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Una nuova stanza nel cuore

maggio 12, 2016
anita-3-settimane

“Stava nel mio braccio, la tenevo, mi sentiva e io le sorrisi. Non quella smorfia che mi ero calcata in faccia al primo momento, quella che era solo la variante socialmente accettabile di una fuga. Proprio un sorriso di quando, in un momento, nella vita, sbuca una cosa inaspettata e piena e tua.”.
Valeria Parrella – Lo spazio bianco

La bolla è esplosa e solo adesso sento di poter respirare a pieni polmoni l’aria di fuori. È tutto molto precario, ne sono consapevole: durerà fino al prossimo pianto, fino alla prossima bocca senza denti spalancata in attesa del cibo che solo io posso offrirle. Onnipotenza e vincolo, legame profondissimo e dolce prigione.

Sto bene. Me lo ripeto mentre finalmente esco da sola con mia figlia sprofondata in una navicella più grossa di lei posta sul sedile posteriore della mia macchina ferma da più di un mese. Niente è stato come mi aspettavo, tutto è stato in salita. Nessuno poteva saperlo e nemmeno raccontarmelo: negli occhi delle altre madri adesso leggo espressioni che prima non sapevo interpretare, un misto di comprensione e attaccamento atavico alla Terra, quello che fa perpetrare le stirpi senza porsi troppe domande, è così che va il mondo.

Affiorano in me, dirompenti, gli istinti primordiali di madre inebriati da una costante scia di latte materno, qualcosa cui forse un giorno farò l’abitudine. Dalla vita amniotica misurata in settimane a quella in ore tra una poppata e l’altra il passo è breve, il fatto è che la mente ha uno scarto di reattività rispetto ai gesti che diventano sempre più automatici, sciolti dalle tensioni: a volte bisogna fermarsi a cercare il capo del filo.

L’evento è così eccezionale che lascia trapelare dagli interstizi della vita persone di cui avevo perso traccia, seminate qua e là tra gli impegni e le scuse con cui riempiamo le distanze. In genere passo i primi dieci minuti a strapparmi l’anima per aver lasciato che i rapporti si allentassero, a tirare fuori il meglio di quelle serate che adesso sembrano appartenere a un’altra vita, a un’altra me che ha fatto il suo corso, e i successivi dieci a ricordarmi perché certi rapporti finiscono, a nascondere l’imbarazzo sotto un tappeto troppo piccolo.

A volte faccio pensieri di cui mi vergogno, qualcosa che ha a che vedere con l’egoismo e con la fretta, con il dover fare l’abitudine a pensare prima a un’altra persona che non sono io, a cedere il passo e a farlo con quanto più amore possibile, senza riserve, col sacrificio cui adesso posso dare un volto. Succede specialmente quando sono stanca, quando mi sento inadatta, quando mi sembra che non sarò più capace di scrivere una sola pagina sensata, quando mi faccio sopraffare dalla paura del futuro incerto, quando indosso la prima cosa che trovo sulla sedia e non mi trucco per giorni, quando mi scordo di fare colazione perché ancora non ho preso il ritmo per smettere di sopravvivere e cominciare a vivere. Succede da quando sono madre e commetto un sacco di errori che mi faranno crescere.

Tutto passa dopo aver trafugato un paio d’ore di sonno, aggrappandomi alle tregue che niente hanno a che vedere con gli orari della vita che scorre fuori ignara del mio grande cambiamento. Le persone continuano a rispettare degli orari lavorativi, a fare viaggi, a ritrovarsi seduti nei dehors dei locali di tendenza che non conosco più. A tratti questo mondo delle possibilità che va avanti fuori dal nostro giardino è un pungolo che mi tormenta prima che subentri la consapevolezza che ogni cosa verrà a suo tempo, basta saper aspettare, senza dimenticarsi di vivere intensamente ogni istante perché niente torna, e il broncio per la rinuncia di oggi sarà la nostalgia del ricordo di domani. Tutto passa quando la guardo dormire su una nuvola di gradazioni di rosa cui mi sono rassegnata per sfinimento, quando apre gli occhi e sembra leggermi dentro con la saggezza di mille anni.

