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Varanasi: la vita che scorre lungo il Gange

settembre 10, 2014
Il Gange in piena

Vedi mai una stella cadere
E non ricordi cosa desiderare
Non c’è niente dentro me qui a Varanasi
perché dentro ci sei tu […]

Varanasi baby – Afterhours

Sono arrivata a Varanasi seguendo le note di una canzone, assecondando il ritmo di una melodia che conosco a memoria da anni. È incredibile come la musica possa trascinarci, prenderci, ribaltarci lasciandoci esausti, sfiancati.

Il Gange in piena

Il Gange in piena

Il viaggio per arrivare a Varanasi è stato un presagio funesto delle ore a venire, con un treno scalcagnato e in ritardo di quasi tre ore, notizia accolta dagli indiani con un laconico “è la stagione dei monsoni”. Parto dalla fine del viaggio perché non posso fare altrimenti, l’India è una centrifuga che ha cambiato le mie abitudini e influenzato il peso del mio passo sul mondo senza prima chiedermene il permesso.

La multiforme umanità di Varanasi

La multiforme umanità di Varanasi

Varanasi è anche l’apice di un percorso a ostacoli durante il quale la fatica è venuta a galla, prepotente, lasciandomi troppo spesso impotente, quasi sempre attonita. La città nel primo trambusto del mattino è un mostro che ti fagocita e ti risputa nel traffico immobile, un tetris di corpi macilenti, di occhi curiosi in cerca dell’affare che svolti la giornata. Tutti hanno una soluzione a problemi che non sapevi nemmeno di avere, una proposta per un desiderio che non hai ancora maturato, un unguento per curare malattie che non sai di avere. Non riesco più ad apprezzare l’ingegno e l’arte di arrangiarsi sempre e comunque, sono stanca di posare in tutte le foto col sorriso sulle labbra, come se fossi una celebrità bianca, una regina dell’effimero.

Il Gange poco prima dell'alba

Il Gange poco prima dell’alba

Sulle sponde del fiume Gange

Sulle sponde del fiume Gange

Per un disguido con l’autista arriviamo tardi alla cerimonia sui ghat, i gradoni di cemento che digradano nel Gange. In realtà quello che vedo è un ammasso di turisti affamati di racconti e foto ricordo che si scapicollano per un posto in prima fila, ignari della tradizione e del rispetto. Ma forse hanno ragione loro, io me ne tiro fuori, non mi va di farmi prendere in giro da uno scimmiottamento del sacro, da una finta cerimonia ad uso e consumo dell’Occidente attratto dal misticismo e influenzato dai retaggi dei figli dei fiori.

Un santone all'alba

Un santone all’alba

Santone a Varanasi

Santone a Varanasi

Il caos primordiale dei vicoli è snervante, il via vai di anime in pena è amplificato dai clacson mai stanchi, dagli ingorghi creati dai risciò guidati da vecchi ossuti con gli occhi arrossati dallo sforzo. Cammino senza mai staccare gli occhi da terra per evitare dio solo sa cosa potrebbe appiccicarmisi sotto le suole, provo a respirare il meno possibile, arrivando a un secondo prima del soffocamento. Sto interi minuti senza il coraggio di alzare la macchina fotografica all’altezza dell’occhio, prima di immortalare voglio capire.

Vendita di legno per le pire funerarie

Vendita di legno per le pire funerarie

Ha senso macinare tutti questi chilometri per vedere questi mucchi d’ossa e pelle raggrinzita, l’abominio di corpi ammassati coperti di mosche, lo sfacelo della vita che si sgretola di pari passo con la dignità? Ha senso la carità che mette una pezza alla colpa di esser nata dalla parte giusta del mondo, lo sguardo pietoso e mai compassionevole, che il patire insieme è veramente fuori dalla portata della più fervida immaginazione? Hanno senso i santoni che si aggirano arancioni e pasciuti tra le masse di turisti che giocano a fare gli straccioni giusto il tempo della permanenza nel subcontinente, in attesa di un volo che li riporti alle camicie bianche e inamidate della loro vita di agi?

