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Lisbona in 6 giorni: vita notturna tra Carmo, Bairro Alto, Bica e Cais do Sodré

marzo 7, 2014
Bairro Alto Lisbona

Nelle puntate precedenti…

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Ci eravamo lasciati al giardino di Príncipe Real per un sonnellino ristoratore, ed ora siamo pronti a ripartire alla volta del Bairro Alto, ma la prima sosta è già dopo pochi passi, al numero 89 di Rua Dom Pedro V. Qui, infatti, si affaccia il Pavilhão Chinês, una sala da tè dall’atmosfera decadente e davvero particolare. Già per il fatto di dover suonare il campanello e aspettare che qualcuno venga ad aprirci, un certo alone di mistero inizia subito a montare, e una volta aperta la porta ci ritroveremo ad attraversare una serie di salottini traboccanti di oggetti da collezione di ogni genere: giocattoli, bambole, modellini, soldatini di piombo, cappelli militari e mille altre chincaglierie che da sole valgono la visita, nonostante il prezzo esorbitante di qualsiasi bevanda o cocktail del menu. Menu che, con i suoi acquarelli in stile Tolouse-Lautrec, è a sua volta un piccolo capolavoro. E mentre saremo lì, intenti a bere il nostro tè, ci verrà come l’impressione che al tavolo accanto sia seduto un dandy inglese di fine Ottocento, e a quell’altro un menscevico in esilio volontario scampato alle purghe di Lenin. O almeno, questa è l’idea che io mi sono fatto dell’avventore medio del locale.

Pavilhão Chinês [Foto di Hannah Donovan]

Pavilhão Chinês [Foto di Hannah Donovan]

Ma come avrete capito, il Pavilhão Chinês dà il meglio di sé dopo la mezzanotte, e siccome invece il sole è ancora alto nel cielo – e quindi è troppo presto anche per il Bairro, che proprio in Rua Dom Pedro V ha il suo limite settentrionale – nell’attesa scendiamo Rua São Pedro de Alcântara fino al Largo Trindade Coelho e beviamoci al volo una imperial alla Estrela de São Roque, il più proverbiale dei “peggiori bar di Caracas” – o, in questo caso, di Lisbona – gestito da un vecchio scorbutico e dal di lui figlio, entrambi il perfetto archetipo del barman che ti guarda in cagnesco mentre asciuga sempre lo stesso bicchiere con un vecchio straccio e nel mentre non ti dice nemmeno una parola. Questi due, poi, hanno in più il raro talento di portarti via il colpo da sotto il naso nell’esatto momento in cui ti accingi a buttare giù l’ultimo sorso. Ma è il bar nel suo insieme, e non solo i suoi proprietari, ad essere meraviglioso: soffitto alto, pareti verde oliva, vecchi scaffali con sopra bottiglie di Licor Beirão ancor più vecchie e impolverate, in vetrinetta dieci cartocci di latte, venti bottigliette di Sumol e quattro pastéis de nata del 1974, l’anno della Rivoluzione. In assoluto uno dei miei locali preferiti, sarà che sono genovese.

Estrela de S. Roque [Foto di Marco Gaviglio]

Estrela de S. Roque [Foto di Marco Gaviglio]

Va beh, all’Estrela non siete obbligati a fermarvi davvero se non è questo il bar che cercate, ma da Largo Trindade Coelho dovete passare per forza se volete scendere la scenografica Calçada do Duque e scattare una bella foto alla collina del Castello – quella dove eravate ieri, e che adesso vi è improvvisamente spuntata di fronte. Occhio solo ai molestissimi camerieri del ristorante sulla destra, i classici “buttadentro” di quel tipo di locale che per attrarre clienti ha bisogno di ricorrere ai più loschi e antipatici sotterfugi, a cui peraltro non rinuncia nemmeno quando sono le cinque di pomeriggio come adesso, ed è decisamente troppo tardi per pranzare e ancora troppo presto per cenare.

Calçada do Duque [Foto di Morgaine]

Calçada do Duque [Foto di Morgaine]