“Un mio amico una volta mi ha detto che quando nasce un figlio si crea come una nuova stanza nel cuore”.
“Credo sia vero”.

anita-3-settimane

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10 Comments

  • Reply veroveromamma maggio 12, 2016 at 4:52 pm

    bellissima foto e stupende parole che racchiudono ilsenso profondo del dono di una vita!!!!

  • Reply Daniela maggio 12, 2016 at 5:02 pm

    Mi dovrò ricordare di rivenire a leggere questo tuo post, quando toccherà a me (in futuro, eh!) confrontarmi con un esserino nuovo. Intanto ti abbraccio forte! Dani

    • Reply Mercoledì maggio 12, 2016 at 8:01 pm

      Eh sì, magari assumeranno un nuovo significato queste parole!
      Un abbraccio Dani!

  • Reply Serena (Cara Malù) maggio 13, 2016 at 9:30 am

    Cara Serena, se può consolarti io ho passato le prime tre settimane a piangere, ogni giorno, intorno alle 17 circa 😉 Gli ormoni ci mettono del loro e l’allattamento non sempre è idilliaco come ci fanno credere prima del parto. Però la nuova stanza del cuore lenirà ogni dolore e ti accoglierà sempre per farti tornare il sorriso! E tranquilla…passati i primi 40 giorni va già moooolto meglio!Un bacione! Sere

    • Reply Mercoledì maggio 16, 2016 at 3:37 pm

      Grazie per il tuo messaggio Sere! La solidarietà delle altre mamme o sorellanza come ho trovato scritto in un articolo mi rasserena molto (e qui è proprio il caso di usare questo verbo!).

  • Reply camilla silei maggio 16, 2016 at 10:29 am

    tutto molto vero. dopo quasi 15 mesi ho solo qualche giorno più alle spalle di te per poter dire che “andrà meglio”, non solo perchè il sonno (anche il tuo) si regolarizzerà, le coliche passeranno, cominceranno sorrisi e primi passi, la tua organizzazione si stabilizzerà, la tua emotività troverà un pò di pace, ma soprattutto mi sento di dire che la nuova stanza del cuore si spalancherà in un modo che forse adesso ti immagini, ma non riesci completamente ad immaginare, sotto il peso delle fatiche iniziali quotidiane (chiamiamo le cose col loro nome!) e arriverà tutto l’Amore dirompente in un modo così pervasivo che boh..guarda, ancora mi mancano le parole.
    Continua così, perchè a mio avviso anche il lato oscuro di questa avventura la rende bella e ci rende meravigliosamente umane.

    • Reply Mercoledì maggio 16, 2016 at 3:39 pm

      Grazie Cami! :*
      Anche a me piace chiamare le cose col giusto nome, te ne sono grata: bisogna ammettere che senza aiuti è molto complicato. Per fortuna ho tante persone intorno! Già adesso, nonostante la fatica, mi perdo a guardarla eppure non fa Joanne che non siano versini o pianti, immagino dopo! Un abbraccio!

  • Reply La Ste maggio 18, 2016 at 4:43 pm

    “basta saper aspettare, senza dimenticarsi di vivere intensamente ogni istante perché niente torna, e il broncio per la rinuncia di oggi sarà la nostalgia del ricordo di domani”..
    è così per tutte le cose belle e importanti, ma impegnative della vita. Bellissima frase :*

    • Reply Mercoledì maggio 23, 2016 at 9:23 am

      Ciao Ste,
      ci ho messo un po’ a risponderti, scusami!
      Grazie per aver letto e apprezzato il post e in particolare la frase che riporti!
      Oltre a vivere intensamente ogni istante noi con la parola scritta cerchiamo anche di fissarla perché non ce ne dimentichiamo mai!

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