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Un giorno a Johannesburg, Soweto e Orlando West

gennaio 22, 2016
Johannesburg

Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.
Italo Calvino – Le città invisibili

Arrivare in una nuova città suscita sempre in me un misto di eccitazione e reverenza, specialmente se promette di essere molto diversa da tutta quell’esperienza che ho accumulato fino a quel momento. Se poi riesco a sbirciare anche dal finestrino dell’aereo in fase di atterraggio, ecco che la voglia di gettarmi subito nella mischia e sporcarmi le mani si acuisce.

L’arrivo a Johannesburg è avvenuto dopo circa 11 ore di volo ininterrotte durante le quali, per fortuna, sono riuscita a dormire abbastanza da non crollare all’atterraggio. Ad accoglierci all’aeroporto c’era Cedric di Taste of Africa, con cui avevamo organizzato da casa il pick up e il tour di Johannesburg con una particolare attenzione a Soweto e Orlando West. A colpirmi nella selezione del tour era stata la frase che campeggia nella home page della compagnia: “We do not do any zoo-like tours” (i nostri tour non sono gite allo zoo), oltre al fatto che mi era stato consigliato dalla signora della guest house in cui avremmo alloggiato.

Soweto

Lasciati i bagagli alla Melville Manor Guesthouse (carina e accogliente, ma le foto del sito avevano creato aspettative maggiori su di me) ci siamo subito diretti insieme a Cedric nel cuore di Johannesburg per coglierne i lati salienti sfruttando il poco tempo a disposizione.

Piccolo inciso sulla scelta dell’hotel: non è stato affatto facile capire in che zona prenotarlo perché Johannesburg ha una cattiva fama di città pericolosa. Per quanto riguarda la mia esperienza, devo dire che mi sono sempre sentita al sicuro, anche perché nel quartiere ricco di Melville le case hanno filo spinato e cancelli per i quali serve la chiave sia per entrare sia per uscire. Tornassi indietro cercherei di rimanere un giorno in più a Johannesburg per esplorare altri quartieri, oppure soggiornerei direttamente a Soweto, dato che era la zona che mi interessava di più visitare.

Johannesburg

Già dall’aeroporto alla guest house Cedric, la nostra guida dalla pelle bianca e dai piedi scalzi, ci ha istruito su un punto fondamentale del Sudafrica: l’apartheid non è ancora finito. Farò presto ad accorgermene io stessa, basta girare da un quartiere all’altro e accorgersi delle differenze cromatiche e dello stato di ricchezza o abbandono, ma il fatto che la prima conversazione avuta con un locale vertesse su questo mi ha fatto pensare e non poco. Se poi penso che ha aggiunto che anche solo pensare di non essere razzisti implica l’esserlo per il fatto di aver marcato una distinzione… beh, capirete che il mio impatto col Sudafrica non è stato propriamente leggero. Inoltre, era stato proprio Cedric a sconsigliarci la visita all’Apartheid Museum, perché visitarlo sarebbe come dire che l’apartheid è finito ma non è così.

Non so dirvi con esattezza i quartieri che abbiamo attraversato, so solo che a un certo punto ci siamo fermati in uno spiazzo da cui si aveva una vista strepitosa di Johannesburg e sul quale molte persone vestite di bianco stavano cantando e recitando preghiere, il tutto mentre due fotografi mettevano in posa due modelle con un fisico bestiale sullo sfondo della torre della Vodacon. Una situazione surreale… forse dovrei rivedere questi arrivi immersivi all’arrivo in un nuovo posto e prenotare una spa.

Vista di Johannesburg

Donna in preghiera a Johannesburg

Dato il poco tempo a nostra disposizione e il punto imprescindibile che avevo richiesto ossia la visita alla casa museo di Mandela (almeno quella!) ci siamo diretti subito a Soweto, acronimo di South-Western Township (quartiere sud-occidentale). Lì Cedric ci ha lasciato con una guida del quartiere e abbiamo continuato con lui la giornata partendo proprio da casa sua. Sono rimasta un po’ spiazzata perché credevo di proseguire tutto il giorno con la stessa persona, invece ci ha dato appuntamento per il pomeriggio per riportarci alla guest house. Comunque, visitare Soweto con il ragazzo in questione – di cui purtroppo non ricordo il nome – è stato molto interessante ed estremamente esaustivo.