Il Gange visto dalla città

Il Gange visto dalla città

Nemmeno il sonno è ristoratore: c’è un’alba che mi aspetta sulla riva di un Gange ingrossato dalle piogge degli ultimi giorni, le barche aspettano la bella stagione a riva prima di salpare di nuovo. Questo giro mattutino aggiunge dettagli che continuano a venire a galla nei miei sogni, come quei corpi addormentati sui carretti che sono il sostentamento – in tutti i sensi – di speranze sopite, come quell’intera famiglia sdraiata su un minuscolo pagliericcio in un altrettanto minuscola stanza dalla porta spalancata in cerca di un alito di vento, quando ho capito che casa e bottega qui non è un modo di dire per vantarsi di una vita morigerata, ma è la scabra evidenza che la realtà può essere solo così.

Mercato a Varanasi

Mercato a Varanasi

Passano quattro uomini che trasportano una barella fatta di canne di bambù cui è stato legato un corpo senza vita di cui s’intravede un lembo di sari penzolante: una donna passata a miglior vita sarà bruciata su pire di legna accatastate con precisione chirurgica e arricchite con trucioli di sandalo pesati in base alla sua ricchezza. Le donne non sono ammesse al rito della cremazione perché il dolore deve rimanere una cosa privata e i pianti non devono uscire dalle mura di casa. Però le mucche sacre in compagnia di capre e cani randagi possono banchettare sulle spoglie mortali dei cadaveri ormai ridotti in cenere in uno spettacolo macabro della natura portata agli estremi della sopravvivenza. Il Gange scorre sotto queste scene, testimone muto della vita e della morte di milioni di induisti che si rimettono al destino del fiume, che sperano di mescolare le molecole con l’acqua per liberarsi finalmente dal ciclo delle reincarnazioni.

Per le strade di Varanasi

Per le strade di Varanasi

È già ora di ripartire, sento di non aver dedicato il giusto tempo alla complessità di questo formicaio, di avere solo un’immagine sommaria di questa città che desideravo ardentemente raggiungere. Varanasi è e rimane per me un grande punto di domanda, le risposte probabilmente giacciono sepolte sotto cumuli di spazzatura e ceneri di vita.

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18 Comments

  • Reply Cabiria settembre 10, 2014 at 8:45 am

    Io le risposte non le ho, avrei invece tante domande da aggiungere alle tue.
    Varanasi non l’ho vista, ed è uno di quei posti che vorrei vedere, ma sto aspettando, perchè tutto quello che descrivi, che ti sei sentita addosso, me lo porto dietro pure io, anche se ormai sono passati diversi mesi.
    Anche io ho lasciato tante foto dentro la macchina, anche io parto a scrivere dal fondo, anche io non ci ho capito molto, neppure adesso che sono tornata dalla parte giusta del mondo.
    Non ho risposte da darti, ma in tutto questo disorientamento, se vuoi, posso farti compagnia.
    Un abbraccio 🙂

    • Reply Mercoledì settembre 10, 2014 at 8:49 am

      In compagnia si sta decisamente meglio, se non altro per confrontarsi e per provare a darsi delle risposte a vicenda. Non volevo crederci quando leggevo che l’India scombussola, ribalta, incasina i ragionamenti. Invece è proprio così.

      Leggerti prima di partire mi ha fatto bene! Grazie.

  • Reply perla settembre 10, 2014 at 1:22 pm

    non ci sono mai stata,ma,per come la sento io,l’India è l’esasperazione della contraddizione umana:la Materialitàe la Spiritualità.la nostra mente razionale di occidentali non può non vacillare.un bacio perla

    • Reply Mercoledì settembre 10, 2014 at 2:07 pm

      Ciao Perla,
      che piacere leggerti nei commenti, davvero.
      Per noi occidentali lo sforzo di comprensione è veramente grande, a volte sfianca mettersi nei panni degli altri ma allo stesso tempo è molto formativo. In effetti ci ho trovato entrambe: materialità e spiritualità portate all’estremo. Grazie.

