USA

24 ore a Las Vegas: un racconto ad alto contenuto kitsch

las vegas

Una notte da leoni, Notte brava a Las Vegas, Casinò, Paura e delirio a Las Vegas sono solo una minuscola parte dei film ambientati nella città più folle del mondo e anche inconsciamente hanno contribuito a creare l’immaginario collettivo di questo posto così sopra le righe. Quando abbiamo organizzato il viaggio negli Stati Uniti sud-occidentali (o meglio, quando ci siamo fatti aiutare dagli amici Paola e Gianni di Viaggi di nozze low cost) abbiamo quindi aggiunto una notte anche a Las Vegas, Nevada, per vedere con i nostri occhi come fosse veramente questa città mitica, unica nel suo genere e sapete che vi dico… abbiamo fatto bene!

Solo in un secondo momento mi sono chiesta se avesse senso passare una giornata a Las Vegas con due bambine piccole (3 anni una e 8 mesi l’altra), rassicurata subito dal fatto che nella capitale del divertimento del Nevada la maggior parte degli hotel offre agli ospiti piscine e parchi gioco, quindi sì, nessun problema!

La Strip di Las Vegas

La tappa che ha preceduto Las Vegas per noi è stata la visita alla Death Valley (lì sì che è stato abbastanza folle andarci con le bimbe!) e poi abbiamo dormito una notte a Pahrump, un avamposto nel deserto dimenticato da Dio ma non dai giocatori d’azzardo. Quando dalla California si sconfina in Nevada cambia subito il paesaggio, non tanto per quanto riguarda la natura, ma per l’apparizione di numerosi negozi di armi e di locali pieni di slot machine.

Tra Pahrump e Las Vegas c’è poco meno di un’ora di auto in una di quelle strade americane dritte come un fuso, di quelle che rischi di addormentarti alla guida per la monotonia della lingua di asfalto in mezzo al deserto. A un certo punto poi, nel mezzo al nulla, cominciano a comparire da lontano abitazioni confuse in una foschia ondeggiante, tipo un miraggio sotto il solleone. È lì che comincia la periferia di Las Vegas, estesa per diversi chilometri prima della città vera e propria e in uno stato di totale cantiere a cielo aperto, con case tutte identiche in costruzione, ipotizzo per ospitare l’esercito di personale impiegato a Las Vegas che non può permettersi una casa in centro.

Circus Circus

L’ingresso in città è stato qualcosa di folle: io non riuscivo a staccare gli occhi dal fuoristrada che ci affiancava a ogni semaforo che aveva le ruote più alte di me e che con una sgasata probabilmente scioglieva un ghiacciaio in Antartide (macchinone rinominato Blaze, dal nome del cartone animato che piace tanto ad Anita!), Tommaso alla guida era combattuto tra il seguire pedissequamente Google Maps per non perdersi nell’intrico di strade e sbirciare i grattacieli degli hotel, un susseguirsi di architettura e folle sfarzo, cartelloni pubblicitari e montagne russe tra i palazzi.

Finalmente siamo riusciti a trovare l’hotel – il Circus Circus – senza troppa difficoltà e mentre Tommaso si riprendeva dalla magnificente accoglienza di Las Vegas, io andavo a fare il check-in in questa struttura che conta la bellezza di 3.774 stanze… mi ci viene da ridere solo a pensarci! Il check-in aveva una coda lunga come a Gardaland nei giorni di punta, e in effetti tutto qui ricorda un parco giochi… lo è in effetti. L’attesa è stata meno lunga del previsto grazie all’efficienza robotica del personale dell’hotel e la prima cosa che abbiamo fatto una volta che ci siamo impadroniti della nostra stanza identica alle altre 3773 è stata metterci il costume e fiondarsi all’acqua park dell’hotel.

Circus Circus

–>  Se cerchi un posto per dormire a Las Vegas dai un’occhiata a questi hotel.

Sì perché a Las Vegas la parola d’ordine è divertimento, e se non puoi o non vuoi dilapidare un patrimonio alle slot machine puoi comunque godertela tra parchi acquatici, piscine e altre amenità che contemplano il non fare niente se non spendere dei soldi. La politica a Las Vegas è questa: spendere pochissimo per la camera d’hotel (noi in quattro abbiamo speso 36€!), sperperare stipendi in cocktail a bordo piscina, shopping compulsivo negli enormi mall, ingozzarsi di cibo a ogni ora del giorno e della notte, comprare biglietti per altre attrazioni.

