Giappone

Hiroshima: cosa vedere in un paio di giorni e onorare la memoria

hiroshima

La storia di Hiroshima è connessa in modo imprescindibile alla bomba atomica che fu sganciata sulla città il 6 agosto 1945 e il primo pensiero organizzando il nostro viaggio in Giappone è stato se avessi voglia di includere una tappa così dolorosa. Sì perché non è mica detto che in viaggio di piacere si abbia voglia di impegnarsi e di obbligarsi a essere mentalmente attivi, invece conoscendomi so che queste tappe sono fondamentali. Sono felice di aver scelto di andarci, perché quello che mi ha lasciato non è una profonda tristezza, ma il valore enorme della memoria e la consapevolezza che solo conoscendo il passato e le sue ferite si possa costruire la pace.

Visitare Hiroshima, capitale della prefettura omonima situata nell’isola di Honshu nel Giappone sud-occidentale, oggi significa trovarsi di fronte all’evidenza che il passato non può essere cancellato e che ogni nostra scelta – anche scegliere di ricordare – può influenzare il futuro.

Durante il viaggio di due settimane in Giappone con la piccola Anita di 20 mesi abbiamo quindi incluso due notti a Hiroshima, raggiungendola da Tokyo con il treno veloce shinkansen, che ha impiegato tra le 4 e le 5 ore a raggiungere la città. Attendevo con impazienza questa tappa del viaggio non solo per la città in sé, ma anche perché avevamo prenotato un alloggio speciale: non il solito hotel, ma il World Friendship Center.

Dove alloggiare a Hiroshima: il World Friendship Center

Oltre a ospitare viaggiatori da tutto il mondo, il World Friendship Center – di cui avevo letto in un bel post di Cabiria – ha l’intento di condividere la cultura giapponese, la storia di una città che è dovuta ripartire dalle sue ceneri e promuovere un programma di pace grazie ad attività come gli incontri con gli hibakusha (i sopravvissuti alla bomba atomica) e tour guidati al Parco della Pace.

La prenotazione si fa dal loro sito attraverso un form e dalla conferma parte uno scambio di email con i direttori volontari che gestiscono per due anni il World Friendship Center, da cui avevo già capito che mi sarei trovata a casa. Non è una sistemazione comoda: rimane un po’ defilata dal centro, ha solo 4 camere con i letti futon giapponesi (quelli col materasso appoggiato su una stuoia in terra per intenderci) e il bagno è in comune sul pianerottolo, ma nonostante tutto la sceglierei ancora per il calore dell’accoglienza e per il valore delle attività proposte.

Anche il primo incontro con i responsabili temporanei della struttura, una coppia di signori americani con i figli ormai grandi, è stato degno di nota: stavamo camminando sul marciapiede dopo essere scesi dal tram preso alla stazione e probabilmente siamo stati così riconoscibili (una bambina piccola nel passeggino e carichi di bagagli) che appena arrivata a Hiroshima mi sono sentita chiamare per nome! Avevamo incrociato, infatti, i suddetti signori a passeggio, che sono quindi tornati indietro insieme a noi fino al World Friendship Center e non ho ancora capito se ci fossero venuti a cercare perché ci davano per dispersi o se è stato un bellissimo incontro fortuito.

Era già pomeriggio inoltrato, eravamo stanchi dal viaggio, e trovare qualcuno ad accoglierci in una città sconosciuta è stato molto confortante. La camera era davvero spartana, ma quel futon con un origami a forma di gru sul cuscino mi è sembrata la sistemazione più comoda del mondo. Per quella sera ci siamo concessi solo una cena seduti al bancone di un piccolo ristorante con il piatto tipico di Hiroshima, l’Okonomiyaki, che – leggo sul blog Tradurre il Giappone – letteralmente significa mettere quello che vuoi sulla piastra, e partendo dalla ricetta base, che prevede un impasto di uova, farina, foglie di cavolo e acqua, ci si può sbizzarrire con altri ingredienti, i più comuni sono pancetta o gamberetti. Quando si dice andare a letto leggeri insomma.

