subito dopo il vostro viaggio a Lisbona, per giocare a riconoscere tutti gli scorci.

Portas do Sol

Portas do Sol

Qui, al Castello, bar e ristoranti sono mediamente più cari. Non fanno eccezione il Terraço e lo Chapitô, ma entrambi meritano comunque una visita. Soprattutto il secondo, lo Chapitô, che è un vero e proprio circolo ricreativo polifunzionale, che si compone di diversi locali distinti e ciascuno caratteristico, e naturalmente propone l’immancabile vista sul Tejo. Posto stupendo dove andare dopo il tramonto, scattare qualche foto, e poi uscire precipitosamente prima che una cameriera troppo sorridente venga a chiedervi l’ordinazione.

Scesi dalla collina, sarete di nuovo sulla linea dell’eléctrico, tra i miradouros di Santa Luzia e di Largo das Portas do Sol. Due delle cartoline più tipiche di Lisbona. Santa Luzia, purtroppo, è ormai da anni in ristrutturazione, si spera anche che la Câmara, il Comune, si sbrighi a chiudere i lavori, ma gli splendidi azulejos del giardino dovrebbero comunque essere visibili. Da Portas do Sol si ottiene invece la tipica foto-cartolina di Alfama, peccato solo per il megaparcheggio con bar fashion annesso costruiti subito sotto, e che sono un po’ un pugno in un occhio.

Alzando lo sguardo oltre il Tejo, invece, vedrete i container e i palazzoni dell’Outra Banda, l’altra sponda, che già non è più Lisbona. E dove nonostante le apparenze vale la pena andare, per farsi una bella mangiata di pesce e guardare da questa parte. Perché una volta di là, ad Almada, la vista di Lisbona che si specchia sul Tejo è a dir poco stupenda. E soprattutto, il pesce è freschissimo! Un po’ caro, forse, ma belin se è buono!

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4 Comments

  • Reply Manuela febbraio 26, 2014 at 12:07 pm

    Lisbona mi attrae. Pensa che molti dicono sia al di sotto delle aspettative. Ma non mi fido. Preferisco fidarmi di te, di Marco e di questo utilissimo post!

    • Reply Mercoledì febbraio 26, 2014 at 12:19 pm

      Dopo 6 mesi passati a Lisbona ho un legame viscerale con questa città. La amo talmente tanto che mi infastidivano profondamente quelli che ne rimanevano delusi dandole solo un paio di giorni di possibilità, girandola senza capirne l’anima. Spero che tu possa vederla con calma e apprezzarne ogni angolo! Se hai bisogno di consigli sono qui!

  • Reply Martolla febbraio 27, 2014 at 3:46 pm

    Si può morire di saudade? Spero di no! Mannaggia a voi Marco e Serena! Lisbona e il sole accecante riflesso sui sanpietrini bianchi della stazione di Santa Apòlonia, e d’inverno, sempre alla stazione, il fumo incredibile dei venditori di caldarroste. Lisbona, quando scoppia la primavera e le castagne diventano montagne di fragole. I panni stesi ad asciugare che ho trovato un giorno pieni di coccinelle. La vista del fiume e il sapere che là dietro c’è l’Oceano. La calma estrema. Le salite sfiancanti, le scalinate infinite, e le vecchiette che ti sorpassano portando 4 buste della spesa. Il bar dietro casa, in cui la padrona 80enne minacciava gli avventori di spegnere la tv durante la partita, perchè facevano troppo chiasso e dicevano parolacce. Uomini grandi e grossi che facevano subito silenzio, come scolaretti. Bere una birra al miradouro di Adamastor al tramonto…ah, la smetto qui!

    • Reply Mercoledì febbraio 27, 2014 at 4:13 pm

      E allora fatemi morire di saudade! 🙂
      Marta, quanta verità nelle tue parole, quanti ricordi e quanti sorrisi che mi tornano a galla! Secondo me quando avremo 60 anni saremo sempre lì a rimpiangere quei tempi… o forse organizzeremo una rimpatriata tra quei sampietrini scivolosi e ci divertiremo come nel 2008!

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