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In Giappone con una bimba piccola: dai dubbi pre partenza ai consigli utili

gennaio 22, 2018
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Viaggio in Giappone con bambini piccoli

State organizzando o anche solo pensando a un viaggio in Giappone con bambini piccoli? Siete nel posto giusto! A qualche giorno dal rientro dopo due settimane passate nella terra del Sol Levante, eccomi a raccogliere tutti i consigli utili partendo dalle domande che mi ero posta prima di partire (o che altre persone mi avevano fatto).

Comincio subito col dire che un viaggio in Giappone è perfetto anche per bambini piccoli: in nessun altro posto del mondo ho trovato tante comodità come qui, a partire dai bagni pubblici sempre dotati di fasciatoi ai piatti e posate di plastica anche nel ristorante meno turistico.

Di seguito rispondo punto per punto ai dubbi che mi ero appuntata prima di partire per il Giappone con una bambina di 20 mesi. Per qualsiasi curiosità non esitate a scrivermi!

Volo intercontinentale

Prima nota dolente: il lungo volo intercontinentale. Noi abbiamo volato all’andata con ANA, la compagnia di bandiera del Giappone, e al ritorno con Lufthansa, della stessa alleanza. In entrambi i casi abbiamo fatto scalo a Monaco, collegata con Firenze con Air Dolomiti, per un totale di 13 ore di volo. Abbiamo optato per questa soluzione solo perché abbiamo trovato un’offerta che non potevamo farci sfuggire, ma potendo scegliere meglio preferire voli diretti o notturni.

In ogni caso, quando si vola con bambini così piccoli cerco di accertarmi di questi tre aspetti:

  • poter scegliere i posti più larghi che ci sono (la culla è per bambini più piccoli della mia, ma non siamo mai riusciti a ottenerla perché le regole variano da una compagnia all’altra),
  • sapere se ci sarà o meno un baby meal a bordo (nel nostro caso all’andata sì e al ritorno no…) e portarsi comunque qualcosa da mangiare a bordo perché non sempre gli orari della fame corrispondono col servizio offerto,
  • avere sempre a disposizione qualche intrattenimento per i bambini (la cosiddetta busy bag), in primis i suoi giochi preferiti. Noi ad esempio abbiamo portato una bambola, dei libri illustrati e un quaderno e pastelli a cera.

Come sono andati i voli? Nel complesso direi bene: in entrambi i casi, non essendo pieni, entrambi i voli ci hanno offerto un terzo posto senza spese in più. Questa è stata la salvezza, perché ci ha permesso di riposare senza dover tenere sempre la bimba in braccio. All’andata ha dormito per diverse ore, mentre al ritorno solo un’ora e mezza su dodici.

Che cosa abbiamo fatto per il resto del tempo? Letto libri, disegnato, guardato un cartone, chiesto una fetta di torta extra alla hostess e soprattutto camminato tanto lungo i corridoi dell’aereo per andare a conoscere gli altri bimbi dell’aereo! Tutto sommato, le ore di volo mi sono passate tra pasti e attività, quindi non preoccupatevi troppo in anticipo!

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attese in aeroporto

Jet Leg

Avevo pensato che questa volta, spostandosi verso oriente, il jet leg non sarebbe stato così pesante… errore! Non mi era mai successo, ma stavolta ho accusato per parecchi giorni dopo il nostro arrivo. Anche la nostra bimba ha sentito addosso il fuso, cosa che l’ha fatta addormentare troppo presto e svegliarsi altrettanto presto, tipo che alle cinque si metteva in piedi nel letto e diceva “pappa”! Le sere dopo invece si addormentava tardissimo, non so per quale corto circuito, fatto sta che eravamo sempre messi male col sonno! Pazienza, sono contrappassi sopportabili. Se non altro tornando in Italia le prime mattine in cui ci siamo svegliati alle 5 siamo stati molto produttivi!

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Lingua

Se a spaventarvi in questo viaggio è la lingua non preoccupatevi: prima di partire temevo che prendere i mezzi o districarmi tra le vie delle grandi città sarebbe stato un dilemma, così come ordinare al ristorante. La cosa positiva è che la maggior parte delle scritte è anche in inglese, ma soprattutto le persone si faranno in quattro per aiutarvi se sarete in difficoltà. È vero che nella maggior parte dei casi l’inglese parlato dai giapponesi non è perfetto, ma è sufficiente per capirsi. Non precludetevi questo viaggio con i bambini per questo motivo.

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Passeggino o marsupio?