Cosa fare e cosa vedere a Hiroshima

La mattinata seguente l’abbiamo interamente dedicata alla storia di Hiroshima, iniziando con un incontro organizzato al World Friendship Center con Soh, un sopravvissuto alla bomba atomica (hibakusha in giapponese). A distanza di più di due anni da quell’incontro non ho ancora dimenticato la compostezza di quell’uomo ormai ottantenne, la sua dignità nel raccontare una storia di un dolore indicibile con la schiena dritta e gli occhi pieni di speranza. Sono rimasta affascinata dal modo in cui, nonostante sia stato testimone di uno degli episodi più dolorosi del secolo scorso, le sue parole fossero cariche di fiducia nel mondo. Alla fine dell’incontro ci ha voluto lasciare un dono per Anita: una paperetta intagliata da lui stesso nel legno con le ruote e un cordino per tirarla, un gioco di altri tempi che mi sorprendo a osservare in casa con commozione quando le mie bimbe la prendono per giocarci.

Museo memoriale della Pace

Soh ci ha accompagnato con la sua utilitaria dalle forme squadrate fino in centro, per salutarci davanti al Museo memoriale della Pace, tappa obbligata del viaggio a Hiroshima, all’interno del Parco della Memoria. Del museo si legge sul sito “Una sola bomba atomica ha ucciso indiscriminatamente migliaia di persone, distruggendo profondamente e alterando le vite dei sopravvissuti. Attraverso gli oggetti rimasti appartenuti alle vittime, manufatti bombardati, testimonianze dei sopravvissuti, l’Hiroshima Peace Memorial Museum mostra al mondo gli orrori di natura disumana delle armi nucleari e diffonde il messaggio Mai più”.

La mostra permanente inizia con informazioni introduttive come un modello in scala di Hiroshima con una palla rossa sospesa sopra la città a indicare il punto esatto della deflagrazione, una sezione sui pericoli delle armi nucleari e sulla storia di Hiroshima e continua con l’esposizione di oggetti personali lasciati dalle vittime, foto, immagini e altri reperti raffiguranti il disastro della bomba atomica e ciò che è accaduto il 6 agosto 1945. Ci sono testimonianze video dei sopravvissuti alla bomba atomica e altre mostre temporanee. La parte che ho accusato di più è stata quella dedicata agli oggetti dei bambini: non riuscivo a trattenere le lacrime e non volevo piangere davanti a mia figlia perché non avrei saputo come spiegarle tanto orrore (qui sotto vi metto la foto del famoso triciclo carbonizzato dalla bomba atomica per farvi capire di cosa parlo).
Per le informazioni pratiche sul museo vi rimando al sito ufficiale (in inglese)

Parco della Pace

Si esce dal Museo memoriale della Pace un po’ frastornati e viene naturale proseguire la visita nel Parco della Pace che si trova subito all’esterno, anche se ammetto che i miei ricordi di questa parte del viaggio sono un po’ appannati da un velo di tristezza. L’Hiroshima Peace Memorial Park, aperto tutto l’anno e a ingresso libero e gratuito, sorge proprio nei pressi del Museo memoriale della Pace ed è dedicato alle preghiere per la pace nel mondo. Ne fanno parte l’A-Bomb Dome, il cenotafio per le vittime del bombardamento progettato dall’architetto Kenzo Tange e il Monumento alla pace dei bambini.
Il Parco della Pace, che si estende per oltre 120.000 metri quadrati di prati, alberi e monumenti alla memoria, era un tempo il cuore politico e commerciale della città, da cui la scelta di centrarlo come bersaglio per lo sgancio della bomba atomica.

