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Lisbona in 6 giorni, i dintorni: Sintra, Cabo da Roca, Guincho e Cascais

giugno 12, 2014
Palacio da Pena - Sintra

Vi ricordate l’itinerario di sei giorni a Lisbona scritto dal mio amico Marco, pubblicato qualche tempo fa su richiesta di Beatrice, una fan di Mercoledì tutta la settimana? Niente paura se non ve lo ricordate, ecco un ripassino!

Nelle puntate precedenti:

lisbona-portogallo

Vista della Baixa, Castelo e Tejo

Ecco il post di Marco sui dintorni di Lisbona.

È il giorno della gita fuori porta. Dopo aver visto Alfama, il Bairro Alto, la Baixa e la Mouraria, oggi andremo a Sintra, cittadina a una trentina di chilometri a nord-ovest di Lisbona, raggiungibile in circa quaranta minuti di treno dalla stazione del Rossio. Forse, però, vale la pena noleggiare un’auto, in modo da proseguire la visita con una capatina al parco naturale della Serra de Sintra, specchiarsi nell’oceano a Praia das Maças (letteralmente, la “spiaggia delle mele”) e toccare il punto più occidentale d’Europa a Cabo da Roca. Per poi rientrare a Lisbona chiudendo il giro da sud, e cioè attraverso la spettacolare spiaggia del Guincho – autentica mecca dei surfisti, ma non solo –, la suggestiva Boca do Inferno e le sciccose cittadine di Cascais ed Estoril.

Stazione del Rossio

Stazione del Rossio [Foto di Tommaso Marchetti]

Ma andiamo con ordine e cominciamo, appunto, da Sintra. Con ogni probabilità, anche se avrete lasciato una Lisbona calda e soleggiata, a darvi il benvenuto in città saranno un cielo plumbeo, nubi basse e un’atmosfera vagamente transilvana. Questa è Sintra. Ma Sintra è anche il Palácio Nacional, che incombe sulla piazza centrale con le sue due inconfondibili ciminiere, e che altro non sono che le ciclopiche canne fumarie della cucina di questo imponente palazzo del XVI secolo in stile manuelino.

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Palacio da Pena - Sintra

Palacio da Pena – Sintra

E Sintra, naturalmente, è il Palácio da Pena e il Castelo dos Mouros, sempre a patto che le perenni nubi basse non ve li celino alla vista, queste due costruzioni che si innalzano qualche centinaio di metri sopra la cittadina. E se il castello moresco è, essenzialmente, un rudere come tanti altri se ne vedono in giro per l’Europa – dalla cui cima, comunque, nelle rare giornate di sole è possibile riconoscere addirittura il ponte XXV de Abril e il Cristo Redentor, 30 chilometri più a sud e più a est –, il Palácio da Pena è davvero qualcosa di unico. Un delirio architettonico fatto costruire, nella seconda metà dell’Ottocento, dalla regina Maria II di Bragança come regalo di nozze per il di lei marito, re Ferdinando II, e che con le sue torri gialle, rosse e viola è paragonabile, quanto ad assurdità, soltanto al bavarese castello di Neuschwanstein. Quello, per intenderci, che ha ispirato a Walt Disney le fortezze da fiaba di Biancaneve, Cenerentola e della Bella Addormentata.

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Sintra

Castelo dos Mouros – Sintra

Ecco, anche passeggiando per le stanze e i camminamenti del Palácio da Pena avrete l’impressione di trovarvi alla corte di una qualche fiaba e, con ogni probabilità, vi verrà più di un dubbio sull’effettiva salute mentale di chi si scelse un posto del genere come casa. Ma un’altra pazzia architettonica di Sintra – per altro molto più facile da raggiungere, perché distante solo poche centinaia di metri dalla città vecchia, in direzione ovest – è la Quinta da Regaleira.