A dispetto delle mie previsioni prima della partenza, abbiamo usato quasi esclusivamente il passeggino e poco il marsupio. Sicuramente è un fattore molto soggettivo, ma se pensate che usare il passeggino sia complicato, mi sento di poter smentire questa cosa. È vero, nelle stazioni non sempre è facile trovare l’ascensore che porta al treno, magari è distante o in fondo al binario, ma c’è quasi sempre e sono poche le volte in cui ce lo siamo dovuti caricare in spalla.

Anche per le strade è una pacchia rispetto alle nostre città e le barriere architettoniche sono ridotte al minimo. I marciapiedi hanno le discese, gli incroci sono segnalati bene, sulla metro e sui treni ci sono gli spazi appositi per carrozzine e genitori con bambini piccoli. Il marsupio ci è stato necessario in due o tre occasioni, per esempio a Nara e in alcuni templi di Kyoto, per il resto si-può-fare!

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Cibo

Questa era una bella incognita del viaggio, perché se da una parte io già da casa mi pregustavo sushi, sashimi e ramen, dall’altra mi domandavo se Anita sarebbe riuscita a mangiare a sufficienza trovandosi in un posto con cibi mai provati prima. È vero che ogni bambino è a sé così come ogni fase della loro vita, ma mi sento di rassicurarvi anche su questo: mangiare in Giappone è un’esperienza soddisfacente per tutta la famiglia.

La cosa più semplice è ordinare piatti che ricordano i nostri, in modo da far ambientare i più piccoli: udon, soba, noodles sono tutti simili alla nostra pasta, tanto che Anita ha sempre mangiato senza problemi. Un’altra pietanza molto gustosa per lei sono stati gli spiedini di ogni tipo: dal pollo al pesce spada, con questa soluzione si riusciva sempre a farla mangiare. Poi alla mal parata ci sono cibi che si trovano ovunque: patatine fritte, gelato… se per un paio di settimana si sgarra un po’ sulla dieta non sarà la fine del mondo!

Un’altra cosa importante da sapere è che in tutti i ristoranti, perfino nella bettola più lurida, hanno un occhio di riguardo per i bambini e portano in tavola piattini di plastica e posate per bambini… ma Anita adorava mangiare con le bacchette, tanto che ce le chiede ancora a casa!

Un’ultima cosa da sapere: in molti locali giapponesi si fuma ancora (assurdo pensare che per strada non si può fumare e ci sono dei gabbiotti per fumatori, mentre dentro i locali è concesso!), quindi può darsi che dovrete respirare un po’ di fumo, ma tranne un paio di volte abbiamo sempre trovato un locale alternativo.

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Spesa

Un aspetto molto comodo delle città giapponesi sono i kombini, i piccoli supermercati in cui è possibile trovare ogni genere di prima necessità, incluso cibo freschissimo o già scaldato pronto per essere consumato. Qui ci siamo serviti spesso per comprare la colazione non inclusa negli alloggi che avevamo scelto e anche per comprare cracker o altri snack veloci. Nei kombini si trovano anche prodotti per il bagno, dal dentifricio agli assorbenti, ma per quanto riguarda i pannolini per esempio io qui non li ho trovati.

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Pannolini e bagni pubblici

Li ho trovati, invece, nei negozi un po’ più grandi dei kombini, quelli specializzati per la cura del corpo. Si trovano pannolini sia di marche giapponesi (noi abbiamo preso quelli e ci siamo trovati benissimo) sia internazionali come i Pampers. Ne avevo portati giusto per i primi giorni, inutile ingombrarsi lo zaino quando si può trovare tutto in loco. Si trovano anche ogni genere di salviette e creme, ma queste me le ero portate da casa.

Per quanto i bagni pubblici, miei cari genitori italiani fissati con la pulizia, potete indossare il miglior sorriso che sapete sfoggiare: i bagni pubblici giapponesi sono incredibilmente puliti, forniti e presenti in ogni luogo. Anche nella stazione più sperduta e nell’angolo di città più dimenticato da dio ci sarà sicuramente un bagno pubblico riscaldato, con la carta igienica sempre presente, col fasciatoio con cintura anti caduta e seggiolino per mettere a sedere il bambino… una cosa incredibile! I fasciatoi in genere sono nel bagno sia degli uomini sia delle donne, ma quando mancano sono nel bagno dei disabili.

Pensate che una volta stavo cambiando Anita nel bagno di una stazione e ho accidentalmente urtato nel pulsante d’allarme: in meno di un minuto è arrivata una guardia a chiedermi se era tutto a posto. Su questo abbiamo molto da imparare dal Giappone. Un’ultima piccola curiosità che mi ha colpito: in bagni così forniti, spesso manca la carta per asciugarsi le mani, ma questo permette a ogni giapponese di sfoggiare il suo bel fazzoletto messo apposta in borsa.