Tutto questo è totalmente l’opposto di ogni cosa in cui credo e che mi piace fare ma sapete una cosa? A me queste 24 ore a Las Vegas sono piaciute proprio perché è stata una sospensione della realtà, un vivere una vita completamente diversa da quella di tutti i giorni, come una piccola follia da fare una volta nella vita.

gondole a Las Vegas

Quindi cosa fare 24 ore a Las Vegas con i bambini?

Innanzi tutto ci siamo rilassati in piscina (vabbè, per quanto possibile con due bimbe piccole e in mezzo a una bolgia umana), abbiamo fatto il bagno nell’idromassaggio, mangiato e bevuto schifezze, abbiamo tirato un attimo il fiato dopo giorni di on the road sulle strade americane. Oltre a un paio di piscine e di vasche idromassaggio, il parco acquatico dell’hotel aveva anche scivoli e giochi d’acqua che Anita ricorda ancora con divertimento.

Dopo la piscina e il meritato riposo con aria condizionata (ad agosto a Las Vegas ci sono circa 45 gradi nelle ore centrali del giorno) abbiamo aspettato che la temperatura esterna fosse più accettabile (impossibile) e siamo partiti alla scoperta della città che dà il meglio di sé dopo il tramonto, quando si accende di miliardi di luci e sembra che ogni cosa possa accadere.

Per prima cosa abbiamo fatto un giro del nostro hotel, perché è questo che si fa a Las Vegas: si va da un hotel all’altro alla ricerca di stranezze e kitsch. Abbiamo comprato t-shirt sceme, girato tra corridoi rivestiti di moquette, sbirciato le persone flashate alle macchinette, immaginato come poteva essere un matrimonio a Las Vegas.

slot machine

Esclusi dai nostri divertimenti gioco d’azzardo e spettacoli, ci siamo diretti sulla Strip o Strip of Las Vegas, la “striscia” ossia la via più famosa della città chiamata in realtà Las Vegas Boulevard South. Sicuramente avete già visto in qualche foto o cartolina questo skyline: in pochi chilometri si concentrano una Parigi e una Venezia in miniatura, richiami all’Antica Roma e al medioevo, c’è l’antico Egitto e uno sfarzo condensato in pochi chilometri che non si può ammirare altrove. C’è pure un vulcano che erutta, l’attrazione preferita di Anita che continua a rammentare a distanza di tempo.

Mirage

La camminata non è lunghissima, ma ci vuole un po’ di tempo per affrontarla perché le distrazioni sono ovunque! Tutto sembra chiamarti come le sirene di Ulisse: enormi cartelloni pubblicitari, grattacieli immensi, centri commerciali, statue e architetture pacchiane. Un vero carnevale! A un certo punto ci siamo infilati nel Caesar Palace e ci siamo letteralmente persi nel centro commerciale Forum Shops, dove si trovano negozi firmati e famosi ristoranti di blasonati chef internazionali. La cosa più assurda di questo posto credo sia il cielo finto che ti ritrovi sulla testa mentre passeggi: sei al chiuso, ma sopra di te hai disegnato un cielo azzurro con le nuvole bianche… l’apoteosi dell’artificio! Oddio, anche la finta fontana di Trevi e l’enorme acquario interno al centro se la giocano quanto a kitsch…

Caesar Palace

A un certo punto ci siamo sentiti sopraffatti da tanta realtà contraffatta che abbiamo sentito il bisogno di uscire a prendere aria e vedere il cielo vero, solo che anche uscire è un’impresa, tutto è fatto per farti girare come un pesce nella boccia di vetro. È stato a quel punto che ho capito che Las Vegas può risucchiarti o crearti repulsione, quello che ho provato anche io uscendo da posti in cui gira così tanto denaro che non è ammissibile che poi fuori dalla porta ci siano tanti senza tetto a chiedere l’elemosina. È una delle caratteristiche dell’America con cui probabilmente non riuscirò mai a fare pace, ma non ci si possono nemmeno tappare gli occhi e far finta che questo aspetto non esista. Sarebbe bello un mondo in cui nessuno debba perdere la dignità per avere i diritti garantiti ma so che è un’utopia e ringrazio Las Vegas per avermi fatto anche riflettere su questo.

La testa scoppia dopo aver ricevuto così tanti stimoli: mentre tutto il resto della città si fionda a divertirsi, per noi è giunta l’ora di andare a letto. Molte persone rimangono deluse da Las Vegas o non possono tollerare i suoi eccessi: per me è stata una parentesi oserei dire formativa, un ricordo che porterò dentro per sempre.

You Might Also Like

No Comments

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.