A due passi da qui c’è il Largo do Carmo, altro passaggio obbligato nella visita di Lisbona per almeno due motivi: l’uno accanto all’altro, infatti, sorgono le rovine del gotico Convento do Carmo – la cui volta crollò nel grande terremoto del 1755, mentre gli archi, i contrafforti e le pareti laterali sono ancora lì al loro posto, per un effetto d’insieme decisamente suggestivo – e la sede del comando generale della Guardia Nacional Repúblicana dentro cui, la mattina del 25 aprile 1974, si barricò Marcelo Caetano. Ufficialmente “primo ministro”, Caetano era in realtà il dittatore del Portogallo, avendo ereditato nel 1968 dal professor António Salazar le redini dello Estado Novo, il regime che lo stesso Salazar aveva instaurato nel 1933 dopo che un colpo di stato, sette anni prima, aveva bruscamente interrotto il primo esperimento repubblicano nella storia del paese. Ebbene, fu proprio l’assedio a Caetano e la sua successiva resa, nel tardo pomeriggio di quel 1974, a mettere fine a più di quarant’anni di dittatura e a rappresentare il culmine di quella che sarebbe passata alla storia come la Revolução dos Cravos, e cioè dei garofani. Una rivoluzione assolutamente pacifica, tanto che l’unico colpo di arma da fuoco venne sparato proprio durante l’assedio del Carmo, da un funzionario della polizia politica barricato con Caetano all’interno del quartiere generale della Gnr. Sempre da questa stessa piazza, poi, si può accedere al piano superiore dell’Elevador de Santa Justa che ieri avevamo ammirato dal miradouro di Graça, e dalla cui terrazza si ha una bella vista sulla Baixa. Vista a pagamento, però, perché ormai anche chi arriva dal Carmo deve fare il biglietto, balzello che fino a pochi anni fa toccava solo a quanti prendevano l’ascensore dal basso.

Elevador de Santa Justa

Elevador de Santa Justa

Quindi meglio lasciar stare, anche perché ormai è ora dell’aperitivo all’Adamastor che, dal Carmo, dista solo cinque minuti a piedi. Dopodiché, quello che ci vuole è una bella cena in uno dei tanti ristoranti del Bairro: ce ne sono per tutte le tasche, attenti solo ad evitare le fregature per turisti – ad esempio, molte guide consigliano il 1º de Maio, ma personalmente non mi è sembrato davvero niente di speciale – e sappiate anche che qui si trovano alcuni dei ristoranti in assoluto più chic di tutta Lisbona, naturalmente carissimi. Il primo che mi viene in mente è il Pap’Açorda di Rua da Atalaia, praticamente davanti a dove abitavo, ma non chiedetemi se la qualità è davvero buona come dicono perché io, da buon genovese, non ci ho mai messo piede. So però che è uno dei locali preferiti dal jet-set portoghese, lo dico per gli appassionati di vip-watching, anche se spero non ce ne siano tra i lettori di questo blog.

Il punto è che questi ristoranti all’ultima moda hanno le stesse dimensioni dei tascos, le piccole bettole che stiamo cercando noi; poi certo, all’interno si differenziano per gli arredamenti eleganti prima ancora che per le pietanze ricercatissime, ma hanno tutti piccole finestre o vetri fumé e quindi, da bordo strada, spesso non li si distingue gli uni dagli altri. Non vi resta quindi che leggere bene i prezzi sui menu esposti fuori: se sono indicati, è già un buon segno, significa che per lo meno non siete finiti in quelli super-chic. La cosa più rassicurante, però, sarebbe imbattersi in un bel menu scritto a pennarello su una tovaglia di carta a quadretti, segnale identificativo lampante di quello che stiamo cercando: la trattoria da combattimento.

Bairro Alto Lisbona

Bairro Alto [Chris Zielecki]

Trattoria che in portoghese può declinarsi in tasco o tasca, nonché nei corrispondenti diminutivi tasquinho e tasquinha. Ci sarebbero poi anche l’adega e l’adeguinha, il canto e il cantinho. Ma se nel primo caso il significato letterale di cantina, alle volte, può indicare un’enoteca un po’ più ricercata, nel secondo stiamo parlando del ristorante d’angolo che alle volte, soprattutto in presenza del vezzeggiativo cantinho, corrisponde al raffinato ristorantino per innamorati. Valutate voi se è quello che state cercando.
E poi c’è la parreirinha, come appunto la Parreirinha do Duque, che non è proprio al Bairro ma subito sotto il Carmo, ed è quella che noi chiameremmo una trattoria a gestione familiare. Due i pregi maggiori: avventori quasi tutti portoghesi e seduti l’uno accanto all’altro su tre tavolate; e prezzi davvero stracciati, tanto che per una cena completa di antipasto, vino, piatto abbondante con contorno, dolce, caffè e ammazzacaffé, si sta sotto i dieci euro! La cucina non è molto raffinata, ma decisamente sostanziosa. In più Paulo, il figlio dei gestori che fa anche da cameriere, è un benfiquista sfegatato che in tempo cinque minuti vi rovescerà sul tavolo decine di giornalini sulle tifoserie di mezzo mondo. Ecco, quest’ultimo dettaglio non è necessariamente un punto a favore del ristorante, o almeno non per tutti, mi rendo conto. Però qui io ero di casa e probabilmente anche voi avrete questa impressione, avendo magari l’accortezza di non mostrare interesse per la partita alla televisione, in modo da tenere a bada Paulo.

