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Un anno da freelance: 10 cose che ho imparato e che ho raccontato a Fuckup Nights a Firenze

aprile 13, 2018
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Un anno da freelance

Un anno da freelance: sembra incredibile sia già passato un anno da quando ho fatto il grande passo di aprire la partita IVA, io che ero sempre stata dipendente (co.co.co, co.co.pro, ma pur sempre stipendiata da qualcuno). Eppure è così e mi rendo conto che l’ultimo anno è stato molto formativo sotto molti punti di vista: ancora ricordo la paura iniziale di non farcela, di non trovare clienti, di non sapere gestire la contabilità. Ho capito nel tempo che sono sensazioni comuni a molte persone e credo di non essere stata l’unica a cercare freneticamente online testimonianze di altri freelance che mi rassicurassero dicendomi “si può fare!”.

Questo post, che esula da quelli di viaggio cui siete abituati e che assomiglia molto alla voglia di raccontare qualcosa di me e del dietro le quinte che emergeva più spesso in passato su questo blog, raccoglie la mia storia dell’ultimo anno da freelance e si chiude con le 10 cose che ho imparato sulla mia pelle e che ho raccontato alla Fuckup Nights a Firenze ieri sera.

Le Fuckup Nights sono un movimento globale nato nel 2012 a Città del Messico e partono dalla convinzione che si impara di più da esperienze fallimentari che da storie di successo. Gli ideatori hanno iniziato a organizzare incontri per celebrare storie di imprese e progetti falliti e finora le Fuckup Nights hanno coinvolto oltre 100.000 persone in 245 città di 78 nazioni con 2.500 storie in 27 lingue diverse.

Questa è la mia storia, la stessa che ho raccontato di fronte alla platea della Fuckup Nights di aprile a Firenze. Credo sia importante condividerla per almeno un paio di motivi: il primo è perché la mia è una condizione comune a molte donne e voglio che si inizi a infrangere qualche tabù, il secondo è perché spero che vi lasci qualcosa e che vi trasmetta quell’energia positiva che non mi abbandona mai.

Appunti da Fuckup Nights

Mi chiamo Serena Puosi, ho 33 anni e da due anni sono anche la mamma di Anita. Per riassumervi in brevissimo tempo la mia vita, vi dirò che da sempre amo il mondo delle parole: scritte, lette, scarabocchiate, in tutte le lingue del mondo. Amo anche le parole non dette e quelle che scegliamo con cura. Alle elementari mi fingevo giornalista e redigevo giornali di cronaca locale che poi provavo a vendere ai miei parenti: l’amore per la scrittura è rimasto, mentre quello per gli affari è scemato nel tempo.

Quando si è trattato di decidere cosa studiare all’Università ho scelto scienze della comunicazione, buttandomi in qualcosa di abbastanza nuovo, dai contorni sfocati e dal futuro incerto. Questo mi ha fatto capire che, pur di essere coerente con me stessa e le mie inclinazioni, ero disposta ad abbracciare l’incertezza di un corso di laurea nebuloso e senza sbocchi certi. Ho sempre studiato con curiosità e costanza e, quando mi sono laureata, il professore che aveva seguito la mia tesi mi ha detto che stavano cercando una persona che si occupasse dei master e così sono entrata in ufficio a due mesi dalla laurea per fare un lavoro che ritenevo noioso e poco creativo, ma che mi permetteva di iniziare a lavorare.

Passavo buona parte del mio tempo libero a coltivare la mia passione per la scrittura attraverso il mio blog personale, Mercoledì tutta la settimana, nato per raccontare giorno per giorno il mio Erasmus a Lisbona. Nel frattempo mi iscrivevo a tutti i social in circolazione e cominciavo a partecipare ai primi blog tour per promuovere vari territori. Un bel giorno ecco il concorso che fa per me: a Firenze, nella redazione del portale turistico della Regione Toscana, cercavano un copywriter e social media manager e mi sono presentata ai colloqui con uno stato d’animo che non avevo mai provato prima, mi sentivo proprio nel posto giusto al momento giusto.

Dopo pochi giorni ecco l’esito: mi avevano assunto! Cominciai così a fare il lavoro che ritenevo il più bello del mondo, ero al settimo cielo. Dovevo scrivere della mia amata Toscana, girarla in lungo e in largo in cerca di storie da raccontare, postare sui social tutto l’amore che avevo per la mia terra e per di più tutto in inglese, cosa che ti fa sentire anche molto figo. Se a queste soddisfazioni lavorative aggiungiamo che stavo attraversando anche un momento molto positivo dal punto di vista sentimentale… beh, non potevo che essere felice.

Credevo che questa felicità sarebbe durata in eterno nonostante i contratti sempre di sei mesi o di massimo un anno, nonostante i co.co.pro. senza nessun diritto. Mi sentivo felice nonostante le sveglie antelucane e le quattro ore di spostamenti quotidiani in treno, nonostante il lavoro senza sosta, nonostante la maggior parte delle idee che proponessi venissero bocciate. Mi sentivo felice anche quella mattina in cui andai a comunicare ai piani alti che ero in dolce attesa.

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Ma si sa, niente è eterno e, anche se era da tempo che avevamo allertato i sindacati per stabilizzare la posizione lavorativa mia e del mio team di lavoro – tutti precari – con la scadenza del contratto non arrivò nessun rinnovo e nel frattempo la mia pancia era entrata nel sesto mese di gravidanza.

Non ero stata licenziata perché ero incinta, ma ero rimasta a casa per un mancato rinnovo del contratto, con le promesse mai mantenute che le cose si sarebbero risolte per il meglio, questione di tempo. Ho passato gli ultimi mesi della gravidanza tra Skype call con i miei ex colleghi e viaggi al patronato per capire se e come potevo esercitare i miei diritti.

Mi hanno salvato lo yoga, le camminate all’aperto per schiarirmi le idee, il confronto con le persone che si erano ritrovate nella mia stessa situazione, il mio eterno ottimismo, l’avere accanto un compagno che si è sempre preso cura di me e che non mi ha mai fatto pesare neanche per un istante il fatto che per un periodo fosse l’unico a portare i soldi a casa. Mi ha aiutato tanto la prospettiva con cui guardavo le cose: non ho mai pensato alla mia storia in termini di fallimento, piuttosto come a un nuovo inizio, avevo solo bisogno di tanto coraggio.

In concomitanza con la nascita della bambina è uscito il bando per il posto che avevo ricoperto per i tre anni e mezzo precedenti, solo che adesso c’era l’obbligo di lavorare in ufficio con un orario fisso, inconciliabile col mio vivere in Versilia e con le esigenze di una neonata. Non mi sono presentata al concorso, il mio posto di copywriter e social media manager è stato ricoperto da un’altra persona.

Piano piano ho abbandonato l’idea che sarei voluta tornare a lavorare lì, ma devo ammettere che alcuni fantasmi continuano a tormentarmi, come ad esempio il non capacitarmi di come la mia fosse una presenza come un’altra in quell’ufficio: c’ero stata io, ma poteva benissimo essere un’altra persona, i rapporti umani non contavano più di tanto.

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Quando mia figlia Anita ha compiuto tre mesi ho ricominciato a scrivere, quando aveva un anno ho aperto la partita iva e ho coinvolto Daniela, una ragazza che conoscevo da poco ma con cui mi ero trovata subito bene, in una nuova impresa: volevo che nella mia terra, la Versilia, si capisse il valore della buona comunicazione, che venisse preso seriamente il lavoro di social media manager e volevo veramente fare la differenza.

Insieme a Daniela abbiamo messo insieme Social Destination Versilia, unendo le nostre capacità e dando vita a un’impresa da zero. Ci occupiamo di gestione dei social media di piccole e medie aziende, di scrittura per il web e di formazione in ambito social. Non è stato per niente facile perché gli inizi sono sempre tosti, però le soddisfazioni che stiamo avendo ci ripagano di tutta la fatica e sono sicura che sarà sempre meglio. Il resto della storia la sto scrivendo ogni giorno…

 

Al di là della mia personale esperienza, ho messo per iscritto le 10 cose che mi sento possano dare un valore aggiunto al post perché le trovo universalmente valide e mi hanno aiutato tanto in questi mesi. le ho raccolte nel tempo, appuntandomele bene in testa per non perdere la bussola, per darmi forza e coraggio nei momenti di sconforto.

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Vuoi iscriverti alla prossima Fuckup Nights all’Impact Hub di Firenze? L’ingresso è gratuito, l’iscrizione obbligatoria qui.

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2 Comments

  • Reply Paola aprile 13, 2018 at 7:14 pm

    Brava Serena, sei veramente un esempio di donna da seguire: per la tua tenacia, intraprendenza, fiducia in te stessa e ottimismo. Continua sempre così

    • Reply Mercoledì aprile 14, 2018 at 6:00 pm

      Grazie Paola! Mi sembra che anche te non sei da meno! 😉 Sei molto carina, grazie.

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