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Cronaca semiseria delle prime 24 ore a Bangkok

gennaio 12, 2015
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Sebbene provati da infinite ore di viaggio con scalo assonnato annesso, ogni volta che viaggio la sete di scoperta ha sempre la meglio sui basilari bisogni fisici che includono il riposo dei giusti. Fu così che, nonostante i fusi (noi) e la classica spossatezza del tropico che ti si avvinghia alle caviglie, ci siamo lanciati subito alla ricerca di almeno una delle attrazioni di questa metropoli dispiegata sotto i nostri piedi. Non prima di un pasto caldo a dire il vero, intruglio che – a detta di un affamato di quelli seri – guadagnerà il podio dei cibi migliori del viaggio che, come tradizione vuole, rispecchia l’accoppiata di caratteristiche di essere stato trovato per caso e di essere stato consumato in strada.

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Fermiamo un taxi attenendoci alla dottrina inculcata dalla guida cartacea che elenca cosa fare e cosa non fare quando si tratta di spostarsi e comunicare con gli autoctoni e, con tanto di dito puntato sulla cartina, esclamiamo un sintetico quanto pratico “Wat Pho”, che poi sarebbe un posto dove è custodito un Buddha d’oro gigantesco sdraiato su un fianco e con dei piedi enormi. Semplice. Schietto. Inequivocabile.

In effetti, la risatina sotto i baffi dell’autista avrebbe dovuto destare quantomeno qualche sospetto. Cosa c’è da ridere nella richiesta di portarci da un colosso dorato venerato dai buddisti? Mentre lui continuava a biascicare come una cantilena una parola che somigliava parecchio a Wat Pho, noi, cullati dalla consapevolezza di essere in vacanza e dall’immotivato slancio di cieca fiducia nel genere umano tipico di quando si visita un paese con una cultura totalmente distante dalla nostra, ci siamo lasciati andare sul sedile in attesa di raggiungere la meta. E intanto quello “uatpo uatpo” e noi come cretini a ripetere “uatpo uatpo” in una climax di grottesco che ha avuto come degna conclusione l’aver pagato quanto stabilito in precedenza (primo errore, si dovrebbe chiedere di usare il tassametro) e l’esser stati scaricati di fronte a un’inequivocabile scritta luminosa che prometteva un “Pussy Show” non richiesto (secondo errore, perché da che mondo è mondo la religione e il sesso non vanno esattamente a braccetto).

Ci guardiamo perplessi, non tanto perché ci fosse presa la curiosità di assistere a uno di questi fantomatici spettacoli, quanto perché non abbiamo idea di dove siamo stati subdolamente scaricati. Una fugace consultazione della Lonely Planet ci spalanca gli occhi: siamo a Patpong, il quartiere a luci rosse in cui avevamo solennemente giurato di non mettere piede durante il nostro soggiorno. Molto bene. Non è da tutti sbagliare il primo colpo. Non paghi della beffa ci aggrappiamo a un tuk tuk e lo supplichiamo di esaudire il nostro semplice desiderio di portarci in uno dei posti più famosi di Bangkok.

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Una flebile speranza riaccende il fuoco sacro della scoperta quando i copiosi cenni di assenso dell’autista di tuk tuk ci fanno confidare di essere stati affiancati da una buona stella. Poveri illusi. È in questo modo che siamo venuti in contatto con la mafia del giro in battello di Bangkok. Ogni autista, ogni agente di viaggio, ogni reception d’hotel ha un qualche contatto diretto con un giro in barca sul Chao Phraya, il fiume di Bangkok, dal quale riceve evidentemente una sostanziosa mazzetta. Già non era nostra intenzione farci traghettare da un Caronte thailandese, figuriamoci quando l’accordo si stabiliva su una cifra ridicolmente alta. Fregati come solo due turisti da gita da pensionati possono essere e sull’incazzato andante decidiamo di fare due passi a caso, giusto per smaltire la rabbia e per rivedere il nostro vocabolario siamese che evidentemente non è sufficiente per farci portare da un cavolo di Buddha d’oro in testa a tutte le classifiche delle dieci cose da fare a Bangkok.

Che fare quando nella tua testa si sta componendo un post dal titolo “Bangkok: io e te abbiamo un conto in sospeso” mentre stili la lista delle persone da insultare al tuo ritorno? Si stava facendo notte e il Wat Pho sembrava più inaccessibile dei segreti di Fatima. In barba al detto popolare “non c’è due senza tre” e chiamando a raccolta tutta la diplomazia e il raziocinio di cui siamo capaci abbiamo deciso di fare quello che negli anni di viaggi abbiamo capito essere una mossa vincente: vedere una città nuova dall’alto per delinearne contorni e confini. Il dio dei tassisti doveva essersi placato: finalmente siamo riusciti a farci portare al Banyan Tree Hotel per abbracciare la città nella sua interezza dal 63esimo piano del suo Moon Bar, dove sembra veramente di toccare la luna con un dito.

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Non prima di almeno un altro paio di memorabili episodi degni del più truce cinepanettone di Natale. Innanzi tutto il dress code: veniamo a sapere solo all’ingresso di questo lussuosissimo hotel che al Moon Bar si ha accesso solo se vestiti degnamente. Ci squadriamo un attimo perplessi: sembriamo due profughi curdi dopo una giornata di peripezie ma decidiamo lo stesso di provare a salire, fosse anche solo per la fatica che abbiamo fatto per arrivare fin lì. Spartiamo l’ascensore con una coppia di spagnoli in ciabatte e calzoncini corti: loro vengono fermati all’ingresso, noi avanziamo fieri nei nostri stracci che agli occhi dei buttafuori tailandesi avevano evidentemente una certa dignità.