Hiroshima Peace Memorial Park

I monumenti del Parco della Pace

Tra i monumenti che compongono il Parco della Pace, la mia attenzione è stata subito catturata dal Cenotafio per le vittime della bomba atomica, un monumento di cemento che commemora le vittime della bomba atomica sganciata sulla città nel 1945. Il progetto è dell’architetto Tange Kenzo e la forma simboleggia un riparo per proteggere dalla pioggia le vittime elencate al centro del cenotafio.Un epitaffio recita: “Riposa in pace, perché l’errore non deve essere ripetuto” ed è frequente vedere giapponesi raccolti in preghiera che vengono a rendere omaggio alla memoria, in particolare il 6 agosto, anniversario della tragedia, quando si tiene una cerimonia commemorativa.

Non lontano dal Cenotafio si trova un altro monumento, il Children’s Peace Monument (Monumento alla pace dei bambini di Hiroshima) per commemorare tutti i bambini morti a causa della bomba atomica. A simboleggiare tutti i bambini è stata scelta la storia della piccola Sadako Sasaki, sopravvissuta al bombardamento ma colpita da leucemia a causa delle radiazioni e la statua si erge sulla sommità del monumento, circondato da lunghe file di origami a forma di gru. Secondo un’antica leggenda giapponese, infatti, chi fosse riuscito a creare mille orizuru (origami a forma di gru) avrebbe potuto esprimere un desiderio e nel caso di Sadako era guarire, cosa che purtroppo non è avvenuta.

A-Bomb Dome o Memoriale della pace di Hiroshima

Infine, prima di lasciare questa zona della città, non si può fare a meno di recarsi al simbolo indiscusso della bomba atomica, la cupola della bomba atomica (Genbaku Dome), l’unico edificio nei pressi dell’esplosione a non essere stato spazzato completamente via. Si tratta dei resti della struttura in acciaio della cupola, è stato inserito dal 1996 nella lista dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO e non ci si può avvicinare all’edifico (o meglio, a ciò che ne rimane) ma solo osservarlo dalle recinzioni. La scelta di lasciarlo lì sventrato, nelle condizioni in cui fu ridotto quel giorno, è il più potente monito per il futuro.

Altre cose da vedere a Hiroshima

Il pomeriggio lo abbiamo dedicato all’isola di Miyajima, di cui vi lascio il post completo.

Leggi il post “Isola di Miyajima: viaggio onirico nel Giappone da cartolina

In alternativa, ci sono ancora molte cose da fare a Hiroshima per le quali noi non abbiamo avuto tempo, ma fermandovi più tempo potrebbero interessarvi. Ecco un elenco:

  • Hiroshima Downtown e Hondori Street, una galleria pedonale chiusa al traffico e fiancheggiata da negozi e ristoranti;
  • il castello di Hiroshima, a volte chiamato il castello della carpa, è una ricostruzione dell’originale del 1589, dopo che è stato raso al suolo nel 1945 dalla bomba atomica. Ha cinque piani, giardini circondati da un fossato e un santuario;
  • il Giardino Shukkeien con alberi, sentieri, piccole montagne, valli, laghetti e sale da tè.

Si conclude qui il viaggio a Hiroshima, da cui poi abbiamo raggiunto Kyoto con meno di tre ore di treno. Col senno di poi, sento di aver fatto la giusta scelta includendola nel nostro itinerario di viaggio, visitare questa città è qualcosa che non si dimentica e dovremmo ogni giorno, con le nostre azioni, onorare la pace.

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2 Comments

  • Reply Stella 8 Settembre, 2020 at 1:52 pm

    Veramente non capisco che non ci sia nemmeno un commento … a me ha colpito questo post; ho imparato qualcosa e ti sono gratta

    • Reply Mercoledì 8 Settembre, 2020 at 2:55 pm

      Ciao Stella,
      grazie per il tuo commento!
      Sapere di esserti stata di ispirazione mi fa molto piacere.
      Da qualche anno molti commenti si sono spostati sui social e i commenti sul blog spesso rimangono vuoti, anche se qui rimangono più a lungo rispetto a Facebook o Instagram.

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