  • Reply Sara settembre 10, 2014 at 3:38 pm

    È l’essere umano in quanto tale – in particolare quello occidentale – che divide le cose in “giuste” e “sbagliate”.
    La Verità che è la risposta a tutti i perché sta nel fiume che scorre sotto a tutte le cose.

    • Reply Mercoledì settembre 10, 2014 at 4:00 pm

      Sempre dolce e profonda la Saruccia!
      Un tuo commento è gioia per me, grazie per mostrarmi le cose sotto il tuo punto di vista mai scontato. Ti abbraccio

  • Reply Dany M settembre 10, 2014 at 4:23 pm

    In India non sono mai stata.. sto leggendo un libro ambientato li.. ed è uno di quei posti che tra crudezza e considerazione della figura femminile non mi ispira molto. Deve segnarti particolarmente. Mi hai segnato tu con queste foto, posso solo immaginare quello che hai provato tu.

    • Reply Mercoledì settembre 10, 2014 at 4:30 pm

      Ciao Dany, grazie per esserti soffermata a leggere e capire oltre le nostre remore, oltre i nostri pregiudizi. Le cose scabrose che hai menzionato mi hanno fatto pensare seriamente se andare o meno, poi ho pensato che vedere coi miei occhi avrebbe rafforzato le mie convinzioni o cambiato la mia prospettiva. Sicuramente è un viaggio che mette a nudo tante debolezze, ci vuole un po’ di stomaco.

  • Reply La Ste settembre 10, 2014 at 9:09 pm

    Ti leggo e vorrei trovare la forza per prepararmi ad un viaggio del genere. Cerco di ricaricarmi e poi buttarmi in questa avventura senza guardarmi indietro. Ho paura dell’India, a tratti, ma la voglia di scoprirla mi attira come una calamita. Grazie per questa tua visione così sentita!

    • Reply Mercoledì settembre 10, 2014 at 9:17 pm

      Ciao Ste! In effetti niente è stato facile e scontato in questo viaggio, credo che per metabolizzarlo mi ci vorrà del tempo. Però l’India la sognavo da tempo e a un certo punto ho sentito che era il momento giusto. Mi sono buttata e non me ne pento, anzi, vorrei scoprire nuove zone. Però tra un po’! 😉 Grazie per i super complimenti.

  • Reply Elisa settembre 11, 2014 at 12:15 am

    che bello questo post Serena. Merita di essere letto da tutti, devi pubblicarlo, stamparlo intendo, farlo leggere a più gente possibile.
    E’ così vero, così crudo, così poco polite che travolge.
    Nel leggerlo sentivo le budella rimescolarsi.
    L’India sconvolge ma ci vuole fegato per scriverlo e dirlo al mondo.
    Ma quanto sei brava?

    • Reply Mercoledì settembre 11, 2014 at 8:31 am

      Elisa grazie! Magari pubblicarlo, sarebbe davvero un onore! Chissà che prima o poi non lo faccia!
      L’India è impegnativa, credo che mi abbia segnato nel profondo, necessito di tempo per capirlo. Nel frattempo lascio che i ricordi vengano a galla così crudi come sono.
      Un abbraccio.

  • Reply Barbara Oggero settembre 11, 2014 at 11:07 am

    Oramai credo esista un’India a uso e consumo degli occidentali, per come ce l’hanno saputa vendere e come vogliamo credere che sia. E poi esiste l’India, quella vera, quella che è impossibile da capire e che ci lascia attoniti perché è diversa dal sogno mistico propinatoci nei decenni (e ancora così vivo).
    Non penso sia possibile dare o avere risposte su quel modo di vivere e rapportarsi, ma semplicemente prendere atto che per loro va bene così e a noi sta solo il decidere se prendere tutto o lasciare altrettanto, senza riserve.

