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Kyoto in quattro giorni: un itinerario e informazioni utili

maggio 8, 2018
kiyomizudera

Durante il nostro viaggio di 15 giorni in Giappone una tappa imprescindibile era Kyoto e non nascondo che avevo altissime aspettative sulla città. Se avessi dovuto stilare una lista dei desideri su cosa vedere in Giappone, Kyoto era assolutamente in cima alla mia lista. In questo post vi racconto come ci siamo organizzati per quattro giorni a Kyoto, tra sorprendenti bellezze e qualche piccola delusione.

La prima cosa da dire, a mio parere, è che dedicare meno di tre o quattro giorni all’antica capitale del Giappone sarebbe un vero peccato: noi siamo rimasti cinque notti (un giorno intero lo abbiamo dedicato a Nara) e mi è sembrato di correre e di voler vedere ancora di più. Sicuramente in quattro giorni non l’ho vissuta con tutta la calma che merita, però è già una buona infarinatura. Qui vi racconto i nostri quattro giorni a Kyoto, ma se non vi basta potete approfondire su VadoInGiappone.it con molte curiosità anche su Kyoto.

Kyoto in quattro giorni: il primo giorno

Informazioni generali (trasporto e alloggio)

Siamo arrivati a Kyoto da Hiroshima col treno Shinkansen, partendo con calma e affrontando in tutta comodità il viaggio di tre ore scarse. L’impatto con Kyoto è stato abbastanza spiazzante perché la stazione dei treni è qualcosa di indescrivibile, un enorme città fagocitante che si eleva per molti piani in architetture futuristiche. Il nostro alloggio non era distante dalla stazione, ma avendo i bagagli abbiamo deciso di spostarci in autobus, cominciando a prendere confidenza col sistema di trasporti locali.

A Kyoto, infatti, la metropolitana non è capillare come a Tokyo e qui conviene spostarsi in autobus, a meno che non preferiate la bicicletta (ma nel nostro caso la stagione non lo permetteva). Ho capito ben presto che le distanze sono grandi tra le varie cose da vedere in città e non sempre è agevole spostarsi in pullman. Questo perché, nonostante usassimo Google Maps, alcune fermate erano indicate solo in giapponese e non sempre ci abbiamo capito qualcosa… per fortuna i giapponesi provano sempre ad aiutarti!

Non ho ancora capito qual è la zona perfetta per alloggiare a Kyoto: la città è talmente grande (non so perché ma non me l’aspettavo) che dovunque si scelga di alloggiare sei comunque distante da qualcos’altro. Noi abbiamo scelto la Guest House Parkside Umekoji per l’ottimo prezzo (circa 40€ a notte per tutti e tre), la vicinanza con la stazione centrale e per lo spazio, cosa affatto scontata in Giappone. Secondo me un’alternativa valida ma più costosa è alloggiare in zona Gion, in modo da avere moltissime scelte per la cena.

kyoto

Cosa vedere

Dopo esserci sistemati in appartamento, siamo andati a visitare il Castello Nijō ma devo ammettere che abbiamo scelto a caso perché a Kyoto c’è veramente l’imbarazzo della scelta delle cose da vedere. Una cosa importante da tenere a mente è che la chiusura dei vari templi è abbastanza presto, tra le 16 e le 17 nella stagione invernale, quindi calcolate bene gli spostamenti.

Il Castello Nijō è patrimonio mondiale dell’Unesco e risale al 1600. Più che di un castello, si tratta di una residenza dello shogun fatta da più edifici e circondata da giardini e da un fossato. Dopo essere entrati dalla monumentale porta d’ingresso, si entra nel primo edificio, ci si tolgono le scarpe e si cammina nelle stanze con i cosiddetti “pavimenti dell’usignolo”, così chiamati per il rumore che producono calpestandoli che aveva lo scopo di proteggere lo shogun da attentati. Fanno davvero quel rumore, provare per credere! Anche i giardini sono molto ben curati e credo che in primavera diano il meglio con i vari alberi in fiore.

Per la cena abbiamo scelto la stazione di Kyoto per provare il ramen pescando tra uno dei moltissimi ristoranti del 10° piano, interamente dedicato a questa pietanza tipica giapponese. Cari amici vegetariani, sappiate che io il ramen senza carne l’ho cercato senza esito.

Castello Nijō

Kyoto in quattro giorni: il secondo giorno

Come vi dicevo, Kyoto è molto grande e i suoi punti di interesse sparsi: per questo l’ideale è scegliere una zona da visitare e concentrarsi su quella. Noi per questo secondo giorno, il primo pieno a Kyoto, ci siamo dedicati alla zona di Higashiyama Sud. Purtroppo il maltempo ci ha rovinato un po’ lo spettacolo, ma c’è talmente un’elevata concentrazione di bellezza che rimane comunque la poesia.

