Mamma freak

Benvenuta Petra: cronaca dei primi giorni di vita in quattro

gennaio 28, 2019
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5 dicembre 2018: le 40 settimane canoniche della gravidanza sono scadute da tre giorni, qualche prima contrazione la mattina presto, una visita programmata in ospedale, il ricovero e uno stato d’animo da guerriera che ha accompagnato tutta quella giornata. Finalmente Petra nasce nelle prime ore della sera dopo una giornata che non dimenticherò mai, rinnovando l’amore per la vita, raddoppiando la gioia di essere madre e moltiplicando la gratitudine per un destino felice.

Il blog langue da quasi due mesi e questo dovrebbe essere sufficiente per immaginare il tipo d’impegno che richiede una neonata quando in famiglia c’è già una sorella maggiore di meno di tre anni, ma siccome non voglio che i giorni dalla nascita di Petra a oggi vadano perduti, ho deciso di raccogliere un po’ di ricordi qui, dove da undici anni a questa parte ho raccontato un bel pezzo di vita.

Le somiglianze

La prima cosa che ho fatto quando ho visto per la prima volta Petra è stata cercare le somiglianze con la sorella maggiore. Che cosa avevano in comune? Cosa le distingueva? Anche a questo giro non dormiremo per due anni? La conclusione a cui sono arrivata quella prima notte passata insieme è stata che sì, Petra e Anita si assomigliavano, ma alcuni dettagli a ben guardare erano unici, non erano due gocce d’acqua come mi ero figurata nei nove mesi precedenti. Da figlia maggiore, ho pensato che questo è uno scotto che tutti i secondi devono affrontare: l’essere paragonati a qualcuno, non avere il primato di fare per primi qualcosa, avere un’ombra che incombe sulla propria vita che può essere a volte rifugio, a volte dannazione. L’impegno che ho preso quella notte è di imparare a non fare troppi paragoni, a lasciare che la vita si manifesti per quella che è lasciandomi l’opportunità di sorprendermi.

Comincia la vita in quattro

Dopo le dimissioni dall’ospedale siamo tornate a casa e da lì è iniziata la vera vita in quattro con quel carico di aspettative e timori che accompagnano novità grandi come può essere l’arrivo di un figlio. È proprio vero tutto quello che si dice sui secondi, sulla seconda gravidanza e sull’esperienza di essere genitore in generale: avete presente tutte quelle frasi del tipo “ogni bambino è diverso dall’altro” oppure “i secondi si allevano da soli”? Ecco, tutto vero!

Ho detto che non avrei più fatto paragoni ma mi devo smentire subito, perché da primipara a mamma di due è cambiato molto dentro di me, sia come stato d’animo con cui affrontare le giornate sia come esperienza. Adesso sono molto più tranquilla, faccio passare più di due secondi tra gli urli e il prenderla in braccio, se piange ho capito che le opzioni sono limitate e non chissà quale dramma (o ha fame, o è sporca, o vuole le coccole) e sono diventata ancora più pragmatica.

Da quello che abbiamo potuto costatare finora, Petra è una bambina ben gestibile, prende il latte con voracità e si addormenta, si fa coccolare da tutti, è felice quando andiamo in giro a fare le passeggiate (che sia vero che i sagittari sono viaggiatori fin dalla nascita?). Credo che buona parte della sua tranquillità sia uno specchio del mio modo di affrontare questa nuova avventura. Mentre i primi si beccano tutta l’inesperienza, i secondi non sono più quei cosini delicati avvolti nella bambagia e sembrano più facili da gestire.