Vi ricordate del paragone con la Transilvania, fatto alludendo al clima che solitamente accoglie il turista in arrivo a Sintra? Ecco, se vi ritroverete a passare dalle parti della Quinta da Regaleira in un giorno di pioggia e nebbia, capirete esattamente a cosa alludevo, e vi verrà la tentazione di verificare che, al citofono del palazzo, la targhetta non riporti davvero il cognome Dracula. Di una trentina d’anni più recente del Palácio da Pena, il Palácio e la Quinta, vale a dire il giardino, della Regaleira furono costruiti ai primi del Novecento sul progetto di un architetto italiano, Luigi Manini, e su commissione di António Augusto Carvalho Monteiro, un signorotto che aveva fatto i milioni in Brasile e che, tornato a casa, aveva pensato bene di spenderli in una villa che rendesse l’idea della sua sconfinata ricchezza. Insomma, una pacchianata.

Quinta da Regaleira Sintra

Quinta da Regaleira [Foto di Sara Tome]

Ma una pacchianata a dir poco spettacolosa. Tanto il palazzo quanto, soprattutto, il parco circostante – la “quinta”, appunto – abbondano di passaggi segreti, labirinti, riferimenti alchemici e massonici, trompe-l’oeil e altre diavolerie. Delle tante attrazioni che offre Sintra, sicuramente, la più divertente. Come dire che, se avete solo poche ore da dedicare alla cittadina, sarà la meno pubblicizzata Quinta da Regaleira, prima ancora del Palácio da Pena, a meritare la vostra attenzione. Prima di tornare alla macchina per proseguire nella nostra gita, però, val la pena fare un salto veloce in pasticceria e assaggiare la queijada de Sintra, una piccola cheese-cake monoporzione che è la risposta locale al pastel de nata, e che merita tutta la mia ammirazione.

Queijada de Sintra

Queijada de Sintra [Piriquita-Antiga Fábrica de Queijadas Lda.]

E adesso possiamo pure rimettere in moto, destinazione l’oceano. Lo si raggiunge in fondo ad una decina di chilometri di curve e controcurve, che però filano via in un amen, distratti dalla rigogliosissima (e non potrebbe essere altrimenti, visti i litri di pioggia che cadono ogni anno da queste parti) vegetazione della Serra de Sintra. Lungo la strada – ormai sarà passato mezzogiorno – consiglio di sostare, per un pranzo che certo non sarà leggero, all’Adega do Cozinheiro nel paesino di Galamares, in Rua do Salão 16 (puntate il vostro navigatore, in modo da non farvelo scappare, comunque non è distante dalla strada principale). Qui potrete assaggiare il bacalhau à moda de Sintra, e altre specialità di carne e di pesce precedute da squisiti formaggini freschi serviti con olive, sale, pepe e un filo d’olio. Il tutto innaffiato, naturalmente, da almeno una buona bottiglia di Colares, la denominazione tipica di questa zona.

Dopodiché, se avrete avuto la forza di alzarvi da tavola, sarete pronti per fare conoscenza dell’oceano. Tanto, non preoccupatevi della pancia piena, perché il bagno, nelle gelide acque con cui l’Atlantico si presenta all’altezza di Sintra, è pressoché improponibile anche in estate. A meno che non vi siate portati le mute integrali con le quali i surfisti sfidano le onde praticamente tutto l’anno, da gennaio a dicembre.

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Praia das Maças - Oceano Atlantico

Praia das Maças – Oceano Atlantico

Praia das Maças, vi dicevo, da queste parti è una delle spiagge più belle. Risalendo verso nord ci sarebbero anche Azenhas do Mar e, ad una trentina di chilometri, Ericeira, ma non avremo tempo di vedere tutto in un giorno. E di sicuro, che non vi venga voglia di deviare nuovamente all’interno per visitare il Palazzo Nazionale di Mafra, colossale monastero costruito dai re portoghesi nel XVII secolo, e per la cui realizzazione fu speso quasi tutto l’oro del Brasile, tanto da causare la bancarotta del Regno. Insomma, un monumento allo sperpero, e pure brutto. Con parole d’oggi più che da manuali di storia dell’arte, decisamente kitsch.