Scorci del Bairro Alto [Foto di Chris Zielecki]

Scorci del Bairro Alto [Foto di Chris Zielecki]

Ma adesso, è tempo finalmente di tuffarci nella movida del Bairro. Sette sono le strade principali che compongono il quartiere e sono fra loro perfettamente parallele: da est a ovest troverete Rua das Gáveas, Rua do Norte, do Diário de Notícias, da Barroca, da Atalaia, da Rosa, Rua Luz Soriano e per ultima Rua do Século. Il maggior numero di locali è compreso tra Rua do Norte e Rua da Atalaia. E sebbene ultimamente ne stiano aprendo molti anche in Rua da Rosa, la notizia più rilevante a proposito di questa via è il trasloco di un locale in particolare, l’Associação Loucos e Sonhadores che, mi dicono, dopo il trasferimento nella sua nuova sede ha perso gran parte del suo fascino.

Ed è davvero un peccato, perché questa associazione “di pazzi e sognatori” rappresentava un tocco di originalità in un contesto che è invece di grande omologazione. Già, perché i bar del Bairro, ad essere sinceri, si somigliano un po’ tutti: locali angusti che servono imperiais (un bicchiere di birra) e cocktail a prezzi stracciati, in cui arrivi al banco, ordini ed esci subito fuori a consumare. Il fatto che in questo modo si finisca col trascorrere la serata sulla strada, in mezzo a tantissima altra gente, anche se alla lunga può stancare non è comunque l’aspetto peggiore, anzi; il guaio è semmai la qualità dei colpi, davvero scadente: ogni drink non è altro che un beverone di ghiaccio e zucchero e che ha l’unico pregio di costare poco, diciamo non più di tre euro. A questa prima categoria appartengono alcuni dei bar più popolari – dallo Spot al Portas Largas, dal Mezcal al Caricaturas – e l’uscita media al Bairro Alto consiste in una chiassosa (e un po’ molesta) processione dall’uno all’altro.

Personaggi che puoi incontrare di notte al Bairro Alto

Personaggi che puoi incontrare di notte al Bairro Alto

Fortunatamente, però, ci sono ancora bar che fanno eccezione: innanzitutto quelli in cui ascoltare musica dal vivo: jazz al Catacumbas in cima a Travessa da Água-da-Flor e all’Associação Zé dos Bois di Rua Barroca; rock-pop al Palpita-me e fado tutti i mercoledì alla Tasca do Chico in Rua Diário de Notícias, omonimo ma decisamente più alla mano di quell’altro Chico che abbiamo visto ad Alfama – curioso, ad esempio, il connubio tra le foto in bianco e nero dei più grandi fadisti appese alle pareti e le decine di sciarpe di squadre di calcio che cingono il soffitto; se poi risalite la stessa Rua Diário de Notícias fino in cima, svoltando a destra in Travessa da Cara vi ritroverete al Tacão Grande, specializzato in musica brasiliana e creola e altro punto fisso nelle serate al Bairro.

Ma il mio rifugio preferito è un altro ancora, e cioè il piccolo baretto di Esteves, all’incrocio tra Rua Diário de Notícias e Travessa da Água-da-Flor, proprio di fronte al Mezcal, eppure così diverso: di là orde di Erasmus che si ammazzano di chupitos, di qua un bar dove il tempo sembra essersi fermato agli anni Cinquanta, con il juke-box e le pareti bianche e arancioni, i tavoli di formica, i salatissimi lupini serviti per aperitivo e questa coppia di quasi ottantenni dietro al bancone, che è come se a prepararti il cocktail fossero i tuoi nonni. Lui, poi, il signor Esteves, ha un’impressionante somiglianza con Woody Allen, anche se nei modi è decisamente più burbero. Come ben sa la signora Esteves, alla quale tocca il grosso del lavoro mentre il marito, diciamo, si occupa della supervisione.

