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Il passaggio della frontiera tra Thailandia e Cambogia a piedi

febbraio 11, 2015
frontiera Poipet

Tra i tanti viaggi della speranza che un viaggiatore colleziona nell’arco della sua carriera c’è sicuramente da inserire un passaggio di una frontiera a piedi. Potevo forse esimermi da questa esperienza? Certo che no! Il richiamo dell’avventura era troppo potente, così nella pianificazione del viaggio tra Thailandia e Cambogia si è presentata questa occasione e ho deciso di sfruttarla. Se inoltre si aggiunge che quella frontiera è legata a un episodio importante della vita di Tiziano Terzani, uno dei miei miti di riferimento… beh, la decisione si è presa da sola!

frontiera Poipet

Nel 1974, infatti, quando la Cambogia viveva momenti di forte tensione, Terzani da Bangkok si spostò a Poipet al confine con la Thailandia, una piccola cittadina appena invasa dai guerriglieri rossi, e rischiò di morire fucilato perché scambiato per un americano. È una scena carica di suspence: Terzani è tenuto ostaggio di un quindicenne che, pistola alla tempia, gli urla “Ameriki! Ameriki!”. Fu liberato solo grazie al fatto che si mise a parlare in cinese con un commerciante che passava di lì e che lo aveva riconosciuto come non americano. Il potere di parlare le lingue straniere!

Potere delle parole e della suggestione a parte, questo passaggio di frontiera ha dell’incredibile e, prima che i ricordi svaniscano, ho pensato di raccontarvi questa esperienza passaggio per passaggio. Magari un giorno potrebbe esservi utile, non si può mai sapere!

frontiera Poipet

La cosa non è semplicissima, ma nemmeno impossibile: basta armarsi di pazienza, di voglia di cambiare mezzi in continuazione e di spirito di adattamento. Il viaggio comincia all’alba, quando un taxi ci preleva dall’hotel di Bangkok e ci porta alla stazione degli autobus di Mochit, a circa mezz’ora di distanza (senza traffico perché era l’alba, se fate lo stesso viaggio di giorno considerate più tempo). Già qui è stata una mezza avventura perché siamo arrivati in anticipo e nessuno sapeva indicarci dove sarebbe stato l’imbarco del nostro autobus. Dopo un’oretta di attesa e dopo aver domandato a una decina di persone troviamo il terminal del nostro bus e aspettiamo per un’altra oretta. Finalmente arriva il bus, carichiamo i nostri zaini insieme ai bagagli degli altri passeggeri (4 ragazzi russi giganteschi e tutti gli altri cambogiani carichi di roba impossibile e pesantissima) e partiamo.

La prima di una lunga serie di soste è dopo circa un’ora: l’autobus fa benzina e tutti i cambogiani vanno a servirsi per colazione di spiedini di carne imbustati in sacchetti di plastica. Mentre cerco di respingere i conati (erano le 6.30 di mattina) faccio una tappa nel bar dell’autogrill cambogiano: un buco per i bisogni e un buco adiacente pieno d’acqua, da cui l’utilizzatore deve pescare con un pentolino quando ha finito. Lo so che ci tenete ai dettagli. Si riparte dopo 15 minuti di sosta: sarà la prima di almeno 4-5 (comincio a pensare che i cambogiani si nutrano come i merli appena nati, senza soluzione di continuità). La mia mise da viaggio la dice lunga su questo viaggio della speranza (vedi sotto).

mise in viaggio

Il viaggio continua tra una terra che è sempre meno cittadina e sempre più campagnola, piano piano lo smog lascia il posto ai campi e i grattacieli alle catapecchie, ci avviciniamo al confine tra soste e ripartite mente inaspettatamente il bus si riempie anche di gente in piedi carica di sacchetti e scatoloni (nonché di un mazzo di polli legati per il collo). I russi cominciano a infastidirsi perché con le buche e l’affollamento vengono spintonati e fanno le facce cattive ai cambogiani.

bus-pieno

Dopo sei ore, un tempo che pare interminabile (saranno le 4 ore di sonno?), arriviamo ad Aranyaprathet, l’ultimo centro thailandese prima della frontiera. L’autobus, anziché scaricarci proprio di fronte agli uffici dell’immigrazione, ci lascia a circa un paio di chilometri… non vogliamo far lavorare anche i poveri autisti di tuktuk?

bus

tuktuk

Allora ingaggiamo un autista (ladro) che ci chiede molti più soldi del dovuto e ci porta alla vera frontiera, dove siamo a circa metà del viaggio della speranza. Il tratto è stato più o meno questo:

Eccoci finalmente alla frontiera dove i giornalisti di mezzo mondo stettero con gli occhi puntati verso la Cambogia negli anni di Pol Pot. Qui si respira un’aria veramente particolare, da frontiera appunto. Sembra che tutto sia possibile dietro pagamenti illeciti, che tutto sia tollerato ma sempre con gli occhi puntati addosso. Mi pare ancora di sentirle urlare quelle anime magre che scappavano dal regime dei khmer rossi, mi sembra di vederle attraversare il ponte e raggiungere a stento una terra più ospitale.