Ovviamente non è tutto facile

Sebbene Petra abbia dimostrato finora di avere un carattere pacifico, sarei bugiarda se dicessi che è tutto facile. Vi farei fare un giro da queste parti all’ora di cena: vi basti sapere che anche il nostro cane Boris preferisce uscire sul terrazzo piuttosto che stare sotto il tavolo in attesa di qualche generoso avanzo! La sera la nostra casa si trasforma in un ring e fare dei pasti rilassati è una chimera cui anelo per il 2020 o giù di lì. Con la stanchezza accumulata durante la giornata, noi siamo più suscettibili e meno disposti a mediare, le bimbe vogliono stare in braccio o piangono in coro e a quel punto cominci a rivalutare posizioni più severe rispetto alle adottate teorie montessoriane.

Anche la mattina non si scherza e a prepararne due contemporaneamente sembra di stare al circo: colazioni preparate con una mano mentre allatto la piccola, rigurgiti sui vestiti appena cambiati, litigi per quali scarpe indossare, tempi dilatati all’inverosimile. Tempo necessario per preparare le bimbe: un’ora. Tempo dedicato alla cura della mia persona: due minuti. Infatti generalmente esco di casa con vestiti che hanno visto momenti migliori o capelli acciuffati come le carampane. Confido sempre di incappare in persone clementi che capiscano il mio attuale stato e passino sopra lo sguardo liquido di sonno o il cappotto che avrebbe bisogno di una tintoria (o di un cassonetto).

Con due bimbe piccole in casa il tempo per noi adulti è ridotto al lumicino e a volte passano giorni per scambiare frasi sensate che non siano “cambi tu il pannolino”, “chi va a prendere Anita all’asilo?” o “ninna nanna ninna oh questa bimba a chi la do”. Tra le frasi di servizio a volte riusciamo a dirci qualcosa di carino o che ci fa ricordare di avere più di tre anni e allora lì scatta l’inquisizione: “cosa dicete voi due?” e ricominciamo a spiegare tutto con parole semplici, a farci il solletico sul divano, a lottare per mettere un pigiama e ci corichiamo sfiniti, esangui, per niente pronti ad affrontare l’ennesima nottata costellata di poppate e incursioni nel lettone, sognando a occhi aperti una notte lunga, pigra, avvinghiata a braccia adulte, senza piedini numero 25 conficcati nelle costole e senza pianti affamati di una neonata.

Nonostante la stanchezza e frasi incoraggianti come “complimenti, che coraggio a fare due figlie in così poco tempo!” mi voglio godere ogni istante di questo periodo. Anche quando piangono allo stesso tempo, anche quando stremati dobbiamo gestire i capricci di una e i bisogni primari dell’altra, so che questo tempo non ritornerà, che le mie figlie piano piano si allontaneranno da me per affermarsi come persone sempre più indipendenti e non avranno più questo bisogno incondizionato di me. Probabilmente quando loro saranno grandi e noi invecchiati ripenseremo a questi anni con nostalgia, cancelleremo le parti impegnative della storia e rimarrà soltanto uno sconfinato amore che – sono sicura – non farà che crescere ogni giorno di più.

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4 Comments

  • Reply Giovy Malfiori gennaio 28, 2019 at 4:52 pm

    Che bello leggerti così mamma Sere. Ti si addice alla grande.

    • Reply Mercoledì gennaio 29, 2019 at 2:13 pm

      Grazie Giovy, ti abbraccio e spero che un giorno potrai incontrare le mie piccole.

  • Reply Mary gennaio 29, 2019 at 5:18 am

    Ciao serena. Sto per partire in India. Volevo regolarmi con i soldi. Dici è meglio portare euro e cambiare lì? Ci sono le possibilità di farlo? Carta di credito è bancomat si possono usare. Per 10 giorni secondo te quanti euro servono fra pranzi e cene? E cose varie acqua qual he suvernier. Grazie attendo risposta.

    • Reply Mercoledì gennaio 29, 2019 at 2:15 pm

      Ciao Mary,
      ho letto la tua email e il tweet ma sono un po’ indietro con le risposte, ti chiedo un attimo di pazienza.
      Per ora ti dico sì dollari, sì carte. Quanto portarti dipende dagli standard che vuoi, si mangia anche con pochi dollari al giorno.

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