La nostra prima tappa è stara al famoso tempio Kiyomizu-dera, ovvero quando si dice cominciare con il botto! Il tempio Kiyomizu-dera, infatti, è stato dichiarato patrimonio dell’UNESCO e ha ricevuto la nomination per essere inserito tra le Nuove Sette Meraviglie del Mondo. Oltre ai turisti, ho trovato moltissimi giapponesi che si recano qui per bere l’acqua della cascata Otowa perché si pensa che la sua acqua abbia delle virtù terapeutiche e che porti fortuna. Il complesso è stupendo e si staglia su un panorama avvolgente di Kyoto, risaltando nel rosso delle pagoda e delle altre strutture. Vorrei tanto avere un teletrasporto e trovarmi lì in un assolato giorno di primavera per godermi appieno lo spettacolo.

kiyomizudera

Nelle vicinanze del tempio si trova una zona molto caratteristica di Kyoto, con Ninen-zaka e Sannen-zaka, due vie antiche con negozi di legno e pavimentazione e scale in pietra. Qui sembra di essere catapultati in un’altra epoca e ha tanto fascino che anche le giapponesi vestite con splendidi kimono si facevano fotografare davanti alle case di legno. Queste due vie pullulano di negozi di souvenir, sale da tè e locali per mangiare: difficile resistere alla tentazione di comprare tutto!

Prima dell’ultima tappa della giornata al tempio Shoren-in siamo passati per altri templi ma in maniera molto veloce e faccio difficoltà a ritrovare tutti i nomi (figuriamoci se mi sono rimasti in mente in giapponese!). La cosa più semplice da fare è seguire il percorso che da Ninen-zaka e Sannen-zaka porta al tempio Shoren-in: non sarà difficile accorgervi di quante fermate intermedie potreste fare. Devo ammettere che è stato un caso che siamo entrati al tempio Shoren-in, ricordo perfettamente che eravamo bagnati fradici e non aveva smesso un secondo di piovere, quindi questo aveva reso più difficoltosa la visita. Eravamo stanchi, ma abbiamo deciso di fare un ultimo sforzo: ripagatissimo direi!

shoren-in-kyoto

Il tempio Shoren-in è uno di quei luoghi che si prestano alla meditazione: il silenzio (prima di Anita!) regna sovrano, l’acqua scorre tra sassi e giardini, le vetrate che danno sul verde invitano al raccoglimento, i tatami sul pavimento sembrano volerti dire di rallentare e fermarti un po’ lì in contemplazione. È un posto che porterò sempre nel cuore.

Raccogliendo le ultime forze della giornata ci siamo concessi una cena a base di sushi a Pontocho ed è qui che è scattata un’altra magia: dopo cena ci siamo addentrati per i vicoli stretti e ho visto alcune maiko in abiti tradizionali, stupende! Pontocho, perfetta per una passeggiata serale, è una lunga strada che costeggia la riva occidentale del fiume Kamo-gawa. Qui non circolano macchine e sono vietate costruzioni moderne e insegne al neon: in pratica sembra di fare un salto temporale nel Giappone del secolo scorso sotto la luce delle classiche lanterne giapponesi. Da non perdere!

pontocho

Kyoto in quattro giorni: il terzo giorno

Il terzo giorno a Kyoto è stato all’insegna della zona di Higashiyama Nord: preparatevi, perché è un concentrato di bellezze. Abbiamo cominciato con il tempio Nanzen-ji che è considerato uno dei cinque migliori templi zen di Kyoto. È immerso nel verde, non è affollato di turisti e potete incappare in dei monaci buddisti in preghiera, davvero molto suggestivo. C’è anche un acquedotto e un bel giardino da visitare a pagamento.

Nanzen-ji

La distanza tra il tempio Nanzen-ji e la prossima tappa, il tempio Ginkaku-ji, la abbiamo percorsa sulla famosa “passeggiata del filosofo”, che se devo dirla tutta in inverno perde un po’ di magia con i ciliegi spogli. Se avete tempo potete fermarvi a metà strada a visitare il piccolo tempio nascosto Honen-in, ma noi l’abbiamo saltato.

passeggiata-del-filosofo

Il tempio Ginkaku-ji, anche detto tempio d’argento, è una delle tappe imperdibili di chiunque a Kyoto. Anche se oggi di argento sul tempio non ce n’è neanche un grammo, vale la pena visitarlo per la meticolosità con cui sono curati i suoi giardini zen (c’era un addetto che raccoglieva le foglie con le pinzette!) e per la pace che vi si respira. Se viaggiate con bambini piccoli, abbandonate il passeggino all’ingresso perché noi abbiamo fatto una faticaccia immane.