    • Reply Mercoledì settembre 11, 2014 at 11:27 am

      Questa è un’ottima chiave di lettura Barbara. Considerando anche che hai vissuto in prima persona l’esperienza è un’impressione di prima mano e per di più ragionata nel tempo. Credo che me la terrò buona! Io sono sempre in fase di rimuginamento!

  • Reply Lucia - Respirare con la Pancia settembre 12, 2014 at 9:33 am

    Ogni volta che leggo articoli sull’India mi perdo nei pensieri.
    Penso sia un Paese che ti impone domande e, con lo stesso fervore con cui te le fai, ti costringe a non trovare risposte. Non credo ci siano, e penso che noi, in qualche modo, non siamo in grado di scovarle. Forse così deve essere.

    Leggo questo post prima di una partenza. Grazie Sere, per la tua bravura e la capacità di comunicare. Arrivi. Sempre.

    • Reply Mercoledì settembre 12, 2014 at 9:36 am

      Grazie Lucia,
      i tuoi commenti mi rallegrano, forse non tutto è perduto!
      Forse è come dici tu, a volte non è possibile e nemmeno necessario capire.
      Ti abbraccio!
      Buon viaggio!

  • Reply Lucilla settembre 22, 2016 at 6:37 pm

    Ciao Serena, leggo questo racconto con molto ritardo in occasione della tua nomination al Festival della Letteratura di Viaggio. È un po’ che ti seguo ormai e leggerti è sempre un piacere. Non solo ammiro l’arte sapiente con cui intrecci sostantivi ad aggettivi mai banali, ma apprezzo più di tutto il tuo punto di vista sempre profondo, ragionato, mai superficiale. Non ho mai visitato l’India ma ho invece attraversato lo SriLanka tanti anni fa, in piena guerra civile, quando i turisti erano cosa rara. Il paese dell’acqua si contrappone al fuoco Indiano, però anche lì le caste e le viziose reincarnazioni. Anche lì templi indu dagli odori pungenti, a volte soffocanti. Viaggiando in Asia ho scoperto la bellezza e la complessità di una vita vissuta con leggerezza, che è fatta di accettazione del quotidiano, che spesso sfuma tragicamente in rassegnazione. Penso che la verità davanti a tutto questo scorra nel fiume, come scrivevano sopra… Impossibile per noi occidentali comprendere veramente ciò a cui si assiste quando si è al cospetto di culture tanto lontane. Per questo è bello viaggiare: viaggiando impariamo a interrogarci su noi stessi e a prendere coscienza che non siamo soli.
    Complimenti ancora, sono certa che vincerai il concorso. Un saluto!

    • Reply Mercoledì settembre 26, 2016 at 2:47 pm

      Ciao Lucilla,
      finalmente riesco a risponderti, scusa l’attesa. Non ho vinto il concorso ma sono molto felice di essere arrivata in finale, è comunque un onore!
      Ti ringrazio innanzitutto per i complimenti che mi fai e che mi fanno arrossire. Non sono molto brava a valorizzarmi e quando leggo che qualcuno apprezza quello che faccio sono al settimo cielo e respiro una boccata di autostima che male non fa! 🙂

      Io invece non sono mai stata in Sri Lanka e in molti mi hanno detto che le affinità con l’India sono molte, ma come fosse un’India più ordinata e pulita. L’India, pur con tutti i suoi difetti, continua a rimanere un mio grande amore e spero di vederne altri pezzi quanto prima, perché ne ho vista veramente una piccola parte, anche molto turistica. Però credo di averne colto un po’ dell’essenza, o almeno lo spero. Questo post è un po’ la summa dei pregi e difetti di questa terra e ci sono particolarmente affezionata, sono felice che tu abbia potuto leggerlo grazie al concorso. Grazie per il tuo bel commento.

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