L’ultima perla della prima giornata a Bangkok è in linea col resto della giornata. Facciamo un giro sulla terrazza, scattiamo foto, ci lasciamo conquistare da quella vista indimenticabile sulla sterminata metropoli, facciamo pace col mondo ignorando il senso di vertigine. Poi ci sediamo al bancone, apriamo il menu scritto su iPad, leggiamo i prezzi, richiudiamo il menu luminescente, ce ne andiamo verso l’ascensore così come siamo arrivati.

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Fine del racconto semiserio! Per sapere, invece, cosa fare a Bangkok in tre giorni potete consultare questo post.

P.s. Le due foto dall’alto sono di Tommaso.

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14 Comments

  • Reply Barbara Oggero gennaio 12, 2015 at 9:28 am

    Serena, leggere questo tuo post mi fa rivivere un’esperienza analoga a Bangkok nella mia unica giornata e ancora mi ribolle il sangue al pensiero. Dirti che ho messo una croce sopra questa città forse è esagerato, ma non sta neppure nella Top 20 delle mie mete.

    • Reply Mercoledì gennaio 12, 2015 at 9:31 am

      Barbara,
      il tuo commento mi consola!

      Mi ci sono voluti 3 giorni per apprezzare la città, 3 giorni pieni di incomprensioni, fatiche e alla fine per fortuna piccole soddisfazioni. Solo a quel punto, quando sono riuscita a vedere la maggior parte delle cose che mi ero prefissa, ho tirato un sospiro di sollievo.

  • Reply valentina gennaio 12, 2015 at 6:27 pm

    Cose da ricordare: imparare un tot di insulti nella lingua del posto prima di partire 😀
    Io cose del genere le affronto tra insulti e risate 😀

    • Reply Mercoledì gennaio 13, 2015 at 9:18 am

      Cavolo a sto giro avevo imparato “grazie” e “buongiorno”!
      Mi segno il tuo suggerimento Vale!

  • Reply Marta gennaio 12, 2015 at 11:29 pm

    Un’avventura vera e proprio!
    Immagino la seccatura iniziale, ma sono sicura che ricordando questi momenti ne riderete tantissimo!

    • Reply Mercoledì gennaio 13, 2015 at 9:19 am

      Ciao Marta,
      hai ragione: di quelle risate quando ci ripensiamo!
      Se ripenso al quel tassista però un po’ i nervi a fior di pelle mi vengono ancora! 🙂
      Alla fine è anche questo il bello del viaggio: un po’ di sana avventura!

  • Reply Andrea da Bangkok febbraio 5, 2015 at 3:29 am

    … un po’ sorrido e un po’ mi fa piacere pensare che sia una parodia esagerata di quello che effettivamente v’è accaduto 😀 perché altrimenti vuol dire che io sono stato estremamente fortunato in tutti questi anni qui, più di una fregatura in un solo giorno non l’ho mai beccata hahaha

    E pensare che avete immortalato casa mia senza saperlo (sulla destra della W della foto dal MoonBar)

    • Reply Mercoledì febbraio 5, 2015 at 8:28 am

      Andrea, ogni volta che ci succedeva qualche nuova peripezia (perché ok che è una parodia, però c’è parecchia verità!) pensavo: “ah, se ci fosse qui Andrea!” 😀

      Dai la prossima volta ci fai da cicerone… Tanto ora so dove stai! 😀 piccolo il mondo!

  • Reply Patrick ottobre 20, 2015 at 2:58 pm

    Disavventure con le quali sono molto solidale! Mi sono capitate da altre parti…
    L’impatto con Bangkok è duro e un po’ frastornante, concordo lo è stato anche per noi (e il traffico, il traffico!).
    Non so come ma ne siamo usciti indenni, siamo riusciti a evitare fregature, prendere la barca pubblica sul fiume e arrivare al Wat Pho. Nella zona a luci rosse di Nana ci siamo andati di proposito, era uno degli aspetti da vedere per farsi un’idea della città.
    Per citare Cabiria è una città che ti mette alla prova.
    Anche per questo alla fine ho voglia di tornarci (E chissà forse succederà fra poco).

    • Reply Mercoledì ottobre 20, 2015 at 4:16 pm

      Ciao Patrick,
      quando sono tornata, le impressioni che ho raccontato sono state condivise da molti, mentre prima di partire mi sembrava che tutti fossero “esperti” di questa città e si fossero trovati subito tutti bene. Mi sentivo molto frustrata sul momento, ma poi sono quei ricordi che riaffiorano quando si raccontano aneddoti strani di viaggio. Alla fine ne è valsa la pena! Ti auguro di tornarci e sentirti meno stordito!

  • Reply Roberta aprile 1, 2016 at 3:11 pm

    Cavolo anche per me il primo giorno a Bangkok è stato traumatico. Gli autisti che siano di taxi o di tuk tuk riescono davvero a rendere il tutto più complicato. Per fortuna te avevi altri due giorni a disposizione. .io solo uno per cui mi sono dedicata al mercato galleggiante che non volevo assolutamente perdere ☺

    • Reply Mercoledì aprile 1, 2016 at 3:14 pm

      Le prime 24 ore sono state deliranti!
      Mi sa che devi darle un’altra possibilità per riscattarsi!

  • Reply cristina luglio 22, 2016 at 12:02 pm

    ahahaha…sai che non l’avevo mai letto questo? mi hai fatto schiantare con l’ultima scena. degno finale 🙂 hiihihhi…

    • Reply Mercoledì luglio 23, 2016 at 8:58 am

      Ahahaha rido ancora se ripenso a queste scene! Le ho scritte anche per non dimenticarmene!
      Vedrai, ci sarà di che sorridere (di nuovo) in Thailandia!

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