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Spostamenti con i mezzi pubblici

Come accennavo sopra, né la lingua né il passeggino ci hanno impedito di utilizzare al meglio i mezzi pubblici. A Kyoto non è semplicissimo perché ci si sposta prevalentemente in autobus, ma a Tokyo usare i treni e la metropolitana è molto più semplice di quanto si possa immaginare. Le fermate sono annunciate e scritte anche in inglese, le uscite a volte contorte ma in qualche modo ci si arrangia.

Finché sono piccoli, i bambini non pagano i mezzi, cosa non da poco, visto che il pass per due settimane di treno costa più di 300€ a testa. Un’altra cosa da sapere è che ci sono posti riservati sia sul treno sia sulla metro per mamme in attesa e genitori con figli piccoli, in alcune carrozze ci sono proprio i posti delimitati per carrozzine e passeggini. Non sperate, però, che i giapponesi si alzino con solerzia per farvi sedere: più volte ho dovuto aspettare un’anima pia anche se avevo Anita in braccio.

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Medicine

Il consiglio più importante quando si tratta di bambini in viaggio è quello di consultare il pediatra prima della partenza per posti lontani o in cui non si è mai stati prima. Farsi prescrivere un antibiotico in caso di necessità può fare molto comodo. Per il resto, non sono una molto paranoica, anzi, per un paese come il Giappone mi sentivo tranquilla a portare solo il minimo indispensabile: tachipirina, termometro, cerotti e poco più.

Ovviamente diverso è il discorso se i bambini hanno qualche patologia o se alla partenza mostrano avvisaglie di malattie specifiche. Inoltre, ogni destinazione richiede farmaci diversi (ad esempio creme per gli insetti o per il sole se si va ai Tropici).

nara

Cosa mettere in valigia?

Ovviamente la risposta varia molto da una stagione all’altra e dalle abitudini personali, ma posso parlarvi della nostra esperienza invernale con una bambina di 20 mesi. Abbiamo scelto un itinerario che ci evitasse climi troppo rigidi (niente Alpi Giapponesi o Hokkaido, per intenderci), ma anche nelle grandi città ai primi di gennaio 2018 abbiamo avuto molto freddo e ci è stato detto che era inusuale. Ad ogni modo, vi consiglio vari strati e di coprire tutte le estremità (se riuscite a far portare i guanti ai bambini piccoli avete tutta la mia stima!).

Noi avevamo anche il passeggino con la cappotta di pile ed è servita. Un’altra accortezza che usiamo sempre è di portare tutta la roba di Anita nel bagaglio a mano, così in caso di smarrimento dei bagagli di stiva almeno lei è a posto.

Dormire in un ryokan con bambini: sì o no?

Il ryokan, l’albergo tradizionale giapponese, prevede pavimenti di tatami e futon al posto del letto, bagno in comune al piano e stanze spoglie. Noi abbiamo alternato business hotel, appartamento e ryokan e, secondo la mia esperienza, il ryokan è una soluzione ottimale quando si viaggia in Giappone con bambini.

Ad Anita è piaciuto moltissimo dormire in terra e noi non dovevamo preoccuparci di altezze, sbarre, culle in cui non ha mai voluto dormire. A fronte di questo pro, c’è il contro del bagno fuori dalla stanza, per me ampliamente compensato dalla presenza dell’ofuro, il bagno caldo in vasche di legno di cipresso giapponese.

ryokan

In conclusione

Un viaggio in Giappone con bambini piccoli è assolutamente fattibile, molto più semplice che in altre destinazioni. Innanzi tutto l’aspetto della sicurezza non è da sottovalutare: anche in una metropoli popolosa come Tokyo non c’è nulla da temere, si cammina per strada e si utilizzano i mezzi in tutta tranquillità. La pulizia è un altro fattore che facilita la scelta: non solo ospedali e tecnologie all’avanguardia, ma anche pulizia negli hotel e negli spazi pubblici, inclusi i bagni presenti ovunque e sempre impeccabili.

Inoltre, solo per citare alcuni motivi di fondamentale importanza, la varietà di esperienze che si possono fare. Noi ci siamo limitati per un primo viaggio alla visita delle grandi città (Tokyo, Kyoto, Hiroshima, Kamakura, Nara), Anita è ancora molto piccola e ci segue ancora senza batter ciglio, ma se anche fosse stata più grande non sarebbero mancati i motivi di interesse per intrattenerla (e comunque anche così piccola ha fatto capire le sue preferenze, ad esempio ha apprezzato molto l’incrocio di Shibuya e il cane Hachiko).

Infine, per tutti quelli che mi hanno domandato: “Ma non è troppo piccola per un viaggio del genere? Non si ricorderà nulla!” rispondo senza ripensamenti che no, non è troppo piccola, a viaggiare si impara fin da piccolissimi e anche se lei non si ricorderà niente (che comunque non è vero, magari non ricorderà i dettagli, ma le sensazioni si vanno a depositare nel suo essere) ci saremo noi e le foto a ricordarle quanto siamo stati felici due settimane in Giappone.

