Cose belle

Una poesia contro il razzismo

aprile 20, 2014

L’altra mattina, quando ho saputo della morte di Gabriel García Márquez, non ho potuto trattenere le lacrime. Mi rendo conto di essere particolarmente sensibile e forse anche un po’ ridicola a sfogarmi di fronte a uno schermo per una persona di cui conosco a stento la biografia e di cui ho letto veramente troppo poco. Però me le ricordo come fossero ieri quelle giornate fiacche delle estati del liceo quando, mollemente sdraiata sul divano con tutte le finestre aperte per scongiurare la calura, mi ritrovavo a Macondo tra personaggi che ho amato talmente tanto da farmi dire per anni che “Cent’anni di solitudine” era il mio libro preferito, uno dei pochi, tra l’altro, di cui conosco l’indimenticabile incipit.

Non mi succedeva da tempo, eppure l’episodio – per quanto triste – mi ha dato una gioia inaspettata: quella della certezza di avere ancora un briciolo di sensibilità. Sono sempre a rincorrere il vento, scontrandomi con la realtà che l’aria è libera di andare dove vuole a differenza della maggior parte di noi comuni mortali.

Questo mi ha ricordato anche di avere una promessa in sospeso con Federica di Travel di Taste, un blog di cui non mi perdo nemmeno un post scritto da una persona che stimo e di cui apprezzo la sensibilità e l’integrità, doti sempre più rare. Mi è stato chiesto di scegliere una poesia e di pubblicarla sul blog. Le regole erano un po’ più ferree in realtà, dicevano anche di pubblicarla entro 24 ore o in caso contrario di regalare un libro alla persona che ci ha nominato e di scegliere altre 5 persone per portare avanti il gioco. Facciamo che ormai le regole le ho bucate tutte e pazienza, un libro lo regalo sempre volentieri, ma anche fuori tempo massimo ho pensato che pubblicare una poesia oggi sia quasi un atto rivoluzionario, motivo per cui lo faccio volentieri.

Non ho avuto dubbi sulla scelta perché ultimamente c’è un tema che mi sta molto a cuore: quello del razzismo. Osservo incredula l’ondata di xenofobia incessante che si abbatte sulle nostre città, fomentata da persone ignoranti che sono talmente spaventate dal diverso da prendersene gioco piuttosto che avvicinarsi per conoscerlo. Trovo che sia un problema reale e da combattere a suon di libri, istruzione e amore per la diversità, ricchezza che tutti dovremmo cercare di apprezzare.

Assisto sconcertata e impotente a episodi gravissimi come la morte assurda di Zakir Hossain a Pisa per mano di un invasato, leggo commenti ignobili sulle pagine Facebook che dovrebbero essere dedicate alla valorizzazione del territorio uscendone sconfitta e abbattuta. Per questo ho scelto la poesia “Prima vennero…” attribuita al pastore Martin Niemöller e incentrata sull’inattività degli intellettuali tedeschi in seguito all’ascesa al potere dei nazisti. La poesia è spesso erroneamente attribuita interamente a Bertolt Brecht, mentre è del drammaturgo solo la parte iniziale sui rom. Ho scelto questa versione:

Prima vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubavano
Poi vennero a prendere gli ebrei e tacqui perché mi erano antipatici
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché erano fastidiosi
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non parlai perché non ero comunista
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Buona Pasqua di uguaglianza e poesia.

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4 Comments

  • Reply Valentina aprile 26, 2014 at 9:48 am

    Anche io adoro quel libro! L’ho letto per un esame universitario e devo dire che è stata una fortuna perchè probabilmente non sarebbe stato un libro che avrei scelto per ispirazione personale! Invece, è bellissimo, ricco di metafore e di storia narrata con tanta magia! Mi ricordo anche io l’incipit sia in italiano che in spagnolo 😀
    Bellissima la poesia, la conoscevo già e rileggerla mi ricorda che bisogna sempre combattere perchè tutti abbiano gli stessi diritti e doveri e nessuno venga discriminato per odiosi e insignificanti pregiudizi!

    • Reply Mercoledì aprile 29, 2014 at 8:59 am

      Bello quando si trovano affinità letterarie!
      Per fortuna ci sono professori universitari che spalancano dei mondi di conoscenza, al di là delle cose accademiche che devono insegnare. A me successe la stessa cosa con Philip Roth, consigliato dalla prof di linguistica e mai più abbandonato per tutti questi anni!

  • Reply Lucia - Respirare con la Pancia aprile 28, 2014 at 7:52 pm

    Sere, mi ero persa gli ultimi post perché non ho fatto in tempo, e stasera mi ci sono dedicata.. Mi sono fermata in particolare su questo.. Ma sarai brava? “Trovo che sia un problema reale e da combattere a suon di libri, istruzione e amore per la diversità, ricchezza che tutti dovremmo cercare di apprezzare”.. Non sai quanto sono d’accordo. Quando un ragazzo cingalese mi ha risposto che a Roma “non si ha cura delle persone”, mi sono sentita morire. La diversità va insegnata come una ricchezza. Tutto qui.
    Un abbraccio, e sei troppo brava!!

    • Reply Mercoledì aprile 29, 2014 at 9:02 am

      Lucia non preoccuparti, siamo sempre in tempo a leggerci, anche io sono una tua lettrice silenziosa e mi dispiace non dare la giusta importanza e il giusto tempo a questa attività.

      Grazie per i complimenti, vorrei avere davvero molto più tempo per scrivere sul blog e scrivere più cose come queste.

      Molto interessante la cosa che ti ha detto il ragazzo cingalese, aiuta ad aprire gli occhi. Un abbraccio!

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