Nel centro di Soweto ci sono pc a disposizione dei bambini

La nostra permanenza a Soweto è cominciata con la visita della casa della guida e della baracca adibita a centro internet per tutti i bambini del vicinato (qui nella foto faceva vedere a Tommaso le prodezze che aveva imparato da solo). In casa ci ha presentato la famiglia e ci ha fatto vedere le stanze: tutto sommato non mancava niente, molto essenziale ma ben organizzato e anche con una gigantesca tv e riscaldamento.

Di tutto quello che mi ha raccontato, la cosa che mi è rimasta più impressa è che la camera in cui dormiva la sua bambina di 7 anni era quella in cui avevano abitato i defunti genitori del ragazzo, i quali ogni notte andavano a popolare i sogni della piccola. Per questo si è reso necessario un rito di passaggio: hanno dovuto rendere omaggio agli spiriti dei genitori con delle erbe posizionate in un certo modo vicino al letto e da quel momento loro hanno accettato che la bambina dormisse sonni tranquilli.

Soweto-people

Abbiamo continuato il tour a piedi passeggiando per le vie di Soweto e notando che le case hanno tutte la stessa struttura esterna di mattoni rossi, mentre all’interno ognuno se la sistema come vuole. In giro c’erano poche persone, nessun turista, nessun residente bianco. È stato interessante per una volta essere quelli “diversi”, quelli adocchiati, anche se devo dire che erano tutti piuttosto sulle loro. Ho chiesto se fosse possibile fare foto e mi è stato detto che non c’erano problemi, dal momento che camminare per le strade equivale ad essere uno del posto, quindi ben accetto. Abbiamo preso un taxi collettivo perché è così che si sposta la maggior parte della popolazione, tra l’altro per una cifra irrisoria, e siamo arrivati a Orlando West,

Orlando West

Orlando West è una tappa imprescindibile se si vuole visitare la casa museo di Nelson Mandela. Qui hanno vissuto una serie di personalità politiche, sportive e sociali del Sudafrica, tra i quali appunto l’ex presidente Nelson Mandela e Desmond Tutu, entrambi Premio Nobel per la Pace. Prima però abbiamo fatto una pausa per il pranzo in un locale chiamato Sakhumzi, dove noi abbiamo ricevuto un conto di 339R e la guida 16R mangiando le stesse cose… stranezze sudafricane!

La modesta casa di Nelson Mandela oggi adibita a museo si trova a Orlando West all’angolo tra le strade Vilakazi e Ngakane. Mandela visse qui dal 1946 al 1990 prima con la sua prima moglie, Evelyn Mase Ntoko, e, dopo il divorzio, con la seconda moglie, Winnie Madikizela-Mandela. Dopo il suo rilascio da Robben Island nel 1990, Mandela è tornato in questa casa per un breve periodo di 11 giorni. La casa è costituita da 4 vani e ospita vari cimeli, lauree ad honorem conferite a Mandela e collezioni di immagini di famiglia. L’ingresso costa 60R a testa (circa 3,50€).

Nelson Mandela House Museum

No serious or responsible leader, gathering or organisation of the African people has ever accepted segregation, separation, or the partition of this country in any shape or form. Nelson Mandela, 1959 (Nessun leader serio o responsabile, gruppo o organizzazione del popolo africano ha mai accettato la segregazione, la separazione o la partizione di questo paese in qualsiasi forma.)

Nelson Mandela House Museum

Siamo quasi in fondo alla visita a Orlando West, mancano però ancora dei luoghi dalla valenza storica fortemente connotati dalla lotta all’apartheid: la scuola dove fu ucciso Hector Pieterson e l’Hector Pieterson Memorial. Hector Pieterson era uno studente di 13 anni e fu il primo ad essere ucciso durante la rivolta del 1976 a Soweto. La protesta nacque contro il Bantu Education Act del 1953, in seguito rinominata Legge sull’Educazione Nera. Questa norma segregazionista vigente in Sudafrica legalizzò nel contesto dell’apartheid la separazione razziale delle strutture scolastiche. In Khumalo Street si trova il memoriale di quel periodo e diversi monumenti lungo la strada che va dalla scuola al museo ricordano quel tragico momento storico in cui alcuni uomini pensavano di essere superiori di altri solo per il colore della pelle.

Questo è stato il mio primo impatto con Sudafrica: ne sono uscita distrutta. Ecco perché non è stato un viaggio facile fin dall’inizio, ma di certo ti obbliga a fermarti e a farti delle domande.

Orlando West

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