frontiera

sulla-frontiera

Non appena riusciamo a schivare un’umanità varia che vuole venderci di tutto possiamo svolgere le lungaggini burocratiche da entrambe le parti: prima timbrano l’uscita dalla Thailandia, si esce fuori dal palazzo congelato dall’aria condizionata, si fa un pezzo a piedi durante il quale si passa sotto ad un portale a forma dei templi di Angkor e la scritta “Kingdom of Cambodia” e si raggiunge l’ufficio cambogiano. Parliamone.

frontiera-thailandia-poipet

Il punto invalicabile che dovrebbe garantire la sicurezza internazionale è uno sgabuzzino angusto col tetto d’amianto e un paio di ventilatori che hanno visto giorni migliori appesi alle pareti marce piene di chiazze nere di umidità. L’immagine non è delle migliori, il caldo è soffocante, la fila interminabile. Stiamo pazientemente in coda mentre assistiamo alla scena dei quattro russi del pullman che porgono con nonchalance una mazzetta ai poliziotti e saltano bellamente l’intero passaggio, trovandosi scaraventati in Cambogia senza l’ombra di un controllo: basta pagare.

Nell’attesa cominciamo a chiacchierare con un ragazzo del Vermont che pare saperla lunga sulla corruzione cambogiana, ci accordiamo per prendere un taxi insieme per Siem Reap e dividere le spese. È questo il momento in cui ci siamo accorti che è tutto vero quello che si dice intorno a Poipet, che sia un Far West, una terra di nessuno, uno degli avamposti più loschi della terra, uno squallido agglomerato di corruzione e casinò, un caleidoscopio umano di affaristi, viaggiatori zaino in spalla e contrabbandieri. E meno male che avevamo fatto il visto online per la Cambogia, sennò avremmo dovuto lottare anche per quello.

La scena del timbro del passaporto è una brutta immagine della Cambogia, per fortuna smentita da tutte le altre situazioni positive vissute in seguito. C’è una guardia che succhia rumorosamente con una cannuccia il contenuto rosa shocking del suo bicchiere, osserva distrattamente il mio passaporto, mi fa mettere una a una tutte le dita della mano destra sullo scanner, si stufa e se ne va. Subentra un altro ufficiale che dovrà riprendere il lavoro lasciato a metà dall’altro, anche lui con indolenza: altre 5 dita da passare al vaglio, un timbro distratto, sono in Cambogia.

Non faccio nemmeno in tempo ad assaporarmi il gusto di aver passato la frontiera a piedi evitando di essere catapultata in un’ora dal caos di Bangkok ai templi di Angkor Wat che si assiepano intorno a noi orde di tassisti cambogiani, tutti solerti nell’esporre tariffari e opzioni, ma soprattutto impegnati a sapere dove fossimo diretti. Sono agguerriti, la concorrenza è spietata. Alla fine ci allontaniamo un po’ e ne troviamo uno disposto ad accompagnarci a Siem Riep per 25$, decisamente buono per fare due ore di macchina.

Tiro un sospiro di sollievo. Fuori dal finestrino scorrono le prime immagini della Cambogia: vedo le prime distese di riso, le palme altissime, delle baracche costruite sulla terra rossa che possono difficilmente essere chiamate case. La strada è trafficata da ogni sorta di mezzo, mi colpiscono specialmente i furgoncini stipati di persone che stanno aggrappate non si sa come al mezzo. Sono elettrizzata perché è l’inizio di una nuova avventura ma allo stesso tempo esausta. Ecco quello che ho visto subito prima di sprofondare in un sonno profondo fino a Siem Reap:


Ora che vi ho descritto come arrivare sono pronta per raccontarvi nuove storie… a presto!

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10 Comments

  • Reply Cabiria febbraio 11, 2015 at 5:53 pm

    Che ricordi! Quel pezzo di strada è tanto tribolato quanto emozionante…uno dei più forti in assoluto. Bello leggerlo da te 🙂

    • Reply Mercoledì febbraio 11, 2015 at 6:15 pm

      Grazie Cabi!
      Sono esperienze che lasciano il segno, ora ho capito perché me ne hai parlato con entusiasmo!
      Quando mi sarò dimenticata tutti i passaggi rimarrà sicuramente il ricordo dell’avventura!