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8 Comments

  • Reply Sandra gennaio 26, 2018 at 7:37 pm

    Non ho bambini e non sono mai stata in Giappone ma ho apprezzato il post perché mia sorella (gemella!) ha un diploma superiore in giapponese, era innamorata del Giappone prima dell’evento Manga che l’ha un po’ sdoganato in Italia, insomma in casa mia sono 30 anni che si respira Jap con diverse controindicazioni, insomma lei c’è stata 3 volte e ho ritrovato certi dettagli dei suoi racconti in questo tuo pezzo. L’immancabile fazzoletto, quanti ne ha portati a casa/ricevuti in dono, uno è proprio qui accanto a me, lo uso da sempre come tovaglietta. Un bacio, ti leggo (e ti ricordo) sempre con piacere

    • Reply Mercoledì gennaio 27, 2018 at 9:53 am

      Ciao Sandra,
      grazie, i tuoi commenti sono sempre molto graditi!
      Com’era avanti tua sorella! Adesso molti sono in fissa col Giappone, ma 30 anni fa no di certo. Poi doveva sembrare tutto molto più strano, adesso con i viaggi più sdoganati e la globalizzazione è tutto più a portata di mano.
      Un abbraccio a te, anche io ho un bel ricordo!

  • Reply Beatrice gennaio 29, 2018 at 4:42 pm

    Ci hai fatto venire voglia di andare 🙂

    • Reply Mercoledì gennaio 29, 2018 at 4:50 pm

      Già col primo post? 😉
      Bene, allora ne arriveranno molti altri così vi toccherà davvero prendere i biglietti!

  • Reply Mary maggio 11, 2018 at 11:00 am

    Ciao! Sono incinta, il bimbo nascerà ad ottobre. Siamo viaggiatori incalliti per cui vorremmo ricominciare a viaggiare subito anche con lui. Per la prossima primavera, stiamo pensando di andare in Giappone, con la speranza di beccare anche la fioritura dei ciliegi (lui avrà circa 5-6 mesi). Già ci siamo stati tre anni fa, vorremmo tornare, per fare chiaramente un altro giro e vedere altre cose; noi avevamo fatto l’itinerario classico, a sto giro pensavamo di vedere i dintorni di Tokyo, Nikko, Hakone e Monte Fuji.
    Non avendo mai avuto un bimbo (!!!) mi chiedo: quanto potrà essere faticoso? Sono ben consapevole che i ritmi saranno mooooolto diversi…ma mi ricordo che era tutto pulitissimo, ordinato e ben organizzato. L’alternativa sono gli Stati Uniti…

    • Reply Mercoledì maggio 14, 2018 at 9:07 am

      Ciao Mary,
      intanto auguri per il nascituro! Mi piace il tuo spirito da viaggiatrice incallita, ti capisco perfettamente perché anche io pensavo a come sarebbe stato viaggiare con un figlio già prima che nascesse. La prima cosa che mi sento di dirti è che il Giappone è perfetto con i bambini, è tutto molto organizzato e pulito, quindi non avrai problemi, tanto più che ci siete già stati e questo vi faciliterà l’organizzazione. Viaggiare con i bambini è certamente più faticoso, ma se i genitori se la sentono non vedo perché rinunciare. L’altra cosa che mi sento di dirti è di aspettare che sia nato per fare i biglietti: ogni bambino è diverso dall’altro, ogni mamma può cambiare dal prima al dopo, quindi le variabili sono molte e ti consiglio di conoscerlo almeno un po’ prima di imbarcarvi a occhi chiusi in questa avventura. Il mio intento non è assolutamente quello di scoraggiarti, anzi, ma quello di fare una scelta ponderata dopo averlo conosciuto! Spero di averti dato dei consigli utili, sono qua se vorrai chiedermi altro!

  • Reply Mary maggio 17, 2018 at 11:19 am

    Ciao! Grazie mille per la risposta e per gli auguri! Sì, davvero siamo pieni di dubbi e speranzosi che anche lui diventi presto un viaggiatore incallito come noi… grazie mille per tutti i consigli, oltretutto questo post sarà davvero utilissimo per noi! Se mi viene in mente qualcos’altro, magari avvicinandoci alla partenza, ti disturberò ancora! Buona giornata!!!

    • Reply Mercoledì maggio 17, 2018 at 12:03 pm

      Ciao Mary,
      scrivimi quando vuoi, non mi disturbi affatto, anzi, è una gioia poter condividere le mie esperienze con futuri genitori e futuri piccoli esploratori! <3

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