Tasca do Chico: dove trovare il fado in Bairro Alto [Foto di Mundus Gregorius]

Tasca do Chico: dove trovare il fado in Bairro Alto [Foto di Mundus Gregorius]

Ma al di là dei battibecchi coniugali di questi arzilli nonnini, l’Esteves è per me il miglior bar del Bairro Alto, anche se a contendergli il titolo c’è il Bar Estádio. In questo caso siamo sulla trafficata Rua da Misericórdia, appena fuori dal quadrilatero del Bairro vero e proprio, che è interamente pedonale – e d’altra parte, non potrebbe essere altrimenti. Come avrete capito, anche questo è un bar decisamente retrò, tanto nell’arredamento come nel personale. È però molto più grande di Esteves e, come il nome stesso suggerisce, qui si viene soprattutto per seguire le partite di futebol alla tv. Ora non ricordo se sia proibito fumare – immagino di sì, dato che la sala è unica ed il divieto vige ormai da anni anche in Portogallo – ma lo Estádio è il tipico bar dall’atmosfera plumbea a cui concorrono la luce gialla delle lampade e soprattutto la cappa di fumo avvolgente che, se pure non esiste più nella realtà, di certo si continua a percepire idealmente ancora oggi. Va beh, l’avrete intuito, se uscite con una ragazza, meglio portarla da Esteves: lì almeno c’è una possibilità – grande o piccola, quello dipende dal tipo di ragazza – che il bar piaccia anche a lei.

Ecco un video che riassumerà bene lo spirito del Bar Estádio. Riprese e montaggio sono di Luca Onesti,grazie per la gentile concessione! (E date un’occhiata anche al blog Sosteniamo Pereira)

Usciti dallo Stádio, vi ritroverete a due passi dal miradouro di São Pedro de Alcântara, pure questo recentemente restaurato ma diversissimo dall’Adamastor, e non solo per la vista che affaccia sulla Baixa ed è praticamente speculare a quella di Graça. Questo, infatti, con le sue siepi ordinate, le fontanelle e i bei lampioni, è il classico belvedere degli innamorati, che solitamente si appartano nel più raccolto giardino da basso. Invece le tavolate da picnic della parte superiore – più caotica perché al livello della strada – sono l’ideale per le feste di despedida di fine Erasmus. Anche noi, qui, abbiamo organizzato più di una festa di saluto, e credo che chiunque abbia fatto l’Erasmus a Lisbona non ami particolarmente questo miradouro proprio perché finisce, inevitabilmente, con l’associarlo alla nostalgia dei tanti addii che vi ha consumato. Una sensazione che la bellezza struggente del panorama notturno – con le luci della Baixa e quelle della che si staglia sul Tejo in lontananza – non fa altro che acuire.

Miradouro de São Pedro de Alcântara

Miradouro de São Pedro de Alcântara

Meglio dunque girare i tacchi, scendere Rua da Misericórdia fino a Largo Camões e da lì pigliare nuovamente a destra per tornare alla Bica perché, come vi avevo detto stamattina, anche qui vale la pena tornare a notte fonda. Negli ultimi anni, infatti, i locali del Bairro che prima chiudevano alle quattro del mattino – o come si dice qua, della madrugada, parola bellissima che in italiano non abbiamo e che corrisponde, più o meno, a quel momento della notte che va a confondersi con l’alba – sono stati costretti ad anticipare alle due l’abbassamento delle saracinesche. Con il risultato che la fiumana di gente si è spostata alla vicina e sottostante Bica.

Ora, però, capirete bene come migliaia di persone che affollano un intero quartiere, una volta confluite in unico budello, finiscano con il creare una calca disumana. Ed è per questo motivo che la Bica – fino a pochi anni fa appannaggio quasi esclusivo dei lisboeti – da qualche anno a questa parte, la notte, si trasforma in un carnaio difficilmente vivibile. Vi consiglio quindi di evitare i week end e passare da queste parti, che so, un martedì o un mercoledì sera. A giugno, però, l’ingolfamento è costante ogni giorno della settimana, perché durante i Santos Populares la Bica tiene testa ad Alfama quanto a casa degli arraiais più scatenati (parentesi: in quei giorni di inizio estate vale comunque la pena sfidare la calca, non fosse altro che per partecipare a quella specie di pazzo carnevale organizzato dal gruppo escursionistico Vai Tu, che ha sede nella parte bassa della via).

La discesa della bica... sconsigliata per gli ubriachi! [Foto di Tommaso Marchetti]

La discesa della bica… sconsigliata per gli ubriachi! [Foto di Tommaso Marchetti]

Continuiamo nella nostra discesa verso il Tejo e, salutata la Bica, scendiamo Rua do Alecrim, e cioè del rosmarino, fino al Cais do Sodré: è qui infatti che va in scena il terzo tempo della movida, grazie ai tanti locali per nottambuli che affollano Rua de São Paulo e Rua Nova de Carvalho.