  • Reply Manuela febbraio 12, 2015 at 12:09 am

    Aspettavo questo post.. e l’ho divorato! La migliore lettura della sera 🙂
    Domanda al volo: me lo consigli ?
    Io ho deciso di non prendere il volo all’andata e cedere al viaggio della speranza, ma confesso che ho avvertito una matassa di sensazioni contrastanti nelle tue parole. Ecco perché mi incuriosisce sapere cosa ne pensi dopo averlo provato 🙂

    • Reply Mercoledì febbraio 12, 2015 at 9:55 am

      Grazie Manu!
      Ti sarai sognata frontiere e mazzette allora! 😀
      Secondo me la tua decisione deve dipendere dal tuo modo di viaggiare e dai giorni che hai a disposizione. Io sono felice di aver scelto questo viaggio non solo per una questione di economicità, ma soprattutto per non essere scaraventata da BKK a Siem Reap senza nemmeno rendermene conto. Lo rifarei, ma perché io sono così, un po’ spartana e un po’ all’avventura. Molto dipende anche da chi viaggia con te, se anche uno non è d’accordo il viaggio rischia di diventare un incubo. Per me non è stato così tremendo, mi sono divertita! Spero di aver risposto alla tua domanda! Un abbraccio!

      • Reply Manuela febbraio 12, 2015 at 2:02 pm

        Sì, noi siamo “pronti” per questa avventura.. almeno credo ! Arrivare direttamente in aeroporto mi darebbe l’impressione di aver saltato un passaggio per capire meglio il Paese. E poi è anche un modo per rivivere la storia di Terzani. Grazie mille per la risposta. E grazie per le informazioni sul visto.. lo faccio prima di partire 🙂 un abbraccio!

        • Reply Mercoledì febbraio 12, 2015 at 2:14 pm

          Esatto, sono stati i miei 2 motivi fondamentali: non essere scaraventata da una realtà all’altra e ripercorrere i passi di Terzani (ma senza guerra per fortuna!)

          Grazie a te, lo sai che per qualsiasi altra informazione sono qui! Vado avanti coi post, spero di darti tutte le informazioni prima della partenza!

  • Reply sntonella febbraio 12, 2015 at 11:54 pm

    Sono felice di aver preso l aereo da Bangkok per Siem Reap!!!
    i giorni passati in Cambogia sono stati molto belli rispetto alla pessima esperienza della Thailandia.

    • Reply Mercoledì febbraio 13, 2015 at 10:09 am

      Eehhe ciao Antonella!
      Non sei la prima che mi dice di brutte esperienze in Thailandia e devo dire che anche io all’inizio sono rimasta basita! (non so se hai letto le mie prime 24 h a BKK! http://www.serenapuosi.com/2015/01/cronaca-semiseria-delle-prime-24-ore-a-bangkok.html)

      Quanto al viaggio dipende un po’ dai gusti e dalle abitudini. Io ho scelto quella più complicata per non fare un passaggio repentino tra 2 stati, però la tua soluzione è perfetta per avere meno problemi e per fare prima! Quanto alla Cambogia… come darti torto! <3

  • Reply veronica dicembre 2, 2015 at 4:12 pm

    Ciao Serena,
    Ho organizzato un viaggio in Cambogia le ultime due settimane di dicembre, ancora prima di leggere i tuoi post ho prenotato il volo per Bangkok con l’idea di raggiungere poi la Cambogia via terra, non sai che gioia quando ho visto che avevi organizzato un viaggio uguale a quello che avevo pensato io, ti devo davvero ringraziare, con i tuoi racconti sei stata di immenso aiuto.
    Ti volevo chiedere due informazioni in più se non ti disturbo, la prima è come siete rientrati a Bangkok dalla Cambogia, avete preso un autobus da Phnom Penh o siete tornati verso Siem Reap? La seconda cosa è se mi puoi consigliare un hotel dove soggiornare la prima notte a Bangkok dato che anche noi dobbiamo svegliarci all’alba per andare a prendere l’autobus per la Cambogia, ne stò valutando un paio vicino alla stazione Mochit ma non so se è la scelta giusta visto che è una zona molto poco turistica, comunque un consiglio in più non fa mai male =)!
    Ti ringrazio in anticipo e ti faccio i complimenti per il blog e per i bellissimi viaggi che fai (sono tutti anche sulla mia lista 🙂 )

    • Reply Mercoledì dicembre 3, 2015 at 7:59 pm

      Ciao Veronica,

      e te non sai la soddisfazione di sapere di aver aiutato qualcuno con i miei racconti di viaggio! Grazie a te per avermi scritto!

      Ecco le risposte alle tue domande:

      – il ritorno l’ho fatto in aereo da Phnom Penh a Bangkok. Va bene fare l’andata via terra, ma al ritorno mi sembravano 50€ ben investiti!

      – A Bangkok ho cambiato due hotel diversi perché all’andata mi sono fermata due giorni e al ritorno altri due: le prime due notti le ho fatte al MA hotel, senza infamia e senza lode. Gli ultimi due ho beccato una bella offerta di Booking in un hotel fighissimo del quartiere cinese, ma non riesco a ricordarmi il nome mannaggia| Ci penso un altro po’ e ti scrivo se mi ricordo! In ogni caso non era vicino alla stazione di Mochit ma vicino alle cose che mi interessavano, poi per andare in stazione ho preso un taxi.

      Grazie a te!

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