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Taj Mahal: l’amore eterno celebrato ad Agra

ottobre 27, 2014
Taj Mahal

“Il Taj Mahal è una lacrima di marmo
poggiata sulla guancia del tempo”
Tagore

Quando un posto è preceduto da un bel bagaglio di misticismo, il sol pensiero di avvicinarsi al suo cospetto fa venire i brividi.  Se questo luogo, poi, è avvolto dalla carezza di un racconto allo stesso tempo dolce e spietato non si può che provarne un timore reverenziale.

Taj Mahal

Si narra, infatti, che il Taj Mahal, detto anche il mausoleo dell’amore, sia il pegno di riconoscenza e devozione che l’imperatore Shah Jahan fece erigere nel 1632 in memoria della seconda moglie Mumtaz Mahal, una principessa originaria della Persia morta l’anno precedente dopo aver partorito il loro quattordicesimo figlio.

Taj Mahal

Numerose sono le leggende che ruotano intorno al bianco simbolo dell’amore eterno: ad esempio che i capelli dell’imperatore, sprofondato nel panico più totale per la prematura scomparsa dell’amata, siano diventati grigi da un giorno all’altro, e che le mani degli artigiani che lavorarono agli intarsi del mausoleo siano state amputate a fine lavoro per non permettere loro di eguagliare in nessun modo la bellezza di quest’opera.

Taj Mahal

Ciliegina sulla torta di questa fiaba è il destino crudele toccato in sorte a un uomo tanto innamorato: Shah Jahan fu detronizzato dal crudele figlio Aurangzeb, il quale fece imprigionare il padre nell’Agra Fort. Da lì il re spodestato poteva osservare il Taj Mahal attraverso le sbarre della gattabuia che lo ospitò fino alla morte, ma non potè mai toccarlo di nuovo. Lo struggimento totale. La malinconia fatta storia.

Taj Mahal

Leggenda vuole anche che il progetto iniziale del re fosse quello di costruire un mausoleo speculare sulla sponda opposta del fiume Yamuna, solo che quello sull’altro lato doveva essere nero: un perfetto bilanciamento di opposti, lo yin e lo yang, il giorno e la notte, il buio e la luce.

Taj Mahal

Sono proprio questi ultimi elementi, questo alternarsi di sole e tenebre e l’alternarsi delle stagioni a dare all’edificio di stile indo-persiano un raro gioco di colori mutevoli riflessi sulla superficie bianca latte. Si tinge di rosa la mattina e di argento sotto la luna,sfumato d’oro nel pomeriggio e di rosso nel tramonto più struggente. Il Taj Mahal cambia come il carattere mutevole di una donna guidata dall’istinto.

Taj Mahal

È l’incanto del marmo bianco della cupola, delle pietre incastonate con maestria sui lati, delle scritte in arabo che lo circondano che sembrano vergate a mano: ogni dettaglio contribuisce alla magia di questa meraviglia del mondo moderno.

Taj Mahal

Inoltre, il Taj Mahal si assapora camminando: le macchine e i risciò, infatti, devono stare alla larga dal gigante bianco, e ogni passo in quella direzione assume il sapore della conquista.

Taj MahalUna volta entrati nel complesso c’è come una forza veramente potente che attira a sé e l’unica cosa che si può fare è assecondarla non staccando neanche per un attimo gli occhi da quella perfetta combinazione di architetture e giardini, un’opera mirabile giocata anche sul dettaglio non trascurabile che, essendo rialzata, ha come sfondo soltanto il cielo.

Taj Mahal

Ma la bellezza non è solo all’esterno, e il divieto di fotografare anche un solo piccolo dettaglio dell’interno aumentano l’ansia dell’attesa. Quello che solo gli occhi possono vedere è un cenotafio che pare ricamato all’uncinetto rivestito di pietre semipreziose. Pensare che è scolpito nel marmo fa interrogare lungamente su quali incredibili prodezze possa compiere un artista dotato solo di estro e indiscussa dote.

Taj Mahal

Da questo racconto rimangono fuori tante cose, ma ora è il tempo di chiudere questo capitolo in attesa che altri ricordi affiorino coi tempi che questa magia indiana vorrà prendersi.

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4 Comments

  • Reply max ottobre 28, 2014 at 11:50 am

    Piacere serena…ho letto sul tuo profilo che abbiamo la stessa impresa memorabile….
    Aspetto con piacere tue sulla mia mail…

    • Reply Mercoledì ottobre 28, 2014 at 12:17 pm

      Piacere Max, vado subito a vedere!
      Buona giornata e grazie per essere passato di qua!

  • Reply dueingiro ottobre 29, 2014 at 6:02 pm

    Ciao! giungiamo qui grazie alla rete, complimenti per il blog!
    Sono passati molti anni dall’ultimo mio viaggio in India e non posso dimenticare le emozioni che ho avuto guardando il TajMahal.
    Non è solo un monumento, è qualcosa di veramente potente, ha proprio una forza magica…come tutta l’India d’altronde !
    a presto ciao! Kia
    dueingiro.blogspot.it

    • Reply Mercoledì ottobre 29, 2014 at 9:04 pm

      Ciao Kia, felice di questo approdo sul blog! Grazie per i complimenti.
      L’India è un mondo a sé, affascinante e impegnativo allo stesso tempo.
      Sono giorni che mi è ritornata a galla, ho voglia di scriverne e di parlarne. Quindi aspettati altri post 😉

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