Si va dai disco-pub come il Jamaica e il Tokyo, a discoteche vere e proprie come il Music-Box; dai più squallidi night club per scapoli attempati come il Liverpool e il Copenhagen ad altri dall’insegna insospettabile come il Sol e Pesca che, appunto, sembrerebbe in tutto e per tutto un negozio di articoli da pesca e magari di giorno lo è davvero, ma chi ci è mai passato da queste parti alla luce del sole? E poi ci sono i locali più alla moda che hanno aperto negli ultimissimi anni, e che hanno contribuito a dare un tocco decisamente più cool a questa accozzaglia, spingendo anche molti altri – come ad esempio gli stessi Jamaica e Tokyo – a rifarsi il look: su tutti il Velha Senhora e il Lounge, quest’ultimo l’unico dell’elenco a non trovarsi nelle due vie parallele ai piedi di Rua do Alecrim, ma giusto un po’ più in là, in Rua da Moeda, praticamente dietro al grande mercato coperto della Ribeira, il principale della città.

Cais do Sodré [Foto di xpgomes14]

Cais do Sodré [Foto di xpgomes14]

E con questo siamo arrivati davvero alla fine della nostra giornata; anzi, il sole ormai sta per cominciare un altro giro, e prima di andare a nanna non ci resta altro da fare che mangiare una sopa o una bifana alla Casa Cid di Rua Remolares, un bar-tavola calda ultratradizionale la cui cucina rimane aperta tutta notte, e che credo faccia gli affari migliori proprio alle prime luci dell’alba, quando offre un pasto caldo – e soprattutto un giaciglio – ai nottambuli di ressaca (la tipica sensazione di quando si è alzato un po’ il gomito) che qui si incrociano con facchini, garzoni ed operai all’inizio della loro dura giornata.

La sopa è naturalmente la zuppa, solitamente molto liquida e di verdura, con cui i veri portoghesi sono soliti cominciare qualsiasi refezione, compresa quella consumata alle sei del mattino. E la bifana è la fettina di carne, bife, cotta nell’olio rigorosamente vecchio di tre giorni e poi adagiata in mezzo a due fette di pane: la risposta nazionalista ed altrettanto insalubre all’hamburger a stelle e strisce, e che sarà senz’altro capace di metter fine alle vostre ultime velleità di rimanere alzati. Buona notte, quindi, e soprattutto buona digestione!

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8 Comments

  • Reply Pablo luglio 9, 2015 at 8:56 pm

    Ciao Marco, ti ringrazio per le dritte di tutti i capitoli dedicati a Lisbona, le abbiamo seguite durante il viaggio e siamo rimasti davvero soddisfatti. Ti porto i saluti di Paulo della Perreirinha Do Duque. Degno di nota anche il circolo della regione Alentejo dove abbiamo provato la celeberrima ACORDA nella sua versione originale (sconsigliata per chi non apprezza l’aglio!). Il quartiere più apprezzato, l’Alfama, davvero un mondo a parte. Grazie ancora. Pablo e Alessandra

    • Reply Mercoledì luglio 10, 2015 at 2:08 pm

      Grazie a te Pablo,
      ho chiesto a Marco di risponderti di persona!
      (Vedi sotto)

  • Reply Marco luglio 10, 2015 at 1:43 pm

    ciao Pablo,

    grazie a te per il feedback e sono contento che i miei post vi siano stati utili; spero anche che vi sia piaciuta Lisbona almeno la metà di quanto è piaciuta a me, e ringrazio anche Serena per avermi ospitato sul suo blog 😉

    p.s. fra una dozzina di giorni sarò di nuovo lì per un… “corso di aggiornamento” 😛

    • Reply Mercoledì luglio 10, 2015 at 2:08 pm

      Grazie a te per le informazioni utili, le userò anche io quando, come te, tornerò a fare un piccolo corso di aggiornamento! W Lisbona!

    • Reply Pablo luglio 11, 2015 at 5:09 pm

      Certamente un grosso grazie anche a Serena per la tappa Belem. Se ti capita di tornare alla Parreirinha do Duque riferisci a Paulo che con i miei tempi gli farò avere una sciara dell’Inter come mi ha richiesto!

      • Reply Mercoledì luglio 13, 2015 at 9:45 pm

        Qui si tratta di amicizia vera se ci si scambiano sciarpe!
        Sono contenta che sia andato tutto bene in Portogallo Pablo!
        Alla prossima,
        Serena

      • Reply Marco luglio 13, 2015 at 10:54 pm

        Riferirò, riferirò… anzi devo portargli anch’io una sciarpa del Genoa 😉

        • Reply Marco luglio 28, 2015 at 10:03 pm

          Ciao Pablo! ne vengo da un ciclo di cene da Paulo, e gli ho preannunciato la tua sciarpa dell’Inter, oltre ad aver saldato il mio debito con quella del Genoa 😉

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