Cose belle

La campagna del Fiocco Bianco per dire no alla violenza di genere

dicembre 1, 2014

Ho visto Nina volare tra le corde dell’altalena
un giorno la prenderò come fa il vento alla schiena
luce luce lontana che si accende e si spegne
quale sarà la mano che illumina le stelle

Ho visto Nina volare – Fabrizio de Andrè

C’è una cosa che non ho ancora mai raccontato sul blog, ed è il fatto che sono stata eletta consigliera comunale nel mio paese d’origine. La scorsa settimana, all’interno del consiglio comunale, un punto all’ordine del giorno era la campagna del Fiocco Bianco, un’iniziativa nazionale in occasione della giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Sembra un tema logoro, abusato, spesso suscita sbadigli e poca attenzione, ma la verità è che non si può mai abbassare la guardia visto che la violenza domestica è una delle principali cause di morte per le donne in tutto il mondo.

non voglio vedere Copyright

In occasione del consiglio comunale ho scritto qualche riga che mi dispiaceva si perdesse tra le cartelle del mio computer. Ho pensato di pubblicarle qui in questo post, anche se esulano dagli argomenti di cui parlo di solito, anche se forse non aggiungeranno niente a quanto non sia già stato detto. Ma anche io voglio fare la mia parte. Buona lettura.

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Mi sembra incredibile che nel 2014 ci sia bisogno di dedicare una giornata alla lotta contro il femminicidio: non dovrebbe essere uno di quei concetti che si apprendono fin da piccoli così come s’impara a camminare, a leggere e a fare di conto? Eppure è chiaro che non è così e quindi siamo qui a parlarne anche oggi.

Non mi piacciono i balletti di numeri, le cifre vuote snocciolate per dare un valore statistico a gesti ignobili perpetrati ai danni delle donne solo perché tali, una mera questione di genere. Siccome a me i numeri entrano da un orecchio ed escono dall’altro, proverò a fare degli esempi concreti per capire la gravità della situazione. Prendo ad esempio questa assise, dove si trovano cinque donne: tre consigliere e due donne assessore. Nel 2014, il Parlamento europeo ha commissionato uno studio che ha dato risultati allarmanti, affermando che il 22% delle donne nell’Unione europea ha subito delle violenze fisiche o sessuali dal proprio partner, il 43% delle violenze psicologiche. Vuol dire che se riportiamo il dato statistico alle cinque donne sedute qui oggi, una ha subito violenze fisiche, più di due violenze psicologiche. Fanno più impressione i numeri se diamo loro un volto, vero?

Il problema tante volte è dentro casa e il mostro condivide il nostro letto. Inoltre, il problema non sono solo le botte, ma anche i ricatti, le offese, la negazione della libertà personale, gli abusi invisibili, quelli che lasciano cicatrici nell’anima.

Non vorrei parlareCopyright

Se si estende lo sguardo al resto del mondo la situazione non migliora, anzi, ma dobbiamo essere abituati a guardare oltre il nostro orto. L’estate scorsa sono stata in India, dove è ancora praticato l’aborto di genere. Aspetti una bambina? Devi abortire. Sui cartelli pubblicitari lungo le strade si cominciavano a leggere messaggi che stigmatizzavano questa pratica barbarica, ma non senza vergogna gli indiani con cui ho parlato mi hanno detto che è ancora una triste realtà.

Di cose da dire ce ne sarebbero tante, ma mi rendo conto che non ci si può fermare alle parole. Allora, visto che le risorse per intervenire sugli effetti non abbondano, bisogna intervenire sulle cause di questa piaga sociale. Bisogna che ognuno di noi faccia la sua parte a cominciare dall’educazione e dall’esempio. Bisognerebbe partire dalle piccole cose, che poi sono quelle che fanno grandi gli uomini: un po’ più di consapevolezza di sé, un po’ di suddivisione equa dei compiti, un po’ di educazione alla gentilezza e alla misura, un po’ di sensibilità e rispetto.

Cominciamo da domani, da stasera anzi, a non parcheggiare nel posto rosa riservato alle donne, a non fare battute sessiste dando di gomito al vicino, a non inculcare nei figli maschi il seme della virilità a tutti i costi, ad ascoltare tutti, anche quelli che non hanno la forza per denunciare gli abusi.

disastro

Tutte le foto del post sono della bravissima Arianna Occhini, che ha appena aperto una pagina Facebook dedicata ai suoi scatti chiamata “Aria Toscana”. Grazie per avermi permesso di usarle per questo post.

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