Evitiamo, quindi, e prendiamo la strada opposta, direzione sud-ovest. Ovest, soprattutto, perché in pochi chilometri ci ritroveremo a Cabo da Roca, “Aqui… Onde a terra se acaba e o mar começa….” come canta Luis de Camões nei suoi Lusíadas. Dove, cioè, la terra finisce ed inizia il mare, lo sconfinato mare che prende il nome di Oceano Atlantico. È questo il punto più occidentale del Portogallo e, con esso, di tutta l’Europa, il limite estremo del continente. Un’impressione, quella di trovarvi alla fine del mondo, che però percepirete ancora più viva se mai vi capiterà di passare dalle parti di Cabo de São Vicente – all’estremo sud del paese, in Algarve –, luogo imperdibile che tuttavia non rientra, purtroppo, nel nostro viaggio di poche ore nei dintorni di Lisbona.

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Cabo da Roca

Cabo da Roca

Nostra prossima tappa è, invece, la stupenda Praia do Guincho, con le sue dune di sabbia dove vanno ad infrangersi cavalloni d’acqua che gli aspiranti surfisti del nostro laghetto mediterraneo si sognano. Ma anche se, come me, siete più tipi da ristoranti tipici che da mercoledì da leoni, qualche ora di mare, il Guincho, se la merita tutta. Occhio solo a non addormentarvi sul vostro asciugamano perché, con il vento che tira da queste parti, nel giro di una mezz’ora potreste trovarvi completamente ricoperti di sabbia. E naturalmente, a queste latitudini, non ci sono cani San Bernardo che vi vengano a recuperare.

Boca do Inferno - Cascais

Boca do Inferno – Cascais

Essendo, ormai, quasi alla fine della nostra giornata fuori porta, potremmo trovarci al Guincho proprio all’ora del tramonto, e non sarebbe affatto male. Ma se anche fossimo in anticipo, in non più di dieci minuti saremo alla vicina Boca do Inferno, una grotta a picco sul mare nella quale va ad infilarsi dritto dritto l’oceano, appena fuori dall’abitato di Cascais. Anche questo, insomma, un posto niente male dove aspettare che il sole vada a nascondersi oltre il filo dell’orizzonte.

Panorama di Cascais

Panorama di Cascais

(Parentesi: noi siamo arrivati al Guincho da nord, in macchina, ma la spiaggia è raggiungibile direttamente anche da Lisbona, in treno, facendo, in meno di un’ora, tutta la linea di Cascais da Caís do Sodré al capolinea, e poi proseguendo con le bici che, arrivando abbastanza presto la mattina perché poi vanno a ruba, è possibile noleggiare gratuitamente fuori dalla stazione. Ecco, in questo caso, giusto un’avvertenza: anche se gli ultimi chilometri verso il Guincho sono in leggera discesa, vi toccherà pedalare, e pedalare forte, perché il vento contrario vi rimbalzerà. Al ritorno, invece, con il soffio dell’oceano alle vostre spalle vi sembrerà di volare in salita come neanche il Pantani dei tempi d’oro: e anche queste sono soddisfazioni!).

Boca do Inferno - Cascais

Boca do Inferno – Cascais

Dalla Boca do Inferno a Cascais sono pochi passi. Qui potrete cenare, stando però bene attenti ai prezzi, perché la città, con i suoi parchi e giardini, con le sue ville – compresa quella dove si rifugiarono i Savoia in esilio dall’Italia, oggi trasformata in hotel di lusso – e con l’autodromo ed il casinó dell’Estoril poco distanti, è tra le più ricche di tutto il paese. Uno spicchio di Costa Azzurra trapiantato nel cuore del Portogallo, tra le sardinhas assadas di Lisbona e il queijo saloio della Serra di Sintra.

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