ginkaku-ji-giardino-zen

L’ultima tappa improvvisata della giornata con una corsa in autobus per non beccarlo chiuso è stata al tempio Kinkaku-ji o Tempio del padiglione d’oro. Questo posto lascia senza fiato e arrivarci all’ora del tramonto ha reso il tutto ancora più sensazionale. Avete presente quando per una vita vedete un posto in foto e vi giurate che prima o poi lo vedrete con i vostri occhi? Questo è quello che mi è accaduto con il Tempio del padiglione d’oro. Imperdibile.

kinkaku-ji

Kyoto in quattro giorni: il quarto giorno

Abbiamo spezzato la visita di Kyoto con un giorno intero a Nara, di cui vi parlerò in un altro post. Per l’ultimo giorno a Kyoto abbiamo cercato di concentrarci su tutto quello che ci era rimasto in lista da vedere, primo tra tutti il famigerato e fotogenico Fushimi Inari-taisha. Molti lo visitano sulla strada verso Nara perché è sulla stessa linea ferroviaria, altrimenti è consigliabile andarci al mattino presto per non trovare orde di turisti (è sempre aperto dall’alba al tramonto).

Il Fushimi Inari Taisha è il principale santuario dedicato al dio del riso e ognuno dei tori presenti è frutto di una donazione e su ogni singolo tori ci sono incisi i nomi dei donatori. Un simbolo ricorrente in questo santuario sono le volpi, considerate messaggere del dio Inari, e a volte sono rappresentate con una chiave in bocca. A differenza degli altri templi, qui più che le strutture sono i camminamenti a essere degni di nota poiché sono tracciati da migliaia di tori rossi che indicano la via. Il santuario è davvero immenso e potete decidere di visitarlo tutto o solo una parte (la sommità della collina si raggiunge con un paio di ore di cammino).

fushimi-inari-taisha

La seconda tappa dell’ultima giornata a Kyoto è stata al mercato Nishiki per il pranzo. Si tratta di un mercato al coperto molto grande conosciuto anche come “la cucina di Kyoto”. Qui si può assaggiare qualche prelibatezza locale e fare acquisti tipicamente giapponesi. Avrei voluto provare tutti i prodotti freschi esposti in grande quantità, dal pesce alle verdure, dalla frutta a svariati snack.

La terza tappa di questa giornata ci ha condotti alla foresta di bambù di Arashiyama, una delle più fotografate del Giappone. Come ho già avuto modo di dire, per me questa è stata una piccola delusione: arrivarci è abbastanza complicato, la fama del posto ha fatto sì che dietro a ogni canna di bambù ci fosse qualcuno con un selfie-stick in mano… insomma, nessuna magia, nessuno spirito del luogo, solo molto egocentrismo. Però sono io che la penso così eh, se siete curiosi andateci.

bamboo-forest

L’ultima tappa a Kyoto l’abbiamo riservata al quartiere per antonomasia della città, Gion. Quartiere delle geishe, delle maiko (le apprendiste geishe) e delle sale da tè, Gion sembra uscita da un’altra epoca con le sue machiya, gli edifici tradizionali che racchiudono la bottega e l’abitazione in un’unica struttura. Qui dei vicoli paesaggistici hanno fatto sì che tutte le costruzioni siano rimaste com’erano nei secoli scorsi, qui la modernità sembra una cosa lontana. Gion ha un fascino unico e mi dispiace averle dedicato così poco tempo.

gion

È tempo di ripartire, purtroppo, e me ne sono andata da Kyoto pensando che non ne avevo avuto abbastanza, che la città avrebbe meritato di essere vissuta con più calma. Chissà che un giorno le nostre strade non si incrocino di nuovo.

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4 Comments

  • Reply Patrick Stephen Colgan maggio 9, 2018 at 11:13 am

    Che nostalgia di Kyoto che mi hai fatto venire, bellissimo post (e che peccato la pioggia)! La foto del Kinkakuji con quella luce da tramonto è bellissima. Per fortuna ora vado a curarla un po’ questa nostalgia 😀

    • Reply Mercoledì maggio 9, 2018 at 1:22 pm

      Queste sì che sono notizie bellissime, un nuovo viaggio da progettare per farsi andar via almeno un po’ di nostalgia!
      Grazie per aver apprezzato Patrick, il tuo commento vale doppio per me!

  • Reply Sara L’Esploratrice maggio 9, 2018 at 2:15 pm

    Lo sai che nonostante non conosca praticamente niente del Giappone, Kyoto in qualche modo è la città che mi ha sempre affascinato di più! Conoscevo solo 2/3 cose di quelle descritte ma direi che avevo ragione a farmela piacere a pelle 😊

    • Reply Mercoledì maggio 9, 2018 at 2:26 pm

      Lo stesso valeva per me! Avevo una grande curiosità di visitarla, sentivo che c’era del